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Visualizzazione post con etichetta Live report. Mostra tutti i post
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domenica 14 luglio 2024

PUNKFEST, LUXOR LIVE, ARNHEM, 14/07/24


Andare a un mini festival del genere ad Arnhem con una t-shirt dei CCM... E già all'esterno del Luxor Live un punk olandese 50enne indica la maglietta dicendomi "Nice shirt". Lui ne ha una di Screams from the gutter dei Raw Power. "Yours too!", rispondo. Questo sarà un po' un leit motiv del pomeriggio. Ad un certo punto mi ritrovo a chiaccherare con un tipo che ai tempi organizzò qualche concerto ad Amsterdam per la band, un altro paio che mi dicono che li hanno visti molte volte sia in Olanda che in Germania, un altro che mi chede che fine abbia fatto Syd. Tutti old timers, chiaro. Una cosa molto scena anni '80. Una scena che era internazionale e in cui i gruppi italiani godevano di un grande rispetto.

Ora che gli Impact saranno definitivamente sciolti probabilmente gli Eu's Arse (primo ciclo '81-'85) resteranno l'unica testimonianza di esistenza in vita della fase 82-84 dell'hc italiano, quella rumble & clatter (e slogan) - detto con affetto.. 

 

Solo che, come per gli Impact, a questo giro è suonata precisa e con un buon suono, cose che all'epoca erano piuttosto rare. Diciamo pure che quanto a suono quello offerto dal Luxor ai tempi si poteva solo sognare, anche se forse le chitarre non escono al meglio. 

https://www.facebook.com/100000804356484/videos/470032312411772/

Il set riesce comunque massiccio e compatto, mandato avanti dal motore inarrestabile di Bone alla batteria, con Richard che è un frontman perfettamente in tono. Eu's Arse riescono a far muovere la gente sotto il palco, che non è poco. Il pubblico si muoverà di più con i Varukers, ma non sono un fan del gruppo. L'aereo dei Disorder è in ritardo così ci sarà qualche rimaneggiamento nell'ordine dei gruppi. La band successiva sale sul palco: "We are Subhumans". E per 40 minuti vorrei avere 30 anni di meno per gettarmi nella mischia. Il pit-meter con i Subhumans arriva al fondo scala, si vedono pure un paio di tuffi dal palco. Scorrono i pezzi di buona parte di The Day The country died e qualche brano più recente (99% da Crisis Point, per sempio). Il set dei Subhumans è clamoroso. Sono 40 anni che volevo vederli dal vivo e mi chiedo cosa dovessero essere negli anni '80. Dopo di loro i Neuroot, trio locale attivo sin dai primi eightes, appaiono molto rocciosi e basta. Finiranno il loro set offrendo come bis una cover di We Are The Road Crew

Quando arrivano i Disorder sono circa le sette e mezzo. Seguo un terzo del loro set, poi saluto e mi dirigo verso la stazione, perché ho 2 ore di viaggio con due coincidenze e non voglio rischiare di dormire in una stazione, che non ho più l'età. Perdermi i Napalm Death non è una tragedia.



venerdì 14 giugno 2024

GBH, MAASTRICHT 13/6/2024

Quando arrivo al Muziekgieterij i This Means War hanno già cominciato a suonare. Il concerto è nella sala piccola, che comunque ha una capienza sulle 300 persone (evidentemente le prevendite non sono andate benissimo). I This Means War sono un gruppo belga proveniente da Malle, vicino ad Anversa. Parlano fiammingo con il pubblico e immagino che al di là dell'accento nella comunicazione non ci siano problemi di sorta. Fanno un punk molto anni 90, gradevole, ben suonato, tutto qui.


Quando si monta il palco dei GBH la sala si è riempita del tutto. Con i GBH non sapevo bene che aspettarmi, non avendoli seguiti da dopo City Bay's Revenge e sono rimasto piacevolmente colpito. Siamo nell'area del geriatric punk? Più o meno ma il pubblico va dai 20 ai 60 anni (ad occhio età media 40) e  lo show inizia e fila ad alta energia, senza annoiare. Di base rock'n'roll supercaricato finché non si arriva ai classici dei primi due lp, e allora il pit esplode. Forse è questo il motivo per cui i GBH sono stati per molti che venivano dal metal uno dei primi punti di contatto col punk, le basi rock'n'roll della band, che la setlist di oggi permette di ritrovare anche nei pezzi del primo periodo. Sick Boy, Knife Edge, Gunned Down... Colin quando presenta la band dice che vengono da Birmingham, come i Black Sabbath, ma loro non fanno War Pigs - e parte Wardogs. Non manca I am the Hunter, ma anche Momentum ottiene una robusta risposta dal pubblico.

Purtoppo gli anni si fanno sentire, e a 3/4 della setlist Colin dava segni evidenti di stanchezza. Gli ultimi due pezzi della setlist ufficiale sono ovviamente City Baby Attacked by Rats e City Baby's Revenge. Quando Colin scompare dal palco il pubblico chiede a gran voce il bis, che alla fine arriva. Il primo dei bis è Timebomb, ma è quendo Colin annuncia il secondo l'entusiasmo del pubblico arriva a livelli fuori, e parte una loro cover di Bomber. Il gruppo lascia il palco tra le acclamazioni del pubblico. Bella serata.


 


domenica 3 marzo 2024

THE CHISEL, SCOWL, MADBALL - REBELLION TOUR MAASTRICHT 3/3/2024

 

Per essere precisi c'erano anche The Young Ones, Mindwar, Sunami, The Chisel, Scowl. E sempre per la precisione io sono arrivato verso le 6 dei pomeriggio ed ero lì prevalentemente per gli Scowl, ma ho cominciato con The Chisel. Una band con una propensione a ritrovarsi in risse (parole del cantante, e gli credo sulla parola). The Chisel hanno cominciato con pezzo che mi ricordava RKL, poi un'altro che mi rammentava i Jerry's Kids e poi con un anthem street punk. Poi altre cose mi ricordavano gli Stupids, gli Snuff e gli Spermbirds. Al che mi sono detto "Questi hanno la loro personalità, sono esageramente divertenti e tutta questa roba semplicemente la hanno nel proprio DNA". Nota bene: il bassista degli Scowl aveva una t-shirt dei The Chisel, Freddy dei Madball ne indossava una anche lui e ha dichiarato dal palco che sono il suo nuovo gruppo preferito. Era da tempo che dall'Inghiterra non veniva roba potabile, in materia. A me sono piaciuti moltissimo i Mongol Horde ma, parere personalissimo, il "nuovo" Straight Edge UK di una decina di anni fa, molto pompato dalle riviste inglesi, era una discreta cagata, 

E veniamo agli Scowl. Gli Scowl sono un film molto diverso. Mi verrebbe da dire che senza i Trash Talk (apice una decina di anni fa) gli Scowl non ci sarebbero, ma sul piano strettamente musicale il linguaggio degli Scowl è decisamente più vario. Nei pezzi rallentati ci sono echi di L7 e Bikini Kill, e quanto a immagine e impostazione non credo che per la vocalist Kat Moss Exene Cervenka sia una completa sconosciuta. Dal vivo sono un act esplosivo. Se The Chisel avevano avviato un mosh pit gli Scowl lo allargano e si vedono i primi tuffi dal palco. Kat Moss ha una presenza scenica composita.

Con il suo tipico vestitino ancheggia come poteva fare una spice girl trent'anni fa, salta, corre sul palco, scende tra il pubblico, tira fuori pose alla Rollins e sputa sul palco come faceva lui. Notevole.

E notevole il fatto che gli Scowl riescano a trasmettere dal vivo la propria personalità. Nel senso che la loro intenzione di non scadere nella monotonia del clichet, anche nei pezzi tiratissimi, viene fuori perfettamente anche dal vivo.

Da sentire e da vedere, anche se non penso che ci siano in programma date italiane. E poi pausa più lunga delle altre per preparare il palco e arrivano i Madball. E quanto alla reazione del pubblico le cose esplodono. Il pit si espande molto ma molto, seguendo le istigazioni di Freddy, che instancabilmente chiede allla gente di farsi sotto, di salire sul palco (ma di invasioni di palco ne ottiene solo una).

Devo dire che non sono mai stato un fan dei Madball e con l'HC metallizzato e distaccato dal punk (dai novanta in poi) non ho un buon rapporto. Ma un concerto dei Madball è qualcosa da vedere. Come ultimo pezzo hanno fatto Doc Martens Stomp e tutta la sala cantava, ma proprio tutta.

 

Quindi se non li avete mai visti prima potete avere una mezza idea di quel che succederà vicino Ferrara questa estate, a Distruggi La Bassa.






giovedì 8 febbraio 2024

ANGEL WITCH, LUCIFER, MAASTRICHT 7/2/2024

 


 

Il Satanic Panic Tour 2024 arriva a Maastricht infrasettimana, al Muziekgieterij.

Muziekgieterij è una sala da concerti/centro polivalente ospitata nella vecchia
Timmerfabriek, una ex cristalleria collocata vicino al porto fluviale commerciale, oggi monumento industriale. E' a due passi dal centro della città, ma inserire l'indirizzo nel navigatore di maps non è di grande aiuto. Quindi arrivato in zona mi sono regolato alla vecchia, guardarsi intorno per vedere se c'è fauna di un certo tipo. E infatti avvisto un chiodo con una toppa degli Obituary e lo seguo. L'ingresso è nel resede interno della vecchia fabbrica.

Al Muziekgieterij ci fanno di tutto, quanto a generi, quindi anche metal e hardcore oltre che jazz, pop, folk e quant'altro. Ma un tabellone orario sospeso al soffitto suggerisce che le coordinate fondamentali siano molto precise. 

Nello spazio concerti, ampio, siamo sui livelli alti (e quindi costosi) di palco, sistema luci, impianto. E parlo di livelli alti per gli stardard di queste latutidini, in cui anche un posto in stile squat anni 80 (The Pit, Courtrai, Belgio) quanto a suono non scherza. Quando entro sul palco ci sono i The Night Eternal, canonici fino alla noia mortale, però ogni singola nota è nitida e sento i subsonici della doppia cassa nelle viscere. Fortunatamente mi sono perso gran parte della loro esibizione. Se ne vanno e il palco degli Angel Witch viene preparato con in sottofondo il primo album dei Black Sabbath.


Ci vuole poco. Arrivano il biondo in nero con la sua Stratocaster e gli altri e occorre dire che i capelli nel flyer del tour sono quelli di 40 anni fa, però quelli attuali ancora ci sono e la figura continua ad essere quella, senza un filo di pancia, non cosa da poco, considerato il ramo in cui Heybourne lavora e che  è nei suoi 60 (la sua età è ignota).
In un niente si incomincia, e l'axeman in black spara Death from Andromeda, dall'ultimo Angel of light. Dimostrando che non solo ha mantenuto la linea, ma anche fiato e voce. Dopodiché preliminari finiti e parte Atlantis. Wow. Intramezzati a qualche brano da Angel of Light (tipo The night is calling) ci sono i pezzi del repertorio classico: Sorceress, White witch, Angel of Death. Quando Heybourne tira fuori Extermination Day e Baphomet la maggioranza del pubblico (sulle 400 unità) resta perplessa: non conoscono i pezzi. Il finale è ovviamente Angel Witch e sì, faccio il coro assieme a tutti gli altri. Confesso anche singalong sui classici e un poco di haedbanging vecchio stile, ma poco, per evitare traumi alla cervicale. Comunque cosebelle, ma sul serio.

Onestamente non sapevo proprio cosa aspettarmi dai Lucifer dal vivo. Perché sì, riguardo a loro si parla spesso di anni 70 ma da un giro su youtube c'è un'impronta, quell'impronta lì, quella del power metal nordico e di anni 70 soprattutto molte chiacchere. Invece resto sorpreso. I Lucifer, in poche parole, sono Scorpions meet Black Sabbath, dove gli Scorpions sono quelli di Tokyo Tapes e i Black Sabbath quelli dei primi 4 album. Johanna Sadonis non è esattamente una ragazzina, ma a 45 anni tiene assieme il tutto con voce e presenza scenica. Quando annuncia alcuni nuovi brani in mezzo ci sono un paio di heavy blues che ricordano molto da vicino Trapeze e soprattutto Population II di Randy Holden. E non annoiano neanche un po', con pezzi che difficilmente superano i cinque minuti.

Gran bella serata.



domenica 15 ottobre 2023

METHEDRINE, LIVE AT ROCK CAFE 14-10-23, SNEEK (PAESI BASSI)

Ho riincrociato i Methedrine dal vivo in una delle date del loro minitour europeo assieme a Circle Of Friends. La volta precedente era stata all'ex Emerson alla fine dell'estate 2020, ed erano le prime mosse della formazione a 4. Fu un set significativo (Dario dimostrò che della seconda chitarra potevano fare a meno), ma sciupato da problemi tecnici. Negli ultimi 3 anni è successo un po' di tutto, ma loro sono andati avanti, il che non è banale per un gruppo i cui elementi sono dispersi tra Veneto, Friuli e Romagna. Tra le varie cose è successo che un loro pezzo con relativo video non è passato inosservato

Il Rock Cafe a Sneek è un pub tra i tanti che affollano Marktstraat. Ad occhio e croce la cittadina  non ha una una scena (e non la ha neanche tutta la Frisia Occidentale). I Circle Of Friends fanno un punk melodico tirato e ben costruito e aprono il gig. Simpatici, gran cori, pezzi ben costruiti, senza scadere nel pop. Un set divertente.

I Methedrine li ho ritrovati con un equilibrio sonoro pressoché perfetto: hanno una sezione ritmica devastante, che però non incappa nel tranello della monotonia. Dario continua a fare un gran lavoro e l'assenza di una seconda chitarra non si nota. Come livello di potenza espressa siamo nei dintorni della reunion Upset Noise con due chitarre, e al momento la band pare saldamente piazzata in un punto a metà tra HC e metal (il che vuol dire molto più punk di tanto hardcore in cicolazione).

Posso solo augurare loro che questo sia solo il primo dei loro tour europei.

domenica 29 settembre 2019

Kina al Il Contro, Prato - sabato 28 settembre 2019



Della serie reunion che non potete perdere, Kina. Vale la pena attendere fino alle due meno un quarto di notte per vederli sul palco.
I Kina sono stati preceduti da Freitgeist, Punkistan, Angry Punx e The Alano.
Le reunion non sono cose dall'effetto scontato, ma quella del tour 2019 dei Kina è semplicemente perfetta. Dopo sei date il gruppo appare perfettamente rodato.
Aprono il loro set con Sfoglio i miei giorni e nonostante la tarda ora l'entusiasmo della gente sotto il palco è palpabile. Anche se la maggioranza di loro non era nata, quando uscì Se ho visto, se ho perso, conoscono a memoria il testo, lo cantano all'unisono, mentre parte un pit che i gruppi precedenti avevano cercato di avviare senza successo. A dimostrazione di quanto i Kina, nonostante il loro essere storia, siano attuali. Una cosa del genere l'ho vista solo con la reunion Upset Noise .
Non capita tutti i giorni.
La qualità del suono dei gruppi precedenti mi aveva fatto temere, ma il loro sound è perfetto e perfettamente bilanciato (a dimostrazione che il mestiere conta quanto l'impianto, se non di più).
L'entusiasmo del pubblico, costante durante tutto il set, diventa parossistico su Questi anni e Nessuno schema, che provoca un pogo ancora più intenso.
Se i Kina e l'hardcore italiano anni 80 hanno fatto storia un motivo c'è. E questo tour lo dimostra a chi allora non c'era.

domenica 30 settembre 2018

No More Lies al CPA (Firenze), Impact al Newroz (Pisa): due giorni, due concerti - Venerdì 5 ottobre ore 20.30 garageradio.it

Dopo aver mancato i No More Lies al CPA in primavera (problemi fecero saltare la loro presenza), alla fine li ribecco in autunno, ancora al CPA. La serata prevedeva Machete, NML, Movement e Lowlife come headliners, ma data l'ora dopo i NML ho ripreso la via di casa (hanno finito di suonare verso la una).
I No More Lies hanno attirato la mia attenzione (e non solo la mia) per il loro voler venir fuori dal sound piuttosto omogeneo che va per la maggiore come HC da un po' troppi anni, recuperando cantato in italiano, influenze Oi!, e un poco del vibe dell'hardcore italiano anni 80.



Relativamente freschi di uno split con Rebel Crew, hanno proposto una scaletta centrata su questo e sul precedente lavoro, Fuori Dal Coro. E poco da fare, il pezzi dell'lp risaltano (riescono ad attirare l'attenzione del pubblico proprio con Non Dire Mai).
La band si ritrova con una formazione stabile e ben rodata da più di un anno, dal vivo sono energici, potenti, incisivi - e il Marinaio come frontman non ha bisogno di presentazioni o commenti.

E veniamo alla serata di sabato 29 settembre al Newroz, Pisa. L'ormai tradizionale evento organizzato da Oi! Block quest'anno ha una scaletta molto mista, dal punto di vista della proposta sonora (e questa secondo me è un'ottima cosa).
Lupe Velez: ottimo garage punk dove il punk si sente, e bene, e parecchia storia dell'underground della zona nella formazione (al basso Donatella Doda Mariotti, già nei Senza Sterzo, nonché indimenticabile curatrice dei concerti nella prima immensa fase di vita del Macchia Nera). Di fresco usciti su Area Pirata con un lp, Weird Tales, I Lupe Velez, per chi non li conosce, sono l'evoluzione dei sorprendenti Stella Maris Music Conspiracy, band se possibile con ancora più storia dentro (Stefano "Tetano" Piercecchi alla batteria, nientemeno che la partecipazione di suo fratello Syd - già, CCM), che si muoveva a metà tra sonorità del punk losangeleno di fine settanta e il primo hc da una parte e la psichedelia dall'altra (Operation Mindfuck, Area Pirata, 2013).
Gli Slander hanno fatto il loro, bene come al solito: poco da fare, il coinvolgimento del pubblico comincia quando tirano fuori The Rush, sanno di avere un gran pezzo e si giocano la carta con oculatezza.
A regola, con loro presenti, mi sarei aspettato di vedere tra il pubblico qualche metallaro, ma niente da fare, al Newroz i metallari arrivano solo se ci sono i Raw Power...
E veniamo al clou della serata, per quel che mi riguarda. Impact, nella terza fase della loro storia (dall'anno scorso è entrato un nuovo chitarrista). E per me è stato un flash, di quelli veri. Devo aver passato tutto il loro set con un sorriso idiota stampato sulla faccia.
Impact
Ci sono reunion che funzionano e reunion che non funzionano. Quella degli Impact, che a Gigo non piace definire reunion, non solo funziona. E' qualcosa di più. E' un'incarnazione dello spirito sonoro dell'hardcore  italiano della prima fase (81-84), di quello che americani definivano "rumble and clatter" ma suonato bene, precisissimo, e con il suono buono - quindi un qualcosa che allora nella media era piuttosto raro, per non dire quasi del tutto inesistente. Fossimo stati nel 1985 o 86 questa versione degli Impact avrebbe provocato sotto il palco mischie disumane. Ma siamo nel 2018, e la gente non è abituata ai suoni "storti". L'hardcore punk italiano degli 80 era mediamente storto, magnificamente storto, ed è forse questo che gli ha procurato la fama che ha avuto. Oggi quel suono è alieno esattamente come lo era allora: la gente è assuefatta a suoni squadrati ("Fate i Nabat!"), e il pubblico del Newroz ci mette qualcosa tipo dieci minuti o più a capire cosa sta succedendo sul palco. Non mi dilungo sulla scaletta, costituta dal repertorio classico del gruppo (ok, Solo Odio, ma anche il pezzo loro che preferisco, Processo Di Vita).
Se suonano dalle vostre parti non ve li perdete, non potete perderveli.


lunedì 19 marzo 2018

"Back In the moshpit", Suff, Respect For Zero, MuD @CPA - 17/03/2018

 A questo "Back in the moshpit" di gente non se ne è vista molta, e di moshpit se possibile anche meno. Classica situazione in cui posticipare di più di un'ora l'inizio del concerto non giova.
I Suff lì per lì non li capisco gran che, ma alla fine risultano interessanti, soprattutto grazie al lavoro del chitarrista. Massima presenza alle 24 quando cominciano Respect For Zero: questi marchigiani tirano fuori un hc molto metallizzato ma anche piu' variato del solito, sono giovani, bravi, efficaci. Curiosamente riescono a gestire senza troppi cali di tensione la rottura del cavo del microfono della voce e vanno avanti benone dopo aver ovviato. Concludono il loro set con una cover di Ace of Spades forse un po' troppo pulitina, che diventa sgangherata quando il cantante si scorda le parole, ma non c'è problema. Nota di merito, direi.
I MuD dal vivo dal non li avevo mai visti. Hanno cominciato alla una, confermando impatto granitico e una notevole capacità di tenere il palco. Si sono trovati davanti ad una situazione di pubblico diradato, e dopo il primo pezzo sono riusciti a riprendere le fila della situazione, a portare il pubblico sotto il palco, e a far partire il benedetto moshpit che dava il nome alla serata. Non è cosa da tutti, questo significa avere cojones, e sul serio.
Peccato non ci fossero i No More Lies, bloccati da vicende familiari a Roma.
Alla fine la serata è venuta fuori come una cosa quasi del tutto uniformata a quell'area definibile dell'hc metallizato-NYHC, che principalmente si estende da Roma alla costa est.
Sarebbe simpatico che nei prossimi mesi in zona fossero offerte occasioni a quei gruppi italiani, principalmente del nord e del nordest, che si muovono su altre coordinate: personalmente mi piacerebbe vedere sull'asse classico Pisa-Firenze Council Of Rats, Vivere Merda, Destroy All Gondolas, Scheletro, ovviamente Methedrine. Se qualcuno che organizza in zona legge, magari ci faccia un pensiero.

Respect For Zero


lunedì 8 gennaio 2018

Nido Di Vespe, Tondino BOI!s, I Missili, Sinners Squad e Coito Flambé @GOB, 4 gennaio 2018

Avrete notato una certa frequenza di live report di serate al GOB, Bicchio, Viareggio, qua sopra. Non è soltanto la relativa vicinanza geografica, è la qualità dell'offerta... a questo giro il GOB ospita Urli da San Cassiano On Tour live #2. Urli da San Cassiano è una compilation con Nido Di Vespe, Tondino BOI!s e I Missili, che trova il suo senso nel fatto che si tratta di tre gruppi "di buoni amici che condividono la stessa sala prove: un ex pollaio situato in una sconosciuta frazione della provincia di Lucca". C'è di mezzo anche Toscana Punk Rock, nella realizzazione. Se volete la potete scaricare qua.
La sera del quattro gennaio al GOB però ci sono anche gruppi fuori compilation: i Coito Flambé, che aprono, e la sorpresa (per me) del bill, Sinners Squad: dei quattro membri due li hanno in comune con i Tondino BOI!s e propongono un punk energico, basico ma molto molto funzionante. catchy, oserei dire. Nota di merito per loro, e mia sorpresa dovuta al fatto che non li conoscevo. Dopo di loro è il turno de I Missili. che aprono con una cover di Ring Of Fire, per poi andar avanti con il loro punk abbastanza anni 90, senza trascurare la loro cover di Fight For Your Rights (Beastie Boys).
I Tondino BOI!s al momento dal vivo continuano ad essere in netta crescita (l'ultima volta li avevo visti quasi un anno fa, sempre al GOB, sempre assieme a Nido Di Vespe). Per qualche strana serie di ragioni da studio continuano a non dare la stessa impressione che danno del vivo: ora come ora  sono uno dei migliori gruppi OI!-core che ho sentito, poco da fare. Conducono il loro set tra pezzi propri e cover, finendo con la loro versione di Frana La Curva (Erode), cantata in coro dal pubblico (l'anno scorso avevano fatto Contro Lo Stato dei Bloody Riot).
Tondino BOI!s, pic by Lisa Pi

Dato l'entusiasmo durante il set dei Tondino, Nido Di Vespe trova il pubblico abbastanza stanco e diradato.
Qualcuno li etichetta come gruppo grind. La definizione che danno di sé stessi, "grinding thrashcore" la trovo più appropriata. Sì, ok, il 50% della loro impostazione è improntata al grind. Ma il resto no. E hanno i pezzi (su tutti Tutto mi parla di te). Poi ai miei orecchi hanno un poco di affinità con il thrascore in spirito anni 80 (la T-Shirt degli Iron Reagan che spesso porta il chitarrista qualcosa vorrà dire).
In breve, un'altra eccellente serata per il GOB.

Nido di Vespe, pic by Lisa Pi


sabato 9 dicembre 2017

Ombra Franti Stato Brado @Newroz, Pisa, 8 dicembre 2017

Sergio Milani si è messo a fare folk, e da un po'. Vabbè, pensai quando lo seppi, di punk e hc, se uno fa della musica una delle sue ragioni di vita, magari ci si stufa pure. I Kina sono stati tra le grandi storie dell'HC italiano anni ottanta (e oltre), se non esistono più ci saranno ottimi motivi.
Piccolo particolare: gli Ombra schierano in prima fila chitarra acustica, banjo e fisarmonica (ottima), ma dietro tengono i muscoli con chitarra e basso. Nel loro folk up tempo c'è tanta, tantissima spina dorsale e spirito punk (in certi brani ricordano vagamente i Vandals). E se finiscono la scaletta con tre brani dei Kina, culminando in Questi Anni, beh, la storia non è dimenticabile o cancellabile: è ancora lì, tutta quanta.

La serata è stata aperta da Stato Brado, per poi continuare con un 'intensissimo set elettro acustico dell'attuale incarnazione dei Franti. Set più acustico che elettrico, ma che acustico, senza levare nulla al basso, anzi; eccellente voce femminile. Loro dicono che possono ancora migliorare, ma già così, garantisco, imperdibili, con una mucisianship che finisce per ipnotizzare. Una questione di suoni.

Franti 2017, by Lisa Pi

domenica 16 luglio 2017

Total Chaos Pisciosangue Angry'n'Punx Devasted / Exe Extratime #3 - Venerdì 14 Luglio, Exenzia, Prato



Angry'nPunx
L'Exenzia, a Prato, è principalmente noto per le sue serate a tema goth (o dark, come si diceva nella preistoria da noi). Ma in realtà la sua offerta è più varia, e venerdì ha ospitato la data toscana dei Total Chaos. Affluenza abbastanza modesta, ma pubblico abbastanza vivace.
Aprono la serata i Devasted, con un punk rock molto basico. Poi viene il turno degli Angry'n' Punx .
Finora non mi sono mai interessato a questi livornesi/pistoiesi, e avevo i miei buoni motivi: i loro primi video su youtube li ho trovati troppo "leccatini", voce in primissimo piano, il resto sotto, mi erano parsi mirare a un certo "canzonettismo punk" che in giro si è visto fin troppo, da 20 anni a questa parte (e non faccio nomi). Con L'era cannibale le cose sono migliorate, però pure lì la mia impressione era che non ci fosse poprio bisogno di un ennesimo gruppo punk/hc melodico che ricordasse Schreecing Weasel , Pennywise o simili (una delle cifre dei tempi, "Tu ora ascolti 100 gruppi che suonano tutti come i NOFX ma che vengono da 100 posti diversi, che è stato un po’ l’effetto MTV" per usare le parole di Marco Mathieu, a cui oggi va il pensiero mio e di molti altri, dopo l'incidente stradale in cui è stato coinvolto).
Ma parafrasando un altro amico, lo spessore è una cosa importante, e da uno schermo piatto non viene fuori.


Ecco, Angry'n' Punx dal vivo non hanno niente o quasi a che vedere con quello che di loro potete trovare su youtube (capita sempre più spesso): spessore, appunto, tanta, tanta energia, shredded guitar, compattezza, potenza, e il tutto in versione power trio, con una sola chitarra.
Il bassista e il chitarrista dei Total Chaos si complimenteranno pubblicamente con loro dal palco (e non credo proprio che lo avrebbero fatto guardando un loro video ) . Quindi se avete fatto il mio stesso errore non mettete tempo in mezzo, alla loro prossima data andate a verificare di persona quel che ho scritto (ragazzi, fatevi un favore: la prossima cosa che incidete fatela in presa diretta e via).
Total Chaos
Con Pisciosangue ci si sposta in campo decisamente hc-hc. Questi fiorentini, per chi non li conosce, hanno uno stile  personale, caratterizzato da brani fulminanti (o fulminati?) e cantato a due voci. Per niente immediati, e forse in una serata come questa la cosa gioca a loro sfavore.

Veniamo agli headliner. I Total Chaos sono un anacronismo: sono nati come anacronismo, quando negli anni 90 erano l'unico gruppo di spiked hairs del catalogo Epitaph, a riproporre un modello musicale e di stile, quello dei gruppi punk inglesi dei primi 80, che aveva fatto il suo tempo una decina di anni prima. Ma loro sono proprio così - ed è inutile dire quanto sia importante nell'ottica di questo blog lo stile che loro incarnano.
Invece che da Pomona potrebbero venire dalle midlands inglesi del 1982, ma quel che li distingue è il regolare ricorso alla chitarra solista nei loro brani. Shawn Smash è decisamente un buon chitarrista, e con l'attitudine del guitar hero dello street punk (detto senza nessuna ironia): passaggi veloci, uso frequente ma non eccessivo del finger tapping e via dicendo. La miscela complessiva quindi finisce per ricordare i Broken Bones (anche se lo stile di Shawn non ha niente a che vedere con quello di Bones).



Rob Chaos non ha gran voglia di chiaccherare, questa sera, e la comunicazione col pubblico è lasciata in larga parte al batterista.
Sotto il palco il pit è rarefatto, vivace, fondamentalmente ben educato - la presenza femminile è consistente.
Police Rat e Nation of war vengono ovviamente apprezzate, ma il massimo della risposta i Total Chaos lo ottengono con  What you gonna do. Propongono anche la title track del loro ultimo lavoro in uscita verso la fine del mese ma che avevano già disponibile tra la loro merch, Street Punx.
Verso la fine del loro set ho sentito una intro di chitarra che conosco e amo: sì, il gruppo si è prodotto in una perfetta cover di Decapitated dei Broken Bones, con tutte le parti di chitarra al posto giusto - momento emozionante, per il mio vecchio cuore.

Bella serata, davvero, aspettiamo la prossima.

(Pics by Matteo Ferrari)



sabato 1 luglio 2017

United As One part III - Poviglio, 30 giugno 2017

United As One #2 due anni fa era stato un successone. Quest'anno le cose erano un poco diverse: 30 € di ingresso (motivate da un cospicuo budget richiesto per i gruppi, da quel che ho capito), data di venerdì invece che di sabato. Non ci sono regole precise, in materia ( vedi la data degli Adolescents al K100 l'anno scorso), ma probabilmente sono stati questi due fattori a determinare un'affluenza limitata. Ed è stato un peccato, perché nel suo insieme il bill era ottimo.
I First Brawl per quanto incisivi (specialmente il frontman) non propongono niente di nuovo.
Deafness By Noise
I croati Deafness By Noise dicono che fanno hardcore rock'n'roll, and they mean what they say. Alle mie vecchie orecchie suonano come una specie di versione "ignorante" degli Spermbirds, che si produce anche in un brano groove, un'altro in puro stile crossover thrash 85-86
Per finire si lanciano in alcune cover (assolutamente inattese I Love Livin' In The City dei Fear e Alcohol dei Gang Green). Gruppo ultradinamico e molto divertente.
Alla fine riesco a vedermi gli Slander, dopo averli mancati a ripetizione nell'arco di due anni: poco da dire, potete etichettarli trashcore, hc o che altro, per me restano un gruppo crossover thrash assolutamente ottimo, che riesce a gettare un ponte tra le radici del genere e la modernità. Travolgenti, compatti, ottimo frontman, un gran singolo all'attivo (The rush), sono usciti di fresco su FOAD con un nuovo lavoro. Mi spiace per chi se li è persi.
I General Surgery non sono il mio genere, ma in diversi arrivano mentre stanno suonando loro, ed è con loro che parte davvero il pit, che resterà attivo per tutti gli altri gruppi della serata. 
Slander
Gli svedesi entrano in scena vestiti in tenuta pseudo paramedica bianca, inzuppati di similsangue dalla testa ai piedi, e mettono su un set death/grind molto apprezzato dal pubblico.
Slander

Per me il gruppo della serata sono i Wehrmacht. Mai visti prima dal vivo, anche se li conosco fin dall'86, quando mi ritrovai il loro demo Beermacht nella cassetta della posta. E' curioso constatare come una band di cinquantenni riesca a metter su un micidiale set thrash speedcore dimostrando tecnica e precisione millimetrica e senza in alcun modo stancare durante tutto il loro concerto. Harald O, con una improbabile parrucca in testa, vaga a tratti sul palco, mentre suonano, partecipando anche attivamente quando i Wehrmacht propongono una cover di Detroit Rock City dei Kiss.
Non sarà che la prima delle cover proposte: in omaggio ai "padroni di casa", dichiarando che i Raw Power per loro sono stati una grande influenza, rifanno Start a Fight. La loro scaletta comprende quasi tutto Biermacht e ovviamente Shark Attack, e si conclude con una cover di The Ides Of March/Wratchild, col chorus cantato a metà col pubblico e il saluto finale "Drink Beer, Be Free". Grandi.
Anche i DRI non li avevo mai visti prima e per me dopo i Wehrmacht sono stati un cosa un poco sottotono. Forse perché Kurt Brecht non sembrava particolarmente convinto, rapporto con il pubblico prossimo allo zero, la maggior parte dei brani cantati in posizione arretrata, davanti al drum kit. Ma il pubblico gradisce molto comunque. Io aspettavo i  brani più vecchi: nella loro scaletta c'erano Violent Pacification, I'd Rather Be Sleeping, Arguments then war, Snap, Couch slouch. Alla ripetuta richiesta di bis non si fanno pregare, e alla fine concludono con Five Year Plan e Spike che dice "That's all we got", mentre il pubblico scandisce il nome della band.
Una nota: Harald O, che per chi no lo sa è un pezzo della leggenda thrash della Bay Area, che ha contribuito a documentare, gira con una T-Shirt Violence, John R Duffy ha dietro al jacket una patch di un vecchio flyer del Ruthies Inn, Possessed e Sacrilege (BC) - sono entrambi molto invecchiati ma sembra che la storia, per ora, abbia ancora fiato. 

Quando le luci si spengono sul terzo United As One qualcuno si chiede se ne vedremo un quarto...

domenica 19 febbraio 2017

Cosa Nostra (e Riot Clan e Bomber 80) @K100 Cienfuegos - 18-02-2017

Di Cosa Nostra abbiamo parlato qua in occasione di una chiaccherata radiofonica. La cosa fu proposta da Riki Signorini e in, tutta onestà, non avevo colto bene il senso dell'operazione. L'hardcorizzazione dei pezzi dei Nabat in Cani Sciolti non è poi così evidente, al mio orecchio, ma una band che si descrive come il periodico riemergere della "musica marcia degli anni 80" mi trovava con una dispozione ampiamente favorevole, quindi... L'anno scorso hanno suonato nell'ambito di Distruggi La Bassa e me li sono persi, ma alla data successiva permaneva un certo eco, critico, della loro prova. Una cover band nella scena hc non può ancora passarla del tutto liscia ("Ma abbiamo anche tre pezzi nostri!", dice Giangiacomo De Stefano). In più nel momento in cui dalla gente periodicamente si urla "Fate i Nabat!" loro che fanno? Un disco di cover dei Nabat, appunto. O stanno portando tutti per il fondo schiena o c'è un che di ruffiano in tutto ciò. Ma il punto era che pare che nella bassa ferrarese sotto il palco la gente avesse reagito bene, decisamente bene.
Era il caso di vederli dal vivo, e l'occasione si è presentata questo venerdì al K100 a Campi Bisenzio (organizzata da Underdogs Collective, come la clamorosa data degli Adolescents l'anno scorso).
Chiaramente, se fai un disco di cover dei Nabat ti inseriscono tra due gruppi Oi!, ed è precisamente quel che è successo.
A parte rarissime eccezioni, l'Oi! non è "la mia tazza di the", ma nell'attesa un poco di attenzione ai Riot Clan l'ho prestata. Musica per la classe operaia, così si annunciano. Basici e con testi spesso fatti da slogan che qualche tempo fa sarebbero stati  definiti consunti, e che invece stanno tornando attuali: "La classe operaia non si tocca" (Beep - siamo spiacenti di informarvi che viene presa a calci nei denti da 25 anni) e un più significativo "Padroni di sinistra - i primi della lista".
Quando i Cosa Nostra salgono sul palco, capisco. Dal vivo il fatto che siano un gruppo hc, che quando reinterpreta i Nabat lo fa in chiave hc, è evidente. Non ci sono solo i Nabat, nella loro scaletta, anche Crash Box, Mass Media degli Indigesti rifatta in versione ultra rallentata, i tre pezzi loro propri, come bis una versione hc di Spara Yuri Spara dei CCCP (ottima). E la cosa paradossale è che nel nel loro live set fatto perlopiù con cover di pezzi altrui esprimono personalità propria. Saranno le due voci, saranno i passamontagna ("Perché è la musica che suoniamo quello che conta", dice Giangiacomo De Stefano, ma potrebbero anche sembrare un felice espediente identitario), sarà il saper stare sul palco, la presenza scenica. Ma in primo luogo è il modo in cui questi brani vengono reinterpretati. Non è l'hc degli 80 rifatto nello spirito dell'hc degli 80, è l'hc degli ottanta riletto dalla generazione successiva, cresciuta assieme ad Integrity, Earth Crisis, Snapcase, Strife - sempre De Stefano dissente, e cita Slapshot e Blood For Blood.  La mia impressione resta quella: nuova scuola che calandosi nei panni della vecchia la reinterpreta, con una tendenza molto pronunciata a "squadrare" ritmi e suoni. E la cosa funziona.
Mentre i Bomber 80 iniziano a suonare (e il pubblico apprezza) riprendo la via di casa, Riki se ne è già andato da un po'.

sabato 4 febbraio 2017

Violentor Vexovoid Adeptor @GOB, Bicchio - 3 febbraio 2017

Il circolo Arci GOB è luogo di cui avrei tranquillamente ignorato l'esistenza se due sabati fa non ci fosse stata una presentazione di "No More Pain" con annesso concerto di Top Secret e S.B.S.- Antonio Cecchi aveva annunciato una sorpresa e infatti è salito sul palco (per la prima volta dopo 30 anni) per suonare il basso in una cover di Loose.
Il GOB ( che sta per Ganz Of Bicchio) è un posto piccolo, ricavato in uno dei tanti box di un' ex struttura industriale - negli altri box sono installate altre attività, dall'artigianato all'elettronica fino all'informatica e il tutto è molto gibsoniano, se rendo l'idea.
Fortunamente la gente del GOB ha sistemato la sua localizzazione su Maps, perché la sera della presentazione con strada e numero civico il navigatore mi ha fatto girare a vuoto per venti minuti tra stradine e fossi fuori dalla zona industriale di Bicchio, Viareggio, dal "lato oscuro" dell'autostrada.
Quindi quando ho ricevuto su fb l'invito per un "GOBs of metal" che comprendeva Vexovoid e Violentor mi sono detto "Grande, ora so pure come arrivarci".

Adeptor
Posto molto piccolo ma pieno, per l'occasione, e pieno di metallari (la cosa è meno ovvia di quel che sembra...).
E alla fine per me la sorpresa della serata sono stati i pisani Adeptor, che aprivano. Non mi pare che facciano mistero del loro amore per i Kreator, ma il livello tecnico è alto e il songwriting nei pezzi più nuovi piuttosto buono.
I Vexovoid sono bravi, tecnicissimi, fannno really intricate stuff, ma mi  coinvolgono meno.
Fondamentalmente ero andato per i Violentor, volevo avere una conferma (non li avevo mai visti dal vivo) e ho avuto di più, nel senso che live sono uno schiacciasassi in grado di polverizzare il granito. Che ci fosse del D-beat nel loro suono era evidente, ma dal vivo la cosa viene fuori in modo impressionante e consiglio caldamente i fan del crust di verificare di persona, se non li conoscono. Insomma uno speed-thrash-punk pre-crossover, pure mazzate nei denti, o secchiate di chiodi (copyright Dezo), se preferite ( ai più vecchi o ai più nerd potrebbe ricordare, nello spirito, gli Warfare, quelli inglesi, che uscirono su Neat)
More to come, al GOB, in materia di metallo (e forse anche di hc? Una di quelle seratine miste di una volta, ragazzi?). 

sabato 10 dicembre 2016

Destrage - Cycle Club, Calenzano - 09/12/2016

A priori avrei detto che i Destrage non fossero particolarmente cari al pubblico toscano della musica dal vivo, e avrei sbagliato. Il Cycle non era certo sold out, ma ad occhio e croce ci saranno state più di un centinaio di persone. Fascia di pubblico tra i venti e e i trenta, direi - un pubblico di millennials, senza gran concentrazione delle tribù più classiche, ma indubbiamente orientato verso il metal e cresciuto con quello andato per la maggiore negli ultimi vent'anni (chissà se la platea del club per Destruction e Nervosa, il prossimo due febbraio, sarà la stessa).
I Destrage sono preceduti da Welcome Aliens (un alt rock in italiano, con buone dosi di hip hop nel cantato) e da Human Tornado (stoner emiliano, pestano duro). Inutile dire che, quando arrivano sul palco, sono i milanesi i veri alieni della serata. Per quanto il sound dei loro album sfugga a facili etichettature, dal vivo, con l'attuale scaletta, l'impressione generale è riconducibile a quella di un gruppo mathcore.
Un chitarrista con barba hipster, l'altro con taglio di capelli alla K.Cobain, decolorati a metà, batterista alt-metal coi dread, un deathster al basso - Paolo, ne sia consapevole o meno, sta sul palco come un frontman HC. Il tutto è molto post-qualcosa (probabilmente post-post-qualcosa), come la loro musica che ha però, al di là dell'altissimo contenuto tecnico, alcune carattestiche di valore universale: impatto, identità propria, personalità - e le ultime due qualità sono merce piuttosto rara, oggi come oggi.


Nonostante l'acustica del locale non sia precisamente l'ideale, per quel che propongono, riescono a far uscire dall'impianto il loro intricato guitarwork in maniera piuttosto nitida.
 Attaccano il loro set con "Don't stare at the edge", dal loro ultimo lavoro, e vanno avanti principalmente con pezzi da "A means to no end" e "Are you kidding me? No" ("Symphony of the ego","Purania", "My green neighbor", tra le altre).
Il pubblico, per quanto parecchio fermo, dimostra il proprio apprezzamento: slamming e crowdsurfing non sono nel suo DNA, evidentemente, o comunque non li associa a questo tipo di musica.
I Destrage dopo dieci anni e dopo aver visto posizioni abbastanza alte nelle varie chart in giro per il mondo sono a questo punto, in Italia. Sembrano soddisfatti della propria attuale condizione, ma mi viene da pensare che in altri tempi la parte ascendente della loro parabola avrebbe potuto portare più in alto e più velocemente.

Ho fatto una chiaccherata con i due chitarristi Ralph Guido Salati e Matteo di Gioia (che sembrerebbero, rispettavamente, l'anima prog e quella math del gruppo) e ve la  proporrò nella trasmissione del 23.


lunedì 22 agosto 2016

Voivod @Spazio Boss, La Spezia, 21 Agosto

E alla fine riesco a vedermi i Voivod, e rimpiango di non averli visti 30 anni fa. Non fraintedetemi, gran concerto. Ma, al solito, andiamo per ordine.
Spazio Boss è una struttura collocata nel Parco Salvador Allende a La Spezia, l'ampia striscia di giardini pubblici che costeggia il fronte del porto e il lungomare. Lo spazio all'aperto è perfetto per i concerti estivi. La logistica del parcheggio, per chi viene da fuori, è leggermente complicata, perché di fatto siamo ai margini del centro città.
Arrivando in loco, noto che i Voivod non hanno stage. Solo uno striscione col logo della band, quello classico di "Killing technology" (la stripped down hc attitude...). L'affluenza è buona, e curiosamente ci sono una gran quantità di t-shirt Voivod, tra i presenti. Evidentemente il gruppo ha una certa fanbase, nel centro-nordest italiano. Platea con distribuzione dell'età spostata verso i 40, direi. Come sempre più spesso succede, qualche ex thrasher si è portato dietro figlio o figlia.
In attesa dei Septem, che apriranno, incrocio Away dalle parti del bar. Ha la sua t-shirt Doom d'ordinanza.
Quando i Septem iniziano mi fanno un'ottima impressione. Tutti i pezzi sono al posto giusto, sono decisamente un bel gruppo, nota di merito specialmente per il frontman, ottima voce, e le chitarre. Ma... purtroppo manca loro quel che manca oggi al 99% dei gruppi metal: brani realmente efficaci.  Il loro songwriting risulta decisamente scolastico.  Il pubblico comunque reagisce molto bene al loro sound, un misto di speed-thrash e metal più classico, vocals stile Queensryche con inserti quasi growl a carico di uno dei due chitarristi. Decisamente bravi a scaldare il pubblico, col frontman che invita ripetutamente la platea a salutare i Voivod.

Quando Away e soci salgono sul palco, attaccano nientemeno che con "Ripping Headaches" (Rrroooaaarrr, 1986). La band appare in forma incredibile, con "the new guy", Rocky, al basso, perfettamente integrato. Mongrain sui brani vecchi replica gli assoli di Piggy, o giù di lì. Away alla batteria è un treno inarrestabile. Snake un frontman perfetto.
Chewy
E iniziano a scorrere i brani, presi perlopù dai lavori anni ottanta.  Tra un brano e l'altro il pubblico scandisce "Voivod, Voivod". Snake dice che stasera ci offriranno alcune sorprese e annuncia "Order of the Black Guard". Il pubblico esulta, e parte un pit che però si estingue velocemente. Sarà così per tutta la serata, sui pezzi classici, come "Killing Technology", che provoca un'altra gran vampata di entusiasmo. Snake dice che la band ha anche un "funny side", e parte "The Prow". Sentita dal vivo è veramente un pezzo post HC, molto più che nella versione di studio. Qualcuno dal pubblico chiede "Tornado", e Snake risponde "Vedo che qui siete per la vecchia scuola, ma noi continuiamo a fare dischi e dischi da anni" e attaccano "Post Society". Dopo un'immensa versione live di "The Unknown Knows" ci si avvia verso la parte finale del concerto. Viene proposto un brano nuovo, "We Are Connected", uscito sia sull'EP "Post Society" che su un 7' split con At The Gates. Snake trova il modo per ringraziare i Septem, e il suo definirli "ottimo gruppo, specie le chitarre, gran voce" non sembra una semplice espressione di cortesia. Poi dice che ora è arrivato il momento di gridarlo ancora e insieme, il nome della band. E arriva il tritono che apre il primo brano di "War And Pain", "Voivod". Questa volta la fiammata di pogo è più intensa delle altre, sul serio. Sentita dal vivo è davvero un pezzo D-Beat, specie per la batteria di Away. Snake chiede al pubblico di ricordare assieme a lui lo scomparso Piggy, e la platea scandisce il suo nome. E' al chitarrista venuto meno nel 2005 che è dedicata la loro classica cover di "Astronomy Domine" dei Pink Floyd. Snake su questo brano non riesce a dissimulare la commozione. Quando sulle sue note finali saluta il pubblico ha una lacrima che gli riga il volto.
Gran concerto per un gruppo in forma perfetta. Essere il chitarrista dei Voivod non è facile, ma Mongrain ci riesce benissimo, veramente degno erede di Denis D'Amour. L'unico rimpianto che ho è di non averli visti anche trent'anni fa, nel loro periodo d'oro.


"Stairway scare and death rules there
Lime and limpid green
The sound surrounds the icy waters underground."

sabato 6 agosto 2016

Tossic-Strana Officina @TheJungle, 5 Agosto

Doveva essere un Metal Fest con tre gruppi storici del metal italiano, poi al penultimo minuto i Sabotage hanno dato forfait e sono rtimasti Tossic e Strana Officina.
Al Jungle si sentiva ancora l'eco del concerto dei Testament del venerdì precedente.
Dei Tossic ho già parlato abbastanza, ma stasera il gruppo tira fuori una scaletta estratta dai suoi primi lavori, in ristampa da Contempo Records (annunciata già da un po' ma non ancora concretizzata). E ne viene fuori decisamente un concerto thrash, che inizia con "Voglia di morte". Peccato che solo i più vecchi si ricordino di "Stato brado" - per me il loro lavoro migliore. Il pubblico non conosce i brani e non c'è traccia di pogo. La reazione della gente sotto il palco arriva in modo significativo solo quando viene il turno di"Birra", unico brano nuovo del set. Peccato. Con una scaletta del genere li avrei visti bene in un centro sociale, con gruppo hc dopo di loro.

Strana Officna è ormai di fatto un'istituzione, come lo sono pochi altri gruppi dalla storia più che trentennale. Con due Cappanera, Enzo Mascolo al basso e il Bud alla voce davvero non sono semplicemente una sigla o un marchio sotto al quale i musicisti di turno replicano un repertorio degli anni d'oro. Sono la Strana, a tutti gli effetti. Con loro si ritorna ai primissimi 80, quando l'heavy metal non era frazionato in decine di sottogeneri. Mi tornano in mente Saxon e Tygers Of Pan Tang (e anche  Bodine e Krokus, con cui secondo me hanno sempre avuto qualcosa in comune). K ha cuore e presenza scenica e il gruppo viene fuori al meglio coi pezzi in italiano, quelli del primo EP, quelli che mi ricordo da Gazoldo degli Ippoliti, 1984 (dove coi Vanadium proprio non ci fu partita): "Profiumo di puttana", "Luna nera", "Sole Mare Cuore", "Viaggio in Inghilterra" e ovviamente "Non sei normale", che più di ogni altro brano entusiasma il pubblico. Per chi c'era ai tempi un bel viaggio nel passato, per chi non c'era (la maggioranza) una bella serata, a giudicare dal numero di corna al cielo.

sabato 30 luglio 2016

Testament @The Jungle, Cascina (PI), 29 luglio

Con i Testament ho una qualche familiarità, sin da quando si chiamavano Legacy e avevano Steve Zetro Souza alla voce. Ricevetti il loro demo, assieme a un paio di flyers e a una sleevless t-shirt, bianca, esattemente con lo stesso artwork di questo flyer d'epoca (gli occhi del teschio erano rossi, un tocco di classe). Li ho visti per la prima volta a Reggio, di spalla agli Anthrax, nell'ottobre 87 (grande concerto), e li intervistai per Metal Shock. Alex Skolnick conosceva e apprezzava i Raw Power, ma pensava che fossero di SF. Rimase piuttosto stupito sapendo che venivano da un paesone a non molti chilometri da lì.
Era appena uscito The Legacy, disco che in larga parte riproponeva il materiale del demo dei Legacy, ma era entrato Chuck Billy alla voce per rimpiazzare Souza passato agli Exodus.
Nell'88 uscì The New Order e sembrò abbastanza chiaramente che i Testament non si sarebbero mossi gran che dal suono che avevano impostato fin da tre anni prima. Errore. Era il periodo in cui le major per cui i gruppi thrash avevano firmato presentarono il conto. Practice what you preach suonava decisamente più mainstream , rispetto ai suoi predecessori. Su quel disco c'era The Ballad, una ballata, appunto,  per cui fu girato un video (assolutamente imbarazzante) che finì in rotazione su MTV.




Un bel crollo, rispetto all'immagine che il gruppo aveva un anno prima.





Col successivo Souls Of Black le cose dal mio punto di vista non migliorarono. Rividi il gruppo allla data fiorentina del Clash Of Titans, un disastro. Poi arrivò il deccennio perduto dei gruppi thrash etc etc (e per una generazione i Testament saranno quelli di The Gathering, il che volendo è pure piuttosto triste).

In tutta onestà i loro lavori del nuovo millennio, pure se i riferimenti al suono originario non mancavano, non mi hanno esaltato. Ma anche quelli sono stati "i dischi dei Testament", per una generazione. E la scaletta pubblicata in rete per questo tour 2016 non lasciava spazio a troppe illusioni: per più di  due terzi materiale post 88. E questo è il film che sarebbe andato in scena al The Jungle di Cascina, poco da illudersi. Ma....

Arrivo in zona verso le 20.30 (sapete com'è, si lavora ) e c'è qualcosa che non torna. Auto parcheggiate ai margini della traversa della Tosco-romagnola fino all'incrocio con la statale. Arrivo al parcheggio ed è pieno come un uovo, il che vuol dire affluenza alta ed inattesa. Mi sono perso i cascinesi Rusty Nails e mi sento lo scorcio finale dei Runover dalla fila per la biglietteria, piuttosto lunga e a scorrimento lento.Gli hanno arrangiato male i suoni, ai Runover, troppi bassi, decisamente .
Quando riesco ad entrare hanno finito e comincia la lunga attesa per i Testament, che inizieranno a suonare dopo le dieci. Il Jungle è pieno come mai prima per un concerto, del resto c'è gente venuta da mezza Toscana e oltre (la precedente data dei Testament è stata a Roma, la terza e ultima sarà a Segrate). Avendo letto il report del Cecca su Sdangher inerente la data romana, pensavo che avrei visto un concerto fotocopia di quello raccontato. Non è andata precisamente così, anche se il copione è stato in larga parte lo stesso.
Quando infine i Testament, invocati a gran voce dal pubblico sotto il palco, entrano in scena e attaccano con Over The Wall sono subito chiare le coordinate del concerto. La band, costituita dai tre componenti storici a voce e chitarre, appoggiati da due professionisti di livello altissimo come Di Giorgio al basso e Gene Hoglan alla batteria, è in forma smagliante. Su tutti Skolnick, che sul palco è in assoluto il più dinamico e gioca a fare il guitar hero, ad occhio e croce divertendosi un sacco. E' il divertimento evidente nel giocare alla prima donna che, unito al suo virtuosismo, rende la sua performance magnetica. In ogni pezzo sono i suoi soli a costituire l'elemento vivo e assolutamente scintillante. I brani più vecchi vengono annunciati da Chuck Billy come "something old school". E' così che viene introdotta, ad esempio, The Haunting. Per me i Testament sono sempre stati quelli di questo brano: impatto e intrecci di chitarre, così caratteristici. Sempre per quel che riguarda il tag "old school", Billy ricorda gli esordi del gruppo nella Bay Area, all'inizio del movimento thrash, quando suonavano in posti come il Ruthie's Inn, dove le prime file erano costituite da "crazy motherfuckers" che facevano slamming, stage diving, crowd surfing. Ed è così che, dedicata a loro e a quelli che sono sotto al palco stasera, parte Into the Pit. E il pit, fino a quel momento di dimensioni ridotte, parte sul serio, allargandosi a dismisura. Ma niente circle pit, e niente crowd surfing, neanche un accenno, per tutta la serata.
Di Giorgio si produce esattamente nel medesimo sipariettoinitalianocolporcoddio in cui si è esibito a Roma. Pare che questo moccolo costituisca il 30-60% del vocabolario italiano dei gruppi thrash USA - stessa cosa l'anno scorso coi Nuclear Assault all'United As One 2, con relativo strascico il giorno dopo sui giornali locali (al DLB Jack Grisham dei TSOL invece si è prodotto in un "tortellini e pompini per tutti").
I Testament concludono un set di un'ora e passa con Alone In The Dark, dilatata per far spazio al singalong. Richiamati sul palco per un bis, offrono The Formation of Damnation. Una serata di corna al cielo ed entusiasmo che la band, come se vivesse una seconda giovinezza, si è meritata al 200%.

giovedì 21 luglio 2016

Adolescents @K100: le foto

Quattro scatti della memorabile serata del 19 luglio organizzata da Underdogs Collective al K100 di Campi Bisenzio, a dimostrazione che quando qua si parla di bolgia e rovina non si tende ad esagerare. Pics by Palmizio (Stefano Cantini). Altri scatti qua, visto che nel gruppo in trasferta guidava Riki Signorini (e ci sarebbe stato anche Antonio Cecchi, se non fosse stato messo KO dal jet lag).





mercoledì 20 luglio 2016

Adolescents @K100, Campi Bisenzio, 19 luglio

Mai visto tanto casino in un bagno turco. Ma andiamo con ordine.
La data degli Adolescents al K100 di Campi Bisenzio è venuta fuori all'ulttimo momento,  è venuta fuori di martedì ed è riuscita in modo assolutamente spettacolare, nonostante tutto, tanto da stupire quelli dell' Underdogs Collective che l'hanno messa su.
Arrivando in una delle tante strutture industriali dismesse della piana, dove il centro sociale è insediato, ci rendiamo conto che l'affluenza è davvero alta. I cinque euro di ingresso e l'atmosfera del centro sociale sono un autentico flashback: veramente si potrebbe essere al Macchia Nera nell'88. Oltre ai locali c'è gente venuta da Pisa e da Lucca, la fascia di età appare ampia, dai 18 ai 50.
Il resede del K100 è strapieno, la sala dei concerti, al chiuso,  una sauna dove i Kerosene hanno appena finito di suonare. Due ventilatori al soffitto sono già insufficienti con la sala mezza vuota, il che non fa presagire niente di buono per quando gli Adolescents entreranno sul palco (basso) del centro.
Come convivono i membri 50enni della band con il proprio nome? Ad occhio e croce neanche si pongono il problema. Entrano in scena, attaccano, e sono veramente maximum rock'n'roll. E nella stanza dei concerti, talmente piena che ci si muove a fatica, parte la bolgia, quella vera. Pit indiavolato, crowd surfing in continuo.E questo nonostante il calore al limite della sopportabilità, ed un impianto un po' così.
E' in questo modo che viene fuori un grande concerto hc, con una grande band sul palco ed un pubblico altrettanto grande.  Se si aggiunge la data messa su in fretta e furia che raccoglie una quantità inaspettata di gente, l'evento è veramente molto, molto hc nello spirito vecchia scuola.
Tony si stupisce "Non l'avrei detto, per un martedì sera" . Ma con lo scorrere del loro set il calore davvero diventa insopportabile, e la band ha bisogno di un break. Dopo averlo annunciato però partono con "Amoeba", ed il gruppo deve arretrare perché dal pit traboccano sul palco in un' ultima folle rovina prima dell'intervallo.
La sala si svuota lentamente e a fatica, la gente gronda sudore e anela disperatamente ad aria respirabile.
C'è tutto il tempo per riprendere fiato, poi dall'interno arrivano le note di "No Way" e la sala si riempie di nuovo. Ma la tensione è scemata, il caldo ha stremato i presenti e il tono del pubblico è ovviamente calato. Però quando gli Adolescents chiudono il loro show con "Kids Of The Black Hole"  è come se la gente davanti al palco avesse avuto un'ultima massiccia iniezione di adrenalina.