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martedì 19 marzo 2019

Giganti che invecchiano (chi bene chi male) - 22 marzo ore 20.30 garageradio.eu

Una delle cose che negli ultimi 20 anni è risultata evidente è che i grandi dell'hard rock non stavano invecchiando tutti nello stesso modo. Musicalmente e non solo.
Le vicende anni 80 dei Black Sabbath e di Tony Iommi hanno finito per lasciare un'impronta durata 25 anni, per esempio.
Lo stesso Iommi ha avuto occasione di raccontare come il breve periodo di Ian Gillan con i Black Sabbath sia iniziato con incontro al pub per parlarne che si trasformò in una chiaccherata-bevuta con entrambi finiti sotto il tavolino. Il prodotto ultimo di quella sbronza fu Born Again, ma il rapporto tra il riff maker per eccellenza e Gillan è rimasto, fino a riemergere una decina di anni fa con WhoCares.
La storia stortissima di Seventh Star, nato come disco solista di Iommi con Glen Hughes alla voce e rietichettato Black Sabbath dalla casa discografica finì con un tour dei Sabbath con Hughes alla voce che mollò dopo poche date: troppo immerso in droghe e alcol per andare avanti. Eppure da lì nell'arco dei successivi 20 anni sono venute fuori alcune delle migliori cose fatte da Iommi (e da Hughes). E' abbastaza toccante sentire Hughes in interviste vecchie di qualche anno che dice "Considero Tony come un fratello".

Se dovessi pensare all'esatto opposto di tutto ciò, mi viene da pensare a David Coverdale. Sono passati 40 anni dall'uscita di Love Hunter e se si vuole avere una fotografia del decadimento dell'uomo basta guardare l'istantanea offerta l'anno scorso da The Purple Album.  Avvilente.




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