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Visualizzazione post con etichetta anni 80. Mostra tutti i post
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mercoledì 5 aprile 2023

IL VECCHIO, IL NUOVO



 

Ci fui (non da questo numero) perché il Trombetti chiese a Klaus Byron di trovare giovani (ragazzini) che stessero dietro a quel che stava succedendo (in realtà era già successo). Il primo aprile '87 ancora dovevo compiere 20 anni... Era un mondo mooooolto diverso, in cui gli articoli venivano pagati a cartella dattiloscritta (30 righe di 60 battute), e se ben mi ricordo erano 30.000 lire a cartella. Flash, il side project, invece pagava 15.000 a cartella. Klaus (RIP) mi seppelliva di roba da recensire e sarebbe stato facile mantenere le entrate semplicemente scrivendo recensioni da una cartella. Invece feci accettare a Klaus quelle da mezza cartella, ed era pure difficile arrivarci a mezza cartella quando un "no, grazie" poteva bastare e avanzare.

Il Trombetti mi aveva citato alla nausea Zappa: scrivere di musica è come ballare l'architettura (credo fosse più o meno così, sono passati quasi 40 anni e la memoria è quella che è). A me "scrivere di musica" non è mai interessato gran che. Raccontare le storie di certo rock invece sì, e qualche volta penso pure di esserci riuscito, l'ultima su carta stampata grazie a Francesco Ceccamea:


E per il resto in qualche anno di blog e radio. 

Perché non è mai stata solo una questione di vinile o cd: c'erano anche concerti, scene, amicizie, vita. E francamente il recensionismo a cui si stava riducendo il tutto già nei primi 90 (e a cui tutto si è ridotto dopo) era avvilente. E le interviste, non scordiamo quelle indimenticabili interviste che iniziavano "quali sono le vostre influenze?".

 

mercoledì 25 maggio 2022

SULL' ONDA DEL RICORDO (HARDCORE ITALIANO ANNI 80 )

Marco Mathieu sapeva, all'epoca, che i primissimi Negazione non mi piacevano. Glielo dissi molto tranquillamente, che su Wild Bunch i Declino erano un pezzo avanti a loro, secondo me 

  

(poi vabbè, Condannati a Morte e tutto il resto). Comincio così perché il Cecchi mi dice "Fai un post su quello che si diceva l'altra sera in macchina". Non facile. Ma se te lo chiede Antonio Cecchi,,,

Comincerei col dire che i piemontesi erano avanti da subito. Indigesti, Declino, Peggio Punx

 

Avanti, forse troppo. Non mi ricordo chi mi disse riguardo agli Indigesti "Sì, ma sono freddi...". Non era un punto di vista isolato (a me verrebbe da dire che all'epoca gli Indigesti erano al 200% impegnati a scaricare una quantità impressionante di energia cinetica, il che bastava e avanzava). "Si ma sono freddi" però qualcosa voleva dire. Voleva dire che altri non potevano neanche sembrare "freddi". Cioè che l'hardcore italiano era una questione di carica emotiva. Carica emotiva trasmessa e condivisa. Una carica emotiva caratteristicamente nostra: i gruppi inglesi non la avevano, quelli americani nemmeno. E tra l'altro i CCM pur cantando in inglese la sapevano esprimere benissimo anche al di là della ferocia e dell'angoscia 

Forse per questo i Negazione diventarono noti ben al di là della scena di provenienza, perché seppero riversare sul pubblico più di altri quel tipo di calore umano (oltre ad un muro di suono granitico)

E che dire dei Kina? Se c'è stato hardcore "di cuore" è stato il loro, e questo è uno dei fattori che può spiegare la loro longevità come gruppo.

Più o meno questo era quello che si diceva l'altra sera in auto col Cecchi.


domenica 8 novembre 2020

GIOCHI DI SPECCHI

 

Figurati se nel 1988 mi sarei immaginato che qualcuno 32 anni dopo sarebbe andato a ripescare quello che stavo scrivendo, io che neanche conservavo i numeri di Metal Shock con i miei articoli o le mie recensioni.

Mi accorgo ora che qualcuno lo fa, e nella fattispecie si tratta di Francesco Ceccamea. Francesco sarebbe quello grazie al quale alcuni miei ricordi sono finiti in un libro, quella vecchia roba fatta di carta stampata.

Ceccamea lo fa per parlare di Done With Mirrors degli Aerosmith. E mi viene voglia di contestualizzare, così, sulla scia dei ricordi.

Oggi è abbastanza comune trovare gente che ascolta sia i Ratt che gli Exodus. All'epoca le cose erano un bel po' diverse. Faccio parte di quella mandata che quando i gruppi hair metal iniziarono a venire fuori si collocò automaticamente dalla parte opposta. Perché? Perché, come ebbe a dire Bobby "Blitz" Ellsworth quella roba era kinda reinvented pop , o per usare le parole di Kim Tahil the soundtrack for the future american housewife . Io invece appartenevo alla tribù dei dirty motorheaders (Gary Holt), quelli che finirono nei pit dei concerti hardcore punk. Ma la mia tribù, underground e minoritaria, non aveva dimenticato gli anni 70 e non aveva dimenticato il blues.

E l'hard rock stile anni 70 e il rock blues nella prima metà degli anni 80 non erano certo roba popolare nel rock mainstream, più o meno duro che fosse. Perlomeno da noi. Ma non solo: ricordo che per gli ZZ Top erano i tempi di Sharp Dressed Man (ciao ciao birra, bourbon e trucido slide sudista, rimasto in quantità massima sopportabile da MTV, confrontateli con quel che hanno fatto nel 2012 con La Futura). Le chiaccherate con Giancarlo Trombetti, alla consegna dei pezzi per Metal Shock, erano impregnate di anni 60 e 70, Hendrix, Zappa (a cui non è mai riuscito a convertirmi), Nine Below Zero, e contribuivano al quadro.

Io mi esaltavo se su RAI 2 intercettavo un vecchio live in studio dei Nazareth che facevano Vigilante Man. Quando gli Aerosmith uscirono nell'85 con un album "a pelle", in cui Joe Perry metteva dentro più slide di quanto se ne fosse sentito negli ultimi cinque anni, beh, la reazione era scontata. Era "vecchio"? Con una produzione substandard? Chi se ne fregava. Se davvero la band era entrata in studio e il giorno dopo non si ricordava quel che aveva inciso, beh, quel che era venuto fuori erano il blues e il boogie che continuavano ad avere nella pelle e nelle vene (dove continuava a circolare una quantità di altra roba).

Ceccamea cita qualcosa che ho scritto nell'88. Nel 1988 uscì Outrider di Jimmy Page. Un album che oggi viene perlopiù definito obsoleto e retrogrado (ma di cui Page parla con affetto), e che ho amato per gli stessi motivi per cui apprezzai Done With Mirrors. L'88 fu anche l'anno in cui vidi Johnny Winter a Pistoia Blues, e nessun video youtube rende giustizia all'amplificazione e alla distorsione che dal palco si riversò sulla platea (i giornalisti jazz passarono un'ora e passa tappandosi le orecchie con le mani). Ah, all'epoca avevo 21 anni. Un ragazzino. E oggi il mio album preferito degli ultimi 30 anni degli ex toxic twins è Honkin' On Bobo.



venerdì 4 ottobre 2019

Classix - Venerdì 4 ottobre ore 20.30 garageradio.eu

Poco da fare, se c'è un periodo classico dell'heavy metal va dal 1978 al 1983, e coincide con il sorgere della NWOBHM e il nuovo impulso che diede a gruppi provenienti dai primi anni 70.

Tra 1980 e 1983 gli Lp di AC/DC, Iron Maiden, Saxon da noi si trovavano ai grandi magazzini.
In molti negozi di dischi la sezione heavy metal e hard rock era cresciuta a dismisura, e dentro si potevano trovare tanto i nuovi gruppi della NWOBHM quanto gruppi southern (Molly Hatchet, Blackfoot, Outlaws), vecchi dei 70 che provavano a darsi un nuovo smalto (Uriah Heep, Frank Marino, April Wine) . E poi ovviamente Ted Nugent, Judas Priest, Riot, Black Sabbath, AC/DC, Rainbow, Motorhead... Il paesaggio sonoro dei miei 16 anni e di quando cominciai a fare radio (nella miti Radio Ulisse, Pisa). La radio faceva i suoi acquisti di dischi, e classici a parte trovai che il numero dei dischi metal stava crescendo, anche se era poca cosa rispetto a quelli di gruppi new wave e punk.




lunedì 16 settembre 2019

Snodi a metà anni 80 - Venerdì ore 20.30 garageradio.org

Il 1985 è l'anno per eccellenze del crossover tra thrash metal e hardcore punk.
E quindi tutto quel che metteva assieme hc e punk con il thrash venne lì per lì etichettato come crossover. E al di là delle etichette era una questione di spirito del tempo.
Un ottimo esempio di questo spirito è costituito da un filmato che ho trovato su youtube. Gli Unruled furono un gruppo hc punk della scena di Montreal, una band locale, autrice di unico 7': praticamente un gruppo D-Beat, Discharge l'influenza più pesante e rilevabile. Ma nel 1985, aprendo per i Voivod, la loro scaletta comprende diverse cover: State Control dei Discharge, ma anche Black Magic degli Slayer e Am I Evil. Lo spirito dei tempi, appunto.

Mi ricordo all'epoca di aver comprato da Belfagor (cioè nella stanza della distribuzione sopra il Victor Charlie) tra le altre cose non so che fanza o rivista a cui era allegato un flexy disk con una minicompilation che comprendeva Concrete Sox, un gruppo giapponese di cui non saprei precisare il nome... e gli Hirax!
Ma quel che è venuto dopo, cioè nei 90, ha spiegato che in quel fermento c'era il crossover thrash e c'erano le prime mosse del crust, che erano cose diverse (sì, perché poi nel nuovo millennio il thrashcore era una cosa, e il crust un'altra tutta differente).
Quello che a metà anni 80 era davvero differente era lo stile tra la scena hc continentale e quella inglese. I gruppi italiani in UK anche quando venivano bene accolti tornavano con racconti allucinati: tipo i Negazione, che erano stati ospitati per la notte in una stanza dove vari strati di giornali coprivano escrementi lasciati sul pavimento e mai rimossi. (https://negazione.bandcamp.com/album/live-in-birmingham-1988 , trovate la storia nel PDF incluso nel download) I CCM suonarono nel tempio della scena UKHC, il Mermaid di Birmingham, dove mossero i primi passi Doom e Napalm Death. Antonio Cecchi si ricorda ancora di quella serata: orribile, nella sua memoria.
Qualcuno tornava da una vacanza estiva a Londra con cassette dove un indigeno gli aveva registrato Napalm Death, Ripcord, Doom: a me allora parvero incredibilmente regressivi. Ma capisco che il suono mediamente marcio della prima zuppa crust e dell'hc metallizato made in UK possa aver catturato molti. Non da ultimo Jello Biafra, perché notoriamente su Alternative Tentacles uscivano i gruppi che gli piacevano, ed evidentemente gli Amebix gli piacquero, visto che fece uscire Arise!. La cosa mi lasciò piuttosto perplesso. Alternative Tentacles faceva uscire un disco metal? Bah.
Riascoltati anni dopo devo dire che la band continua a non farmi impazzire, ma ne colgo il senso e l'importanza storica. La loro influenza è stata importante per i Neurosis. E i Neurosis sono i Neurosis.

venerdì 8 febbraio 2019

Dish Is Nein - Venerdì 15 febbraio ore 20.30 garageradio.eu

La seconda edizione della Notte di Contempo, al Flog, ha visto l'auditorium pieno. Io ero lì solo per Dish Is Nein, il mio interesse a priori per quel che li precedeva era nullo. ma devo dire che la noia è stata interrotta da una versione "assai poco gaia", come direbbe una signora che conosco, di Fox On the Run degli Sweet, offerta dai Garcon Fatal e da un power trio di ragazzi romani. Se te li anticipano come Zep, Free e Steppenwolf difficile non immaginarsi una versione capitolina dei Greta Van Fleet forse più stoner. E invece i Life In The Woods trasudano blues vero, e hanno messo in scaletta una loro versione di Man Of Constant Sorrow. La voce c'è, la chitarra pure, la batteria è pestatissima. Molto 70-71, di Zep non ho sentito gran che, più Free-Trapeze, direi.
Quando finalmente sono arrivati sul palco, i Dish Is Nein hanno tirato su il loro set, perfetto, con quasi tutti i brani dell'EP, più Militia e una rielaborazione della versione Discliplinatha di Up Patriots To Arms.
L'EP di Dish Is Nein per quel che mi riguarda è stata LA uscita del 2018.  Purtroppo non sono riuscito ad intervistarli un anno fa, ma ho rimediato nel pomeriggio prima del concerto, dopo il loro soundcheck.
30 anni e un pugno di mesi da quando recensii Abbiamo Pazientato 40 anni su Metal Shock concludendo all'incirca "questi sono fasci", dopodiché mi arrivò una telefonata di Dario Parisini, "Dobbiamo spiegarci, intervistaci". Mi ha fatto piacere scoprire che se ne ricordava.
Comunque ne è venuta fuori una chiaccherata di 20 minuti, e forse un po' diversa dalle varie interviste finora uscite


domenica 3 febbraio 2019

Età dell'oro, vere o presunte che siano - Venerdì 8 febbraio ore 20.30 www.garageradio.eu

In ormai quattro anni qua sopra già ho parlato di illustrazione e fumetto, del debito dell'heavy metal classico nei confronti dell'illustrazione degli anni 70, dei rapporti tra rock e fumetto e SF o fantasy e via dicendo.

Per faccende mie mi sono andato a rivedere il catalogo della prima serie delle Marvel Graphic Novel e mi sono reso conto che è all'incirca sovrapponibile all'età dell'oro del metal (e dell'HC).
E mi sono ricordato che chi aveva definito Void Indigo ( Steve Gerber, Val Mayerik- 1983) "un crimine contro l'umanità" lo aveva fatto all'incirca nello stesso periodo in cui il PMRC si era scagliato contro il metal e il poster incluso in Frankenchrist dei Dead Kennedys (Penis Landscape di Giger) aveva procurato loro una valanga di guai giudiziari, etc.
Anche Heavy Metal  (1981) era stato accolto da una quantità di critiche indignate e censorie, e si nota facilmente che l'immaginario del film è tutt'altro che estraneo sia a Void Indigo che a altre Marvel Graphic Novel (come scordarsi Elric-The Dreaming City di Paul Craig Russel - ovviamente da Michael Moorcock - o Marada, The She Wolf  di Chris Claremont e John Bolton?). Un'iconografia che aveva la sua radice negli anni 70...
Era il Decline Of Western Civilization, in una parte più che in due, che quindi iniziava subito dopo il suo apice?
Gli eighties, per quanto ancora largamente era "dell'informazione lenta" furono un periodo il cui le cose accadevano a una velocità vertiginosa, a volte in parziale rottura con i decenni precedenti (che fosse parziale da molti punti vista l'ho capito solo recentemente), a volte come loro eminente recapitolazione ed elaborazione.
Secondo qualcuno di casa da queste parti "La musica è finita nel 1990"...
Ma, in tutta onestà, parlando di metal e heavy rock in senso stretto, al di là dei punti vista generazionali, chi può in tutta onestà dire che dal 1990 in poi sono arrivate stagioni creativamente più rilevanti di quelle dei decenni precedenti?

Marada, the She Wolf (John Bolton)

Indigesti, Bultaco DC, Acredine - con Rudy Medea Venerdì 1 febbraio ore 20.30

E alla fine, tra una cosa e l'altra, non c'è stato neanche il tempo di preparare la presentazione della trasmissione. Comunque con questa direi che la copertura dell' HC italiano anni 80, quanto a interviste, è completa, perché tra i nomi Indigesti non poteva mancare. Uno dei tre gruppi al Casalone il 20 giugno '87, uno dei quattro che all'epoca fecero il tour americano


mercoledì 19 dicembre 2018

LWC35 - 35 anni dal Last White Christmas - Venerdì 21 dicembre ore 20.30 garageradio.it


Del Last White Christmas, che si svolse nella sconsacrata basilica di S.Zeno a Pisa nel 1983, io e Riky e Antonio Cecchi abbiamo già parlato, qua.
A 35 anni di distanza l'evento viene celebrato con dibattito e concerto, qua trovate la pagina fb e qua l'evento.
Quindi nell'ultima puntata di FERA del 2018 io e Riky presenteremo la cosa, tra vecchio e nuovo. E come notate dal manifesto, l'indomani saremo di moderazione del dibattito...

(FERA riparte a gennaio dopo l'Epifania)

giovedì 15 novembre 2018

Il suono dell'underground heavy metal - venerdì 16 novembre ore 20.30 garageradio.it

Quando parlo di diversità sonora del metal dei primi 80 mi riferisco sopratutto alla prima metà del decennio. C'erano suoni caratteristici che sono rimasti iconici: il suono delle chitarre in British Steel dei Judas Priest. E altri estremamente caratteristici, per esempio il suono dei primi tre lp dei Manowar. Non li potevi scambiare per un altro gruppo solo sentendo un singolo riff, prima che entrasse la voce.
E c'era anche una discreta diversità nell'underground più caratteristico.
La sentivi fin nelle antologie della NWOBHM. Metal for Muthas, certo, ma anche nelle due Heavy Metal Heroes e in Lead Weight, per citare le più note.
Nell'82 l'uscita dell'ultimo (o penultimo) round di compilation della NWOBHM si sovrapponeva all'inizio della serie di complilation americane Metal Massacre. E anche lì era abbastanza difficile trovare i segni di una omogeneità sonora. Eppure quello, proprio quello lì, per me (e immagino anche per altri) fu il "sapore" del metal underground. Fatto difficile, molto difficile da spiegare anche a soli dieci anni di distanza da quelle antologie.

domenica 30 settembre 2018

No More Lies al CPA (Firenze), Impact al Newroz (Pisa): due giorni, due concerti - Venerdì 5 ottobre ore 20.30 garageradio.it

Dopo aver mancato i No More Lies al CPA in primavera (problemi fecero saltare la loro presenza), alla fine li ribecco in autunno, ancora al CPA. La serata prevedeva Machete, NML, Movement e Lowlife come headliners, ma data l'ora dopo i NML ho ripreso la via di casa (hanno finito di suonare verso la una).
I No More Lies hanno attirato la mia attenzione (e non solo la mia) per il loro voler venir fuori dal sound piuttosto omogeneo che va per la maggiore come HC da un po' troppi anni, recuperando cantato in italiano, influenze Oi!, e un poco del vibe dell'hardcore italiano anni 80.



Relativamente freschi di uno split con Rebel Crew, hanno proposto una scaletta centrata su questo e sul precedente lavoro, Fuori Dal Coro. E poco da fare, il pezzi dell'lp risaltano (riescono ad attirare l'attenzione del pubblico proprio con Non Dire Mai).
La band si ritrova con una formazione stabile e ben rodata da più di un anno, dal vivo sono energici, potenti, incisivi - e il Marinaio come frontman non ha bisogno di presentazioni o commenti.

E veniamo alla serata di sabato 29 settembre al Newroz, Pisa. L'ormai tradizionale evento organizzato da Oi! Block quest'anno ha una scaletta molto mista, dal punto di vista della proposta sonora (e questa secondo me è un'ottima cosa).
Lupe Velez: ottimo garage punk dove il punk si sente, e bene, e parecchia storia dell'underground della zona nella formazione (al basso Donatella Doda Mariotti, già nei Senza Sterzo, nonché indimenticabile curatrice dei concerti nella prima immensa fase di vita del Macchia Nera). Di fresco usciti su Area Pirata con un lp, Weird Tales, I Lupe Velez, per chi non li conosce, sono l'evoluzione dei sorprendenti Stella Maris Music Conspiracy, band se possibile con ancora più storia dentro (Stefano "Tetano" Piercecchi alla batteria, nientemeno che la partecipazione di suo fratello Syd - già, CCM), che si muoveva a metà tra sonorità del punk losangeleno di fine settanta e il primo hc da una parte e la psichedelia dall'altra (Operation Mindfuck, Area Pirata, 2013).
Gli Slander hanno fatto il loro, bene come al solito: poco da fare, il coinvolgimento del pubblico comincia quando tirano fuori The Rush, sanno di avere un gran pezzo e si giocano la carta con oculatezza.
A regola, con loro presenti, mi sarei aspettato di vedere tra il pubblico qualche metallaro, ma niente da fare, al Newroz i metallari arrivano solo se ci sono i Raw Power...
E veniamo al clou della serata, per quel che mi riguarda. Impact, nella terza fase della loro storia (dall'anno scorso è entrato un nuovo chitarrista). E per me è stato un flash, di quelli veri. Devo aver passato tutto il loro set con un sorriso idiota stampato sulla faccia.
Impact
Ci sono reunion che funzionano e reunion che non funzionano. Quella degli Impact, che a Gigo non piace definire reunion, non solo funziona. E' qualcosa di più. E' un'incarnazione dello spirito sonoro dell'hardcore  italiano della prima fase (81-84), di quello che americani definivano "rumble and clatter" ma suonato bene, precisissimo, e con il suono buono - quindi un qualcosa che allora nella media era piuttosto raro, per non dire quasi del tutto inesistente. Fossimo stati nel 1985 o 86 questa versione degli Impact avrebbe provocato sotto il palco mischie disumane. Ma siamo nel 2018, e la gente non è abituata ai suoni "storti". L'hardcore punk italiano degli 80 era mediamente storto, magnificamente storto, ed è forse questo che gli ha procurato la fama che ha avuto. Oggi quel suono è alieno esattamente come lo era allora: la gente è assuefatta a suoni squadrati ("Fate i Nabat!"), e il pubblico del Newroz ci mette qualcosa tipo dieci minuti o più a capire cosa sta succedendo sul palco. Non mi dilungo sulla scaletta, costituta dal repertorio classico del gruppo (ok, Solo Odio, ma anche il pezzo loro che preferisco, Processo Di Vita).
Se suonano dalle vostre parti non ve li perdete, non potete perderveli.


mercoledì 20 giugno 2018

Quattro chiacchere con Giancarlo Trombetti e Ruggero- venerdì 22 giugno ore 20.30 garageradio.it Torboli

Mi è sembrato un'ottimo modo per concludere la quarta stagione di FERA.
Come passa il tempo, sono già trascorsi quattro anni. Quattro anni, quattro traslochi della radio. Quattro anni in cui vecchi amici sono stati ritrovati (e persi).
Quattro anni in cui sono state raccontate varie cose: pezzi di storia dell'HC italiano anni 80 rimasti fuori dal quadro fino a poco tempo fa, la faccenda dei rapporti tra HC punk e thrash metal e qualche altra cosa (che per me non sono esercizio storiografico o documentaristico, ma pezzi di vita, e pezzi fondanti, come si dice).
Ma non c'era e non c'è solo questo. E una chiaccherata con Giancarlo e Ruggero (già a Video Music, Radio Rai 2, su Flash e per un periodo voce dei Not Moving) è un modo eccellente (e piacevole) per chiudere questa stagione.
E verso metà settembre ci risentiremo per l'inizio della quinta.

martedì 29 maggio 2018

Rottura/Tradizione tra punk, metal, HC nel primi 80 - Venerdì 1 giugno ore 20.30 garageradio.it

C'era un modo assai diverso di guardare all'indietro, tra punk e metallari nei primi 80, per quel che mi ricordo dalla mia esperienza. L'HC in Italia appariva come completa discontinuità e rottura, non solo col grande rock dei 60 e dei 70, ma anche con buona parte del punk 77 (storica la contestazione al concerto dei Clash a Bologna del 1 giugno 1980). I gruppi di culto di 10-15 anni prima erano MC5 e Stooges (e New York Dolls), che in effetti erano stati eletti a precursori dal punk e dalla New Wave in generale. I metallari invece, specie teen ager, guardavano indietro con un occhio diverso, andando a cercare i dischi dei gruppi hard rock anni 70, ma spesso anche il rock blues elettrificato (Johnny Winter, Rory Gallagher, Stevie Ray Vaughan etc). Il blues era alle volte riconosciuto come radice comune - ricorderò ancora che a Pistoia Blues si poteva trovare qualche metal head che aveva lasciato a casa la t-shirt dei Priest per metterne una di Johnny Winter e anche qualche mohicana.
La cosa che mi ha francamente sorpreso è scoprire di recente in alcune figure storiche del GDHC un profondo amore anche per l'hard rock dei 70 e il progressive, per esempio. O sentire Ian MacKaye dire, a proposito dei 70, "Fuck the Ramones, I say Ted Nugent!". O leggere Keith Morris che nella sua biografia ha parole di ammirazione per tutti i grandi gruppi tra fine 60 e metà 70, dai New York Dolls ai Thin Lizzy.
Comunque basta dare un'occhiata al bill di Reading 80 per rendersi conto di quale era l'ambiente sonoro dell'headbanger inglese, che al Marquee poteva andare sia per vedere i Maiden sia per ascoltare i Nine Below Zero. Ed era l'atmosfera sonora del Friday Rock Show di Tommy Vance, che metteva assieme classici del rock e nuovi gruppi NWOBHM.
Probabilmente in futuro tenteremo delle chiaccherate multigenerazionali sul rock dei 60 e dei 70 (idea di Antonio Cecchi dopo lunghe chiaccherate al riguardo la sera del concerto del trentennale dei Tossic al Cage Theater di Livorno). Intanto vedrò di mettere assieme una scaletta in tono.

venerdì 18 maggio 2018

RI-COVER - venerdì 18 maggio ore 20.30 garageradio.it

Metallo, anni 60, anni 70, HC, punk... una scaletta che rimbalza da cover a coverizzati può speziare per mezzo secolo dei heavy rock.
Quanto al ruolo delle cover, quello che fu (visto che ora tra cover band e soprattuto tributi la cosa ha cambiato senso), due righe le ho già scritte

(Ah, le cover degli Attitude mi sono sempre piaciute, fin da quando ascoltai la loro versione di Summertime Blues sul demo che mi arrivò e che ancora conservo)



mercoledì 4 aprile 2018

New Wave Of American Heavy Metal, quella vera, part II -venerdì 6 aprile 20.30 garageradio.it

Tra 1983 e 1984 il thrash metal nasce e arriva al suo apice mentre per il 90% del pubblico mainstream, specialmente oltreoceano, grazie a MTV il metal è Motley Crue, Ratt, Cinderella, Warrant, Dokken, etc.
I nuovi enfant terrible del thrash dall'86 in poi firmeranno con le major e inizieranno a inserirsi nel "giro grosso" dei festival, dei concerti negli stadi, etc. Ma continuava ad esistere, ormai solo oltreoceano, un metal underground prosecuzione dell'age d'or del metal classico, 78-82. Metal Blade e in seconda posizione Shrapnel erano le etichette principali che ancora davano spazio a questi gruppi. E non venirono fuori dischi da poco. Due parole su due che continuo ad ascoltare tuttora.

I Fates Warning, dal Connecticut, avevano debuttato con un album, Night On Brocken, che li aveva rapidamente fatti classificare come copycat yankee dei Maiden. Ma mentre i Maiden stavano incidendo Somewhere In Time, sorpresa: Metal Blade fa uscire il secondo album dei Fates Warning, The Spectre Within.  La maggior parte dei fan del prog lo lasciano da parte: troppo metal, troppo poco prog. Ma all'epoca che fosse la testimonianza di una incredibile evoluzione del gruppo fu evidente da subito, fin dalle prime note di Traveller In Time. Molto metal e decisamente progressivo fin da subito, ma sottolineando sempre e comunque, fin dalla produzione, che di heavy metal si tratta, e al suo meglio. Chi ha citato come paragone i Mercyful Fate non ha sbagliato, secondo me. Di sicuro al gruppo non era passata inosservata la svolta dei Queensryche di Warning. Ma forse anche i Rush avevano un peso, sento nel testo di Pirates Of The Underground un eco di Spirit Of The Radio:

Deep in the dark wolves rip at your
Heart as you lie asleep.
Endangered specie of the megahertz
Follow the yellow brick road, your
Asylum awaits you.
Sign on the dotted line.
Pirates of the underground, mutiny is in the air...

Album senza punti deboli, dove i testi hanno un loro peso. I FW avevano la tendenza all'uso ipertrofico di metafore, ma a più di trent'anni continua a commuovermi il finale di Epitaph:

There lies the shadow of a man.
See the colored flowers and marble towers
They fade to brown
Like the unknown inscribed in stone...




I Cirith Ungol:  nel 1986, a due anni dal loro capolavoro King Of The Dead escono su Metal Blade con One Foot In Hell, album assolutamente eccellente che mostra una band cambiata dall'aggiunta di una seconda chitarra. Sono sempre loro, riconoscibilissimi, ma la produzione enfatizza l'impatto e rispetto a King Of The Dead il solismo di Jerry Fogle, che era esteso e pervasivo, costituendo uno dei tratti distintivi della band, quasi scompare, se non in due brani (Nadsokor, War Eternal). Se possibile le tematiche moorcockiane sono ancora più evidenti: Nadsokor è l'infame città dei mendicanti, nel mondo di Elric di Melniboné, e Chaos Descends ha un titolo che parla da solo. Sarà l'ultimo lavoro di rilievo del gruppo. Jerry Fogle sta già annegando nell'alcol la delusione del mancato successo della band. Al gruppo rimarrà lo status di cult dell'underground metal e l'ingresso a tutti gli effetti tra i classici del genere, con gli anni.  

sabato 6 maggio 2017

Crash Box, "Schegge - discografia 1983-2012" - con Maniglia, Venerdì 12 Maggio ore 20.30 www.garageradio.eu

Ovvero dove si torna a parlare di ristampe (e ancora non è finita).
Mi ricordo di aver recensito Finale su Metal Shock, trent'anni fa. Mi ricordo che mi piacque, anche se era davvero molto metal, e mi ricordo che non capivo bene come fosse finito alla chitarra nei Crash Box Tommy Massara degli Extrema, ma lo interpretai come un segno dei tempi (contiguità tra thrash e hc etc). Pochi mesi più tardi lo trovavo decisamente troppo metal, ma senz'altro rimane una delle pietre miliari della stagione magica di TVOR on Vinyl - tra originali e ristampe, dall'86 all'89: Osservati Dall'Inganno degli Indigesti, Finale, appunto, Nothing More To Be Said e Growing Pain degli Upset Noise, Lo Spirito Continua dei Negazione, Cattivi Maestri dei Peggio Punx, Liquid Party degli Ifix Tcen Tcen. Frutto del gran lavoro di Stiv "Rottame" Valli, questa serie di vinili si sgrana nel tempo dal momento apicale della scena anni ottanta lungo l'inizio del suo scemare, costituendo nei fatti una importante testimonianza, alle volte "postuma" (vedi i Peggio Punx) del livello raggiunto da quei gruppi.
In ordine sparso sui Crash Box:
- Nato Per Essere Veloce: della serie "buona la prima", uno dei classiconi dell'hc italiano anni 80 viene fuori sulla loro prima cassetta dell'83.
- Un quasi-tour o un non-tour americano
- In pochi sanno di preciso com'è cambiata la formazione nei primi dieci anni, i Crash Box sono Maniglia (ma Maniglia canta, e i riff li tirano fuori i chitarristi).



Comunque FOAD fa uscire una nuova ristampa dei Crash Box, Schegge - discografia 1983-2012 , (la precedente è stata Veleno Per Voi , doppio CD del 2005), e venerdì io e Riki avremo in collegamento Maniglia per parlarne (e parlare quindi della storia del gruppo).

domenica 23 aprile 2017

Negazione, again: si ristampa - con Marco Mathieu, Venerdì 28 aprile ore 20.30 www.garageradio.eu

Neanche a farlo apposta, a poco meno di un mese da una trasmissione con Zazzo, i Negazione tornano di attualità con l'uscita di un cofanetto di ristampe, La Nostra Vita , per Contempo Records (notizia tenuta riservata sino alla settimana di Pasqua). E a questo punto NON potevo fare a meno di fare due chiacchere al riguardo (e oltre) con Marco Mathieu, che per motivi legati al suo lavoro è poco disponibile per collegamenti in diretta - abbiamo quindi registrato la conversazione.
Questo cofanetto arriva a 5 anni di distanza da Il Giorno del Sole, che uscì per ShaKe. Annunciato il 10 di aprile, con uscita il 22, la notizia è girata velocemente, attirando l'attenzione anche di Hardcorella 2000, che non ha perso l'occasione per un pezzo divertente,  nella linea del sito, che ha provocato commenti in tono, su fb. Comunque il box continene tutto quanto prodotto dai Negazione, nel formato originale: dalla cassetta  Mucchio Selvaggio (senza i pezzi dei Declino, ovviamente) a 100%, più un booklet di grande formato, un poster con un bello scatto che ritrae il gruppo dal vivo al CBGB nel 1990, e una t-shirt, riproduzione di quella del tour di Little Dreamer.
Per chi fosse interessato a elementi isolati della discografia dei Negazione, dopo La Nostra Vita inizierà a cadenza mensile l'uscita delle singole ristampe, in vinile e CD.

Il 22 era il Record Store Day, e Contempo l'ha riempito, tra l'altro, con la presentazione de La Nostra Vita, fatta da Marco Mathieu, nella mattinata, e con Antonio Cecchi che ha presentato No More Pain nel pomeriggo. Ero lì la mattina, è stata una cosa per pochi intimi ma è stato un piacere rivedere Marco dopo una decina d'anni che non ci incrociavamo. Tra gli altri c'erano qualcuno venuto da lontano e un ragazzo sulla trentina con un tatuaggio de Lo Spirito Continua. Nella conferenza stampa Marco ha ripercorso la storia del gruppo, soffermandosi anche sulla sua fine. Nel '92 i Negazione avevano due offerte sul tavolo, una dalla SST e una da una major italiana. Firmare per la SST (che era in fase calante da qualche anno) avrebbe voluto dire trasferirsi negli USA e ricominciare tutto da capo. La major italiana invece cercava i nuovi Liftiba, senza immaginare la deflagrazione dei Green Day dietro l'angolo (Dookie è del 93). Ma il gruppo aveva completamente esaurito le proprie energie, da cui la decisione dello scioglimento.


Marco ha anche ricordato l'allargamento del pubblico della band nella seconda fase della sua storia. In effetti tra l'altro i Negazione sono stati piuttosto popolari tra i metallari, dall'88 in poi. Durante la conferenza stampa ho avuto l'onore di ricevere parte del credito, per questa cosa, assieme ovviamente a chi scriveva per HM (preciso che si trattava di Barone e Piccini). In ogni caso, parlando di quei tempi, questa fu un'intervista a cui resto molto affezionato.
Sfioriamo l'argomento anche nella registrazione, all'epoca questo ed altri aspetti del gruppo in certi ambienti fecero girare accuse di sell out più o meno velate i cui echi sopravvivono ancora oggi (alla fin fine sono pure dietro i post di Hardcorella 2000). La cosa è al limite del grottesco, visto che il gruppo negli atteggiamenti è rimasto perfettamente coerente nell'arco di tutta la sua esistenza (questo lo sa chi in quegli anni c'era, gli altri non hanno tutti questi mezzi per esprimere giudizi). In questa nota di Marco non c'è niente di celebrativo, e neanche vogliono essere celebrative queste righe. Per me Negazione sarà sempre il gruppo che vidi assieme a CCM e Indigesti il 10 giugno '87 al Casalone, Bologna. E uscii da quel concerto pensando che noi non avevamo da invidiare un cazzo di niente a nessuno. Chi c'era lo sa. Agli altri restano la musica, le parole, un pugno di foto (e alle volte futili illazioni).

Marco ormai è da anni giornalista ed autore di mestiere, e la conversazione che trasmetterò ha coperto anche i prossimi progetti ovvero Lo spirito continua (romanzo) e Tutti pazzi (documentario, titolo provvisorio) - che come ha fatto notare Riki sono i primi due pezzi a cui la gente pensa se si nominano i Negazione. Essendo stata registrata prima del 22, sarà trasmessa probabilmente dopo le due interviste fatte nella mattinata a Contempo, ma, vi dirò, in larga parte non è sovrapponibile a quanto già rilasciato da Marco, nell'occasione presente e in quelle passate. Come al solito, stay tuned!

martedì 18 aprile 2017

Kina - con Sergio Milani, venerdì 21 Aprile ore 20.30 www.garageradio.eu

L'hardcore italiano degli anni 80 è stato in larga parte una cosa che partiva dalla provincia: Alessandria, Vercelli, Pisa, Poviglio, Udine, Ferrara... e Aosta. La storia degli "huskers from the mountains" io, personalmente, non l'ho mai capita bene. Ho sempre visto i Kina come un gruppo con una propria spiccata personalità ed identità, come del resto è accaduto per tutte le band più rilevanti dell'hc italiano anni 80. Mi verrebbe da dire che, nonostante l'hc molto hc di Irreale Irrealtà, i Kina tra rabbia e velocità hanno finito per scegliere una certa struggente malinconia. Non è un caso che il loro brano più noto sia Questi Anni, uno dei grandi "singoli" dell'hc italiano, che parla di anni passati e stagioni che si concludono. E' il loro brano più noto ed è contenuto nel loro album più noto, Se Ho Vinto Se Ho Perso, non a caso uscito nel 1989. Era una stagione crepuscolare, per l'hardcore italiano, l'anno in cui fu sgomberato il Leoncavallo.
Se ben ricordo li ho visti dal vivo un'unica volta, al CSOA Macchia Nera di Pisa, nel 1990. Anche dai concerti di quel periodo si sentiva che il vento era proprio cambiato: Rollins Band, Nomeansno, Victims Family, Bad Religion, Fugazi, Jingo de Lunch. Alcuni veterani dell'hc californiano che non volevano cambiare pelle, come i D.I. (o gli All, che andai a vedere all'Isola nel Kantiere). I superstiti dell'hc italiano che suonarono al Macchia in quel tempo di fine decennio furono appunto i Kina, i Negazione, gli Upset Noise.
Tutto questo per introdurre la trasmissione di venerdì con Sergio Milani in collegamento - e in studio ci sarà la solita banda, immagino - dove ci faremo quattro chiacchere non solo sui Kina, visto che tra loro e i Frontiera Sergio ha attraversato quasi 25 anni di storia dell'underground italiano ed europeo.




sabato 25 marzo 2017

Quattro chiacchere l'ex frontman dei Negazione - venerdì 24 marzo ore 20.30 www.garageradio.eu

Zazzo e Syd, 1985
Ovvero quattro chiacchere con Guido Sassola, alias Zazzo, in una trasmissione co-condotta da Antonio Cecchi. Quindi dovrei dire qualcosa sui Negazione, e dopo tutto questo tempo e con la loro duratura fama che permane a venticinque anni dal loro scioglimento, è difficile farlo senza essere banali.
Ma posso partire proprio da Antonio, che ha detto "Noi non eravamo simpatici come i Negazione". In effetti difficile immaginare due gruppi più diversi. L'intensità di Syd sul palco incuteva una certa soggezione. Con Zazzo nessuna distanza, invece, e la cosa aveva anche effetti collaterali - una volta Stiv Rottame, aggrappandosi a lui dal basso, lo fece cadere giù dal palco con conseguenze piuttosto rovinose (episodio che Zazzo racconta in Italian Punk Hardcore). Però non era una cosa tipo "Salve, siamo gli amichevoli Negazione". Era la naturale capacità di creare un legame quasi empatico con la gente sotto il palco - mentre tiravano su un muro di suono impressionante. Era la tendenza spontanea a creare un rapporto umano con quelli che avevano a che fare con loro - e anche Antonio scrive qualcosa di simile in No More Pain. Due gruppi diversissimi, quindi, eppure molto legati. Forse anche perché Syd e Marco Mathieu si erano ritrovati assieme per svariate ore in una gabbia della polizia tedesca in seguito al Chaos Tag.
Per quel che mi riguarda li vidi suonare per la prima volta al Victor Charlie, e per l'ultima al Monsters Of Rock del '91, che non è stato il loro ultimo concerto,  ma è stato sicuramente uno dei più importanti della loro ultima fase, dato che dopo 10 mesi erano sciolti. Se ci pensate, due ambienti più che diversi tra loro, apparentemente incompatibili. Fu detto molto sulla loro partecipazione a quel festival. Onestamente da un lato mi sembrarono completamente fuoriposto; dall'altro però avevano anche portato qualcosa degli squat dell'hc italiano del precedente decennio davanti a 40.000 persone (ovviamente con Tutti Pazzi in scaletta).
E lascerei la cosa così, senza ulteriori considerazioni.

sabato 25 febbraio 2017

CCM - The Furious Era 1979-1987 - Venerdì 3 marzo ore 20.30 www.garageradio.eu

Alla fine dopo No More Pain esce la ristampa integrale dei CCM (quasi integrale, manca un live), con in più Naymiorenggekkio, ultimo brano della band, l'ultimo da loro suonato (e l'ultimo che sentii suonato da loro, quel 20 giugno di 30 anni fa, al Casalone, a Bologna), recuperato con incredibile abilità da Ale Sportelli e Ale Paolucci dalla registrazione live di Stefano Ballini, AKA il Mago Trippone - lo sto riascoltando mentre scrivo queste righe, ed è al tempo stesso un'incredibile flashback e l'ennesima dimostrazione di quanto avanti si fossero spinti CCM negli ultimi due anni della loro esistenza (mi ricordo che tra i miei coetanei si pensava che ormai era estremamente uncool pogare quando suonavano diversi brani dell'ultimo periodo) . Se volete avere i dettagli, leggetevi quel che ne scrive Riki su Ribelli a Vita.

Ebbene, riguardo a The Furious Era non posso che parafrasare Keith Morris: una raccolta assolutamente essenziale se siete fan dell' hardcore, non importa da che scena veniate, dovete ascoltare questa band.
Into The Void, retro del lyrics sheet
Sono sonorità che a tutti gli effetti arrivano da un altro mondo, in cui la proposta di tanti gruppi era brand new, mai sentita prima. Certo, chi è arrivato dopo si perde la metà di quel che i CCM sono stati: dal vivo erano unici anche grazie a Syd, a tutt'ora uno dei frontman più notevoli e impressionanti che io abbia mai visto. Dovrete accontentarvi di una rimasterizzazione più che eccellente, che rende piena giustizia al suono della band.

The Furious Era è già disponibile in preordine su www.areapirata.com (doppio lp, doppio cd, bandcamp)

Il release party ufficiale sarà il prossimo 10 marzo al GOB, mentre il 17 ci sarà una nuova presentazione di No More Pain a Capannori (con dj set di Dome La Muerte, che per chi non lo sapesse fu il primo chitarrista dei CCM).

(Venerdì in studio per parlarne Antonio Cecchi, Riki Signorini e altri ospiti ancora da confermare)