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Visualizzazione post con etichetta Heavy Metal. Mostra tutti i post
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giovedì 24 ottobre 2024

IRON MAIDEN, SULL' ONDA DEI RICORDI

Comincio dall'inizio o dall'87?

Cominciamo dall'87. Allora ancora facevo "La Notte" su Radio Ulisse, Pisa e avevo appena cominciato a scrivere su Metal Shock (assieme a Giulio Masetti, la rubrica dei demo, perché entrambi eravamo in alcune liste di distribuzione). Il programma era alle 18 di ogni giovedì e il nome del programma era mutuato da "La nuit" di Philippe Druillet. Ogni tanto veniva qualcuno per assistere dal vivo al programma. E mi ricordo che uno di quei pomeriggi arrivò un quattordicenne che mettendosi a frugare tra i vinili della radio tirò fuori "Somewhere in time" poi mostrandomelo dall'altra parte del vetro con un pollice alzato. E mi ricordo di aver pensato "Appunto". Probabilmente nella scaletta di quel giovedì c'erano i Voivod, alcuni demo (azzardo Legacy, Pediphile, Lethal Aggression, Attitude), Exodus, Mace, Death Angel, Slayer, Black Flag, DRI, Corrosion Of Conformity, TSOL, quasi sicuramente Gang Green. E questo riguarda l'87.

L'inizio... L'inizio era tutta un'altra storia ma, considerando le vincende della mia generazione, la prima generazione di thrashers, era la premessa.

Sull'onda dei ricordi. Il mio primo contatto con l'heavy rock era stato un paio di anni prima un video di You Really Got Me rifatta dai Van Halen, live in studio, che non so come filtrò sulla RAI in orario pomeridiano. Era seguito l'anno dopo l'acquisto di Paranoid e Made In Japan da un tipo di un tre anni più vecchio che diceva di aver superato quella fase. Il mio primo contatto con gli Iron Maiden fu Run To The Hills, 7', comprato all'UPIM, e lo adorai ( mi ricordo la faccia tra lo schifato e lo scandalizzato della cassiera per quel che aveva messo sul banco un ragazzetto di 14anniquasi15). 


 (Vendetti questo 7' a un francese, una quindicina di anni fa, per una cifra vergognosa)

Nell'82 tra un sottoinsieme di adolescenti c'era fame di heavy metal. Si cercava in modo quasi maniacale qualcosa che incarnasse il concetto: tra questo c'erano sicuramente i Saxon (più il live The Eagle Has Landed che Strong Arm Of The Law), Raven, Venom, Witchfinder General, Angel Witch, Motorhead, Mercyful Fate, gli ultimi battiti di cuore della NWOBHM (uscivano su Neat, Heavy Metal Records e  Ebony), quello che stava iniziando a uscire per Metal Blade.

Comunque a stretto giro arrivo Piece Of Mind e fu abbastanza chiaro che si cominciava a giocare un gioco diverso: non più NWOBHM, quello era stato un punto di partenza. Perché nell'82 la band invece era esattamente nella stessa posizione del punto di partenza quanto a look:


Nell'87 avevo visto i Maiden dal vivo, ed erano uno spettacolo da circo, quello che tutti ormai conoscono. Per questo ebbi un periodo di furioso recupero di roba NWOBHM, primi Maiden inclusi.


 

E quindi Paul Di' Anno, quello che ha cantato sui due primi LP, aveva ragione quando parlava della differenza tra la band e la macchina da soldi. Un semplice dato di fatto, quello che cinque anni dopo l'uscita di The Number Of The Beast mi spinse ad acquistare quel bootleg Killers, che aveva dentro il primo EP e i primi singoli

mercoledì 15 luglio 2020

NWOBHM E 1980 -venerdì 17 luglio ore 20.30 garageradio.eu

E' incredibile, guardando indietro, come le cose si muovessero velocemente nel rock.
Nel 69 Woodstock è il primo capitolo del canto del cigno del rock dei 60 (il secondo sarà all'isola di Wight). E contemporaneamente esce Led Zeppelin I. Entro un paio di anni sono venuti fuori Black Sabbath e Deep Purple mark II, gli Who finiscono di trasformare il loro sound , si assiste all'ascesa dei gruppi prog inglesi mentre da Detroit vengono fuori MC5 e Stooges. Per la metà degli anni 70 buona parte di tutto questo ha perso la sua spinta propulsiva, e in UK arriva il punk. L'esplosione del punk 77 si esaurisce entro la fine del decennio, arrivano l'anarco punk e l'ondata di spiked hairs. Oltreoceano nel 1979 fiorisce la scena punk losangelena, vengono piantati i semi dell'hardcore e in UK the dam began to burst: l'8 maggio 1979 al Music Machine a Londra suonano Angelwitch, Samson, Iron Maiden, e su Sounds Geoff Barton copre i concerto. Il pezzo viene titolato "If you wan blood... The New Wave Of British Heavy Metal".Entro la fine dell'anno tutto è pronto per l'esplosione 1980. La stampa mainsteam e specializzata aveva appena annunciato la morte dell'heavy metal quando grazie a Sounds una manciata di nuovi gruppi heavy rock sparsi sul territorio britannico diventano coscienti ognuno dell'esistenza dell'altro, e un clima generale di heavy metal/hard rock revival renderà il 1980 un anno memorabile, dalle uscite discografiche dei gruppi NWOBHM a quelle intrise di nuova linfa vitale di gruppi delle generazioni precedenti, fino al debutto sul palco di Reading delle nuove leve inglesi.
Rispetto a quanto accaduto da metà anni 90 in poi era come se qualcuno facendo girare il nastro "Storia del rock" tenesse il dito inchiodato sul tasto "fast forward".


Nel 1980 esce Metal For Muthas, dopo di che debuttano su lp gli Iron Maiden, i Def Leppard (On Through The Night), i Tygers Of Pan Tang (Wild Cat), gli Angel Witch, i Diamond Head; i Saxon mettono a segno una doppietta fenomenale. Se il 1978 è stato l'anno segnato da due Judas Priest (Stained Class e Killing Machine), il '79 quello dei Motorhead (Overkill e Bomber), nel 1980 escono Wheels Of Steel e Strong Arm Of The Law: praticamente il meglio dei Saxon in due album classici, storici, fondamentali nella storia dell'heavy metal.
Ma è anche l'anno di British Steel, Ace Of Spades, Back In Black, Heaven and Hell, Blizzard Of Ozz, Ready And Willing, Gillan arriva al terzo posto nelle chart inglesi con Glory Road. i Samson escono con Head On, con Bruce Dickinson alla voce. Da Raven in giù, i singoli non si contano.

Per molti è il battesimo del nuovo heavy metal. Ma in realtà il panorama è estremamente variegato, l'incrocio tra "nuovo" e "vecchio" inestricabile. Ci sono tanti seventies, tra vecchio e nuovo, nel 1980.
E si va ancora più indietro nel tempo: impossibile non sentire un'impronta boogie/R'n'B nei Tygers di Wild Cat (non a caso il B side del singolo sarà una versione "carta vetrata" di Tush degli ZZ Top). L'influenza AC/DC spazia dai Judas Priet di British Steel ai Saxon di Wheels Of Steel. L'influenza dei Deep Purple è forte (White Spirit), e quella di Hendrix pure (Vardis).

Questo pezzo uscì credo su Classic Rock una decina di anni fa, ed è una discreta carrellata:
https://www.loudersound.com/features/how-the-new-wave-of-british-heavy-metal-was-born

mercoledì 15 gennaio 2020

1970 - Heavy Metal is born (?) -Venerdì 17 ore 20.30 garageradio.eu

In un modo o nell'altro, per convenzione o altro, è nozione comune che i Black Sabbath siano stati il primo gruppo metal, e il primo disco metal il loro monimo debutto del 1970. In realtà il termine sarebbe stato usato per la prima volta su Creem nel 1971, a proposito di Kingdom Come dei Sir Lord Baltimore, album anch'esso del 1970. Sempre nel 1970 escono Population II di Randy Holden, di fama Blue Cheer, e Climbing dei Mountain
E' anche l'anno di Fun House degli Stooges, per cui lascerei la parola a Henry Rollins
“How the Stooges could have topped their self-titled first album is beyond me: It is perfection, but it is quite restrained compared to the feral, unleashed-from-its-cage hungry animal that is Fun House. …The first few seconds of the opening track, “Down on the Street,” are the definition of disinterested badassity. …This album is as brutal as a hyena with its jaws clamped on the throat of an impala. …It is a perfect album, timeless, peerless.”

E' l'anno di Led Zeppelin III, di In Rock dei Deep Purple, di Fire And Water dei Free.
Globalmente un esplosione di hard rock, riff di chitarre distorte.
Comunque qualche ragione per la fama del debutto dei Black Sabbath c'è. Più di qualche ragione, e in primo luogo Black Sabbath, il brano. Un riff irriversibilmente entrato nella storia, l'accordatura ribassata, il tritono, la campana a morto. Da qualche parte è scritto che nel 69 quando uscìil primo Zep Ozzy Osbourne chiese a Tony Iommi "Hai sentito quanto è pesante il disco dei nuovi Yardbirds?" e Iommi rispose "Il nostro sarà ancora più pesante". Detto, fatto. Il debutto dei Sabbath non ha perso un grammo di fascino, a 50 anni dalla sua uscita. La band mostra pienamente le sue radici blues-jazz, ma il suono asciutto, senza tastiere, la pesantezza dei riff, una personalità e identità perfettamente riconoscibile. Un disco che se non è l'atto di nascita dell'heavy metal ha dato origine al doom, e non solo: l'influenza dei Black Sabbath si spinge fino all'hardcore punk (i Black Flag di My War) e da lì al grunge e allo stoner. Oggi non c'è in giro un clone dei Deep Purple o degli Stooges. Ce n'è uno degli Zep. Quelli dei Black Sabbath non si contano.

domenica 15 dicembre 2019

FERA di fine 2019 - Venerdì 20 dicembre ore 20.30 garageradio.eu

FERA conclude il suo quinto anno. Il resto della sesta stagione non mancherà di ospiti in studio e in collegamento, a regola (perché ormai qualsiasi programmazione salta che è un piacere, quindi inutile stargli dietro). L'anno prossimo saranno passati 40 anni dal 1980, l'anno ufficiale dei grandi debutti su album della NWOBHM. Etichetta creata dalla stampa, forse, ma che fondamentalmente sta in piedi per molti motivi.
Se da una parte il gruppi NWOBHM marcavano una rivoluzione, dall'altra la loro continuità con l'hard rock dei settanta, inteso in senso lato, era dichiarata e innegabile.
Quindi per concludere il 2019 una scaletta che percorre quel particolare paesaggio sonoro tra 70 e 80, un paesaggio centrato sui suoni di chitarra: l'iconicità dell'axeman è un fenomeno strettamente collegato a quel periodo tra fine 70 e primissimi 80 (dopo si parlerà di guitar hero, che era un po' un'altra cosa). E più delle Stratocaster di Hendrix e Blackmore per quel che riguarda l'immagine la cosa fu simbolizzata dalla Flying V.

venerdì 29 novembre 2019

Il giovane Heavy Metal e suo zio il Prog - Venerdì 29 novembre ore 20.30 garageradio.eu

La generazione "venuta su" con il periodo classico dell'heavy metal (1978-1983) era largamente cosciente della propria "genealogia". Da una parte l'hard rock di fine '60, primi '70, e quindi l'ascendenza blues. Dall'altra quella progressive. Molto prima di leggere le interviste dei vari Steve Harris, Biff Byford etc che parlavano del prog come di una delle loro influenze, l'adolescente che nei primissimi anni 80 si leggeva le pagine di hard rock e heavy metal di Rockerilla orecchiava i nomi di Il Balletto di Bronzo, High Tide, Quatermass, Black Widow, ELP, Nice (in pratica la playlist prog di Beppe Riva). Per un qualche motivo invariabilmente si aggiungevano i King Crimson. Poi era un po' difficile a fine 70 e con una precoce passione per l'horror non incappare per esempio nell'incrocio tra il cinema di Dario Argento e il prog non solo italiano (erano tempi in cui in prima serata poteva passare un video con Keith Emerson che faceva Mater Tenebrarum, e all'epoca era un discreto spettacolo). Genesis Queen e Yes invece erano singoli pop su Video Music. Ma che dire dei due LP della Ian Gillan Band, di cui si andava alla ricerca tra i dischi usati? Poi c'erano i Rush, che erano una cosa a parte.
La faccenda non è che sia priva di fondamenti solidi. In primo luogo i riffoni leggendari : roba di cui King Crimson e ELP (questi magari rubandoli ad un autore classico) erano più che capaci, visto che hanno prodotto almeno un paio dei riff più memorabili della storia del rock. Poi l'inclinazione gotica, dark: tonalità minori in abbondanza, un tritono buttato lì non senza premeditazione, e via dicendo. C'è una zona di confine tra prog e metal, dice Steve Hackett, e viene immediatamente da dargli ragione:


I take off my cap to heavy metal because what you normally find is guys playing it in their spare time and they were listeneing to many different kinds of music including what is now known as progressive, so you know somewhere between heavy metal and progressive there is a meeting place in music. (1)

E riguardo il "dark side", Michael Giles, batterista e fondatore dei King Crimson, dice riguardo alle recensioni del gruppo tra fine 60 e primi 70:

Ricordo che la parola "evil" fu usata. Qualcosa (di quello che facevano, NdA) suona malvagio, devo ammetterlo,  ma musicalmente volevamo fare qualcosa di differente, suonare musica che nessuno aveva mai sentito. In termini di "progresso" si può dire che gli Who nei primi ‘60, i Led Zeppelin stavano facendo le loro cose, che senso aveva copiarli o fare alcunché di simile, il lato oscuro è sempre attraente, no? (1)

Già: help me in my search for knowledge, i must learn the secret art...

(1) Sam Dunn, Metal Evolution: Prog Metal (Banger Films, 2006)

giovedì 24 ottobre 2019

Ri-progressivamente - venerdì ore 20.30 garageradio.eu

Mi ripeto, il finale di Epitaph, dei Fates Warning lo trovo incredibilmente toccante oggi come nel 1985:

There lies the shadow of a man.
See the colored flowers and marble towers
They fade to brown
Like the unknown inscribed in stone... 


So che in molti hanno apprezzato e molto la band senza John Arch alla voce negli anni 90, ma la coppia The Spectre Within - Awaken The Guardian per me SONO i Fates Warning. E per quanto i due si ripetano nel dire che il loro lavoro non ha niente a che vedere con la band in cui hanno militato assieme Arch Matheos continuano a sembrarmi i Fates Warning come avrebbero dovuto essere.

sabato 5 ottobre 2019

Un'altra scaletta 1979 - venerdì 11 ottobre ore 20.30 garageradio.eu

Where were you in '79 when the dam began to burst?

Ah, io finivo le medie e iniziavo le superiori, mi avevano fatto ascoltare i Kiss e non mi erano piaciuti, mentre avevo visto mi pare su Rai Due i Van Halen dal vivo in studio che facevano You really got me ed ero rimasto a bocca aperta: chi erano questi marziani, che roba era quella? "Ah, heavy metal" mi aveva detto un compagno di scuola storcendo la bocca, e chissà dove aveva sentito la parola, lui.  A 12 anni ero diventano un membro inconsapevole della Flying V Appreciation Society, per citare John Tucker (Suzie smiled - The New Wave Of British Heavy Metal).
Comunque nei primissimi 80 finii per vivere in un ambiente sonoro almeno per due terzi fatto da roba uscita dal 1979. Se avessi potuto ascoltare la BBC, il Friday Rock Show e le BBC session dei gruppi NWOBHM sarei andato fuori di testa...



venerdì 4 ottobre 2019

Classix - Venerdì 4 ottobre ore 20.30 garageradio.eu

Poco da fare, se c'è un periodo classico dell'heavy metal va dal 1978 al 1983, e coincide con il sorgere della NWOBHM e il nuovo impulso che diede a gruppi provenienti dai primi anni 70.

Tra 1980 e 1983 gli Lp di AC/DC, Iron Maiden, Saxon da noi si trovavano ai grandi magazzini.
In molti negozi di dischi la sezione heavy metal e hard rock era cresciuta a dismisura, e dentro si potevano trovare tanto i nuovi gruppi della NWOBHM quanto gruppi southern (Molly Hatchet, Blackfoot, Outlaws), vecchi dei 70 che provavano a darsi un nuovo smalto (Uriah Heep, Frank Marino, April Wine) . E poi ovviamente Ted Nugent, Judas Priest, Riot, Black Sabbath, AC/DC, Rainbow, Motorhead... Il paesaggio sonoro dei miei 16 anni e di quando cominciai a fare radio (nella miti Radio Ulisse, Pisa). La radio faceva i suoi acquisti di dischi, e classici a parte trovai che il numero dei dischi metal stava crescendo, anche se era poca cosa rispetto a quelli di gruppi new wave e punk.




sabato 25 maggio 2019

1979: il battesimo della NWOBHM - Venerdì 24 maggio ore 20.30 garageradio.eu


La storia è nota. Il manager del Music Machine chiede a Neal Kay, DJ e animatore del Bandwagon, se se la sente di organizzare un concerto con tre gruppi "di quelli nuovi".  E 40 anni fa (8 maggio 1979) va in scena il 3-bands show: Angelwitch, Iron Maiden e Samson.
Sounds pubblica un report del concerto, e il titolista si produce in "If you want blood... the New Wave Of British Heavy Metal".
Qualche anno fa  Geoff Barton pubblica il suo ricordo di quella serata.

Di fatto il "movimento" viene battezzato prima della sua nascita, ma guardando bene i pezzi più importanti di una scena erano già al loro posto.
C'era il pubblico. I fan dell'hard rock e dell'heavy metal erano stati marginalizzati dall'esplosione punk-new wave, ma non avevano cambiato gusti.
C'erano i posti. Al di là del Bandwagon, nel 1979 il cartellone del Marquee inizia a cambiare pelle, e cominciano a apparirci i nomi dei nuovi gruppi metal
Il Friday Rock Show di Tommy Vance sta facendo crescere una nuova generazione di rockers con un mix di classici del rock, hard rock e nuove bands.
C'era una sponda sulla stampa del settore, Geoff Barton, che su Sounds "combatteva una battaglia di retroguardia su pagine affollate da Blondie".
I veri assenti, di fatto, erano i nuovi gruppi. Sparpagliati sul territorio britannico, ognuno perlopiù ignaro dell'esistenza dell'altro - il vero spettacolo doveva ancora iniziare, nella primavera del '79.
Ma basta dare un'occhiata al bill di Reading 1979 per rilevare che il vento sta davvero cambiando: nel 1978 gli unici gruppi estranei a punk e new wave erano stati Ian Gillan Band, Status Quo e Foreigner, nel '79 la lista si estende - Wilko Johnson, Gillan, Thin Lizzy, Motorhead, Steve Hackett, Molly Hatchet, Whitesnake.


giovedì 16 maggio 2019

1979 - Hard Rock, Heavy Metal, ma non NWOBHM - venerdì ore 20.30 garageradio.eu

Col senno di allora il famoso "Is Heavy Metal dead?" sulla copertina di Creem qualche ragione di essere lo aveva. Nel 1979, lasciando perdere le prime mosse della NWOBHM, ancora al grass roots level, anche se per poco, sono usciti diversi vinili storici quanto a hard rock ed heavy metal. Ma il clima generale espresso dai grandi media era diverso. Si era ancora in piena fase disco music da un lato e punk-new wave dall'altro. Probabilmente un brano iconico per il 1979 è I was made for loving you dei Kiss, il loro pezzo disco. Questo è un estratto dalla trascrizione di Metal Evolution (Sam Dunn, Banger Films)

Don Branker (Organizzatore del Cal Jam II): 
L'hard rock divenne irrilevante per tutta una nuova generazione interessata alla musica 
Jaan Uhelzski (co-fondatrice di Creem):
La Disco, la Disco ha distrutto così tanto venendo alla ribalta.
(e queste le lascio in originale)
Sam Dunn:
I Was Made For Lovin’ You baby.
Jaan Uhelzski:
I know. But you know, yah, I have no excuse for that.



In realtà la situazione era abbasta confusa: di sicuro i riflettori dei media erano tutti puntati su disco, punk e new wave, ma negli USA tra i concerti top sellers del 79 ci furono concerti hard rock/heavy metal: Boston-Heart-Van Halen-Nazareth-Blue Oyster Cult-Sammy Hagar al Dallas Cotton Bowl incassò 1.215.00, per dire. Erano dati che furono citati un anno dopo dal Washington Post, ma ormai era il 1980 e nella sfera anglofona heavy metal non era più una parola uncool.
Vero però che quella data a Dallas metteva assieme band il cui nome era in quel momento legato al decennio che si stava concludendo. I Black Sabbath erano nel periodo più basso di sempre, prima dell'abbandono di Ozzy. I Nazareth andavano calando, e la loro popolarità globale sarebbe crollata all'inizio degli 80. Le band americane di quel bill parevano avviate sul viale del tramonto (anche i BOC, in fin dei conti, Mirrors non è certo uno dei loro album migliori), con la debita, immensa eccezione dei Van Halen. Van Halen II è forse il loro apice, per me è l'album più VH che ci sia: un Eddy sopra le righe sempre, nel songwriting, eccezionale, e nel guitarwork, che fa fatica a rimanere sullo stesso riff suonato nello stesso modo due volte di fila. Uno spumeggiante, inarrestabile concentrato di vitalità e creatività.
Ted Nugent con State Of Shock continua imperterrito a proporre la sua formula, e questa volta la cosa gli viene meglio che con il precedente Weekend Warriors, ma per la prima volta non raggiungerà il disco di platino (segno dei tempi). Per gli Aerosmith è l'anno di Night In The Ruts, non esattamente il primo loro vinile a cui si pensa. E' un ritorno alle origini, con un marcato accento sulle sonorità rock blues (Cheese Cake) e ben tre cover, tra cui un blues di Jazz Gillum e Think About It degli Yardbirds.
Nel 1979 i Riot arrivano al loro secondo album, Narita. Ma quasi nessuno si è ancora accorto di loro, di fatto.
Da notare che nonostante l'anno "nero" dell'hard rock e del metal, le sonorità del metal "classico" stanno filtrando in gruppi non proprio collegati al genere. Un esempio sono i Molly Hatchet di Flirting With Disaster, che per essere un gruppo southern rock sfoggiano un suono di chitarra decisamente linea con lo stile hard rock/metal dei tempi (e infatti finiranno nella chart metal di Sounds).

Passando ai gruppi europei, inglesi e adottati dall'Inghilterra, il tour USA 1979 dei Judas Priest (Hell Bent For Leather Tour) non fu un fiasco. Non era la prima volta che la band metteva piede oltreoceano, ma fu il tour che diede inizio alla popolarità americana del gruppo: Unleashed in the East (il live ricavato dalle date giapponesi) sarà il primo lp dei Priest ad arrivare nella top 100 di Billboard.

Gillan arriva al vero proprio debutto del nuovo monicker. Ian Gillan ha sempre avuto incredibile cura nella scelta dei musicisti, ma l'ingresso di Bernie Tormé, recentemente scomparso  rende la band del periodo 79-80 un ensemble unico. Da una parte il guitarwork di Tormè, che è decisamente heavy metal, dall'altra Colin Towns, immenso, un tastierista jazz la cui unica incursione nel rock saranno gli anni con Gillan. E poi c'è ovviamente la voce di Ian Gillan.  Il primo risultato ufficiale di tutto questo è Mr Universe. Gillan sarà in quegli anni molto a contatto con i nuovi gruppi della NWOBHM, si porterà in tour i White Horse, il cui chitarrista alla fine passerà nel suo gruppo.

Per gli AC/DC è un anno cruciale. E' l'anno di Highway To Hell, l'album con cui il gruppo arriva per la prima volta nelle top 100, un lp circondato da un'aura particolare, l'ultimo con Bon Scott. Dal tour collegato fu ricavato un film, ACDC: Let there be rock, filmato al concerto del 9 dicembre 1979 al Pavillon De Paris, a Parigi, e poi montato assieme a scene del gruppo on the road e a interviste ai membri della band. Spicca l'intervista a Bon Scott, evidentemente a disagio nel suo ruolo. L'intervistatore gli chiede "Come ci si sente ad essere una stella?" e lui risponde "I see stars, sometimes" ridendo quasi imbarazzato. Due mesi dopo sarebbe morto.
Per i Whitesnake è l'anno di Love Hunter. Fece scalpore per la sua copertina (a cui oggi nessuno farebbe caso), e di fatto inizia quella che sarà la sequenza classica degli Whitesnake, che durerà fino a Saints and Sinners (1982), facendo scalare alla band prima le chart inglesi, e poi la Billboard 200.
I Thin Lizzy con Black Rose tornano dopo un'assenza di due anni mettendo a segno un colpo notevole: Black Rose, Waitin' for an alibi, l'immensa Got to give it up diventeranno immediatamente classici della band.
Gli Scorpions trovano la quadra con Lovedrive: si piazzano nelle charts UK e USA, sicuramente anche grazie alla prima delle ballads  più classiche, Holiday. Notare che a 40 anni di distanza nessuno o quasi si ricorda il titolo di una delle ballad che gli UFO piazzavano in ogni loro album. Ma Holiday e Still Loving You sono entrate prepotentemente nella storia non solo dell'hard rock, ma anche del pop. A parte questo la band realizza altri brani destinati a far parte del loro repertorio più classico, come Loving You Sunday Morning e Another Piece Of Meat.
A proposito di UFO, è l'anno di uscita del live Strangers in the night, l'ultimo loro vinile a contenere le note della flying V di Michael Schenker (per molti sarà il loro miglior album).
Blackmore guida i Rainbow senza Ronnie Dio alla ricerca di un maggior successo commerciale con Down To Earth, disco certo non dei più ricordati.
Ma soprattutto in UK il 1979 è l'anno dei Motorhead , con Overkill e Bomber . "By the time of Overkill we were getting our sound together",

La formazione classica Kilminster-Clarke-Taylor inizia la sua fase migliore e con Overkill mette a segno una pietra miliare. Ho già parlato della peculiare e immensa importanza dei Motorhead più classici, ma il brano Overkill, in particolare, introducendo per la prima volta la doppia cassa a un ritmo molto sostenuto sarà un punto di riferimento per molti gruppi, e in particolare per quelli che avrebbero fatto partire il thrash metal.

martedì 19 marzo 2019

Giganti che invecchiano (chi bene chi male) - 22 marzo ore 20.30 garageradio.eu

Una delle cose che negli ultimi 20 anni è risultata evidente è che i grandi dell'hard rock non stavano invecchiando tutti nello stesso modo. Musicalmente e non solo.
Le vicende anni 80 dei Black Sabbath e di Tony Iommi hanno finito per lasciare un'impronta durata 25 anni, per esempio.
Lo stesso Iommi ha avuto occasione di raccontare come il breve periodo di Ian Gillan con i Black Sabbath sia iniziato con incontro al pub per parlarne che si trasformò in una chiaccherata-bevuta con entrambi finiti sotto il tavolino. Il prodotto ultimo di quella sbronza fu Born Again, ma il rapporto tra il riff maker per eccellenza e Gillan è rimasto, fino a riemergere una decina di anni fa con WhoCares.
La storia stortissima di Seventh Star, nato come disco solista di Iommi con Glen Hughes alla voce e rietichettato Black Sabbath dalla casa discografica finì con un tour dei Sabbath con Hughes alla voce che mollò dopo poche date: troppo immerso in droghe e alcol per andare avanti. Eppure da lì nell'arco dei successivi 20 anni sono venute fuori alcune delle migliori cose fatte da Iommi (e da Hughes). E' abbastaza toccante sentire Hughes in interviste vecchie di qualche anno che dice "Considero Tony come un fratello".

Se dovessi pensare all'esatto opposto di tutto ciò, mi viene da pensare a David Coverdale. Sono passati 40 anni dall'uscita di Love Hunter e se si vuole avere una fotografia del decadimento dell'uomo basta guardare l'istantanea offerta l'anno scorso da The Purple Album.  Avvilente.




domenica 3 febbraio 2019

Età dell'oro, vere o presunte che siano - Venerdì 8 febbraio ore 20.30 www.garageradio.eu

In ormai quattro anni qua sopra già ho parlato di illustrazione e fumetto, del debito dell'heavy metal classico nei confronti dell'illustrazione degli anni 70, dei rapporti tra rock e fumetto e SF o fantasy e via dicendo.

Per faccende mie mi sono andato a rivedere il catalogo della prima serie delle Marvel Graphic Novel e mi sono reso conto che è all'incirca sovrapponibile all'età dell'oro del metal (e dell'HC).
E mi sono ricordato che chi aveva definito Void Indigo ( Steve Gerber, Val Mayerik- 1983) "un crimine contro l'umanità" lo aveva fatto all'incirca nello stesso periodo in cui il PMRC si era scagliato contro il metal e il poster incluso in Frankenchrist dei Dead Kennedys (Penis Landscape di Giger) aveva procurato loro una valanga di guai giudiziari, etc.
Anche Heavy Metal  (1981) era stato accolto da una quantità di critiche indignate e censorie, e si nota facilmente che l'immaginario del film è tutt'altro che estraneo sia a Void Indigo che a altre Marvel Graphic Novel (come scordarsi Elric-The Dreaming City di Paul Craig Russel - ovviamente da Michael Moorcock - o Marada, The She Wolf  di Chris Claremont e John Bolton?). Un'iconografia che aveva la sua radice negli anni 70...
Era il Decline Of Western Civilization, in una parte più che in due, che quindi iniziava subito dopo il suo apice?
Gli eighties, per quanto ancora largamente era "dell'informazione lenta" furono un periodo il cui le cose accadevano a una velocità vertiginosa, a volte in parziale rottura con i decenni precedenti (che fosse parziale da molti punti vista l'ho capito solo recentemente), a volte come loro eminente recapitolazione ed elaborazione.
Secondo qualcuno di casa da queste parti "La musica è finita nel 1990"...
Ma, in tutta onestà, parlando di metal e heavy rock in senso stretto, al di là dei punti vista generazionali, chi può in tutta onestà dire che dal 1990 in poi sono arrivate stagioni creativamente più rilevanti di quelle dei decenni precedenti?

Marada, the She Wolf (John Bolton)

sabato 20 ottobre 2018

Dal Brit Blues Boom a NWOBHM e dintorni - venerdì 26 ottobre ore 20.30 garageradio.it

Il 3 luglio a Ponsacco (PI) hanno suonato gli Animals, o meglio, quelli che ad oggi tengono vivo il monicker, uno di quelli storici della british invasion. Nella band l'unico componente originale è John Steel alla batteria, altro membro storico è Mick Gallagher alle tastiere, ma il tutto è tenuto insieme da Danny Handley, eccellente chitarra e voce, ottimo frontman. Aveva presentato il gruppo dicendo "We're the Animals and we're a Rhytm And Blues band". Né più né meno.
Certo non erano mancate le hit storiche, da House Of The Rising Sun a We gotta get out of this place, ma la loro prova (un entusiasmante concerto R&B) si era snodata su standard classici , da I put a spell on you di Screamin Jay Hawkins a Sweet Home Chicago. Passando per Can I Get A Witness.
Ian Gilllan, 1967
Can I Get A Witness ce l'ho in testa fatta dai Nine Below Zero, ma chissà se qualcuno se la ricorda in  Sole Agency And Representation, unica incisione pubblicata The Javelins (per i buoni uffici di Ian Gillan) nel 1994 e poi riproposta come Raving with Ian Gillan & The Javelins nel 2000 dalla Purple Records.
The Javelins erano stati il gruppo di Gillan ai tempi del brit blues e della swinging London. Non erano mai arrivati ad incidere, all'epoca. Can I Get A Witness ricomparirà in Who Cares di Ian Gillan & Tony Iommi nel 2012. I Javelins avevano in repertorio anche Love Potion n°9 , sfornata da The Searchers nel 1963. Ovvero esattamente la cover a cui MCA affidò il rilancio dei Tygers Of Pan Tang nel periodo Deverril-Sykes, facendogli ritrovare le chart che il gruppo non aveva più visto dopo Wild Cat.
Ma lo stesso Gillan (il monicker) è legato a doppio filo con le vicende dalla NWOBHM e quindi del periodo più classico dell'heavy metal, che all'incirca coincide con l'arco della sua esistenza (1978-82), repertorio in parte rievocato Gillan's Inn (2006) e poi riprosto da Live in Anheim (2008), inciso da un concerto alla House Of Blues tenutosi nel 2006. E a sessantuno anni suonati l'uomo dai "legendary shrieks" se la cavava così...




Del debito col blues della NWOBHM ho già parlato in passato (ormai tre anni fa, qua ) e chiaccherandone col bluesman ufficiale di Garage Radio mi sono reso conto che questi rapporti tra blues e heavy metal sono del tutto ignoti, dal suo lato...


martedì 29 maggio 2018

Rottura/Tradizione tra punk, metal, HC nel primi 80 - Venerdì 1 giugno ore 20.30 garageradio.it

C'era un modo assai diverso di guardare all'indietro, tra punk e metallari nei primi 80, per quel che mi ricordo dalla mia esperienza. L'HC in Italia appariva come completa discontinuità e rottura, non solo col grande rock dei 60 e dei 70, ma anche con buona parte del punk 77 (storica la contestazione al concerto dei Clash a Bologna del 1 giugno 1980). I gruppi di culto di 10-15 anni prima erano MC5 e Stooges (e New York Dolls), che in effetti erano stati eletti a precursori dal punk e dalla New Wave in generale. I metallari invece, specie teen ager, guardavano indietro con un occhio diverso, andando a cercare i dischi dei gruppi hard rock anni 70, ma spesso anche il rock blues elettrificato (Johnny Winter, Rory Gallagher, Stevie Ray Vaughan etc). Il blues era alle volte riconosciuto come radice comune - ricorderò ancora che a Pistoia Blues si poteva trovare qualche metal head che aveva lasciato a casa la t-shirt dei Priest per metterne una di Johnny Winter e anche qualche mohicana.
La cosa che mi ha francamente sorpreso è scoprire di recente in alcune figure storiche del GDHC un profondo amore anche per l'hard rock dei 70 e il progressive, per esempio. O sentire Ian MacKaye dire, a proposito dei 70, "Fuck the Ramones, I say Ted Nugent!". O leggere Keith Morris che nella sua biografia ha parole di ammirazione per tutti i grandi gruppi tra fine 60 e metà 70, dai New York Dolls ai Thin Lizzy.
Comunque basta dare un'occhiata al bill di Reading 80 per rendersi conto di quale era l'ambiente sonoro dell'headbanger inglese, che al Marquee poteva andare sia per vedere i Maiden sia per ascoltare i Nine Below Zero. Ed era l'atmosfera sonora del Friday Rock Show di Tommy Vance, che metteva assieme classici del rock e nuovi gruppi NWOBHM.
Probabilmente in futuro tenteremo delle chiaccherate multigenerazionali sul rock dei 60 e dei 70 (idea di Antonio Cecchi dopo lunghe chiaccherate al riguardo la sera del concerto del trentennale dei Tossic al Cage Theater di Livorno). Intanto vedrò di mettere assieme una scaletta in tono.

venerdì 18 maggio 2018

RI-COVER - venerdì 18 maggio ore 20.30 garageradio.it

Metallo, anni 60, anni 70, HC, punk... una scaletta che rimbalza da cover a coverizzati può speziare per mezzo secolo dei heavy rock.
Quanto al ruolo delle cover, quello che fu (visto che ora tra cover band e soprattuto tributi la cosa ha cambiato senso), due righe le ho già scritte

(Ah, le cover degli Attitude mi sono sempre piaciute, fin da quando ascoltai la loro versione di Summertime Blues sul demo che mi arrivò e che ancora conservo)



venerdì 27 aprile 2018

30.000 - venerdì 27 aprile ore 20.30 garageradio.it

Tre anni e mezzo di blog, e si arriva a 30.000 visualizzazioni - 163 post del blog, 124 trasmissioni radio, 5 volte nella top 100 hardcore di mixcloud: poca roba, ma tutto fa. Il tutto giunge a 25 anni (giorno più, giorno meno) da quando smisi di scrivere su Flash, mettendo fine ai miei rapporti con l'editoria rock italiana. Era lo stesso anno in cui Tommy Vance concluse il Friday Rock Show - non ero l'unico per cui un'epoca si era conclusa, evidentemente.
E l'ultima cosa che mi sarei aspettato era di ritrovarmi 20 anni e passa dopo a scrivere l'introduzione di un libro che ha un gran valore per tanti (o pochi), per tutti quelli per cui GDHC e la stagione dell'hardcore italiano degli anni ottanta sono stati una cosa importante - a livello personale.
Ma prima ancora, fino all'83-84 c'era stato l'heavy metal. Il termine ormai vuol dire tutto o niente: per me, nella sua prima accezione, è quella cosa lì, la continuazione dell'hard rock dei 70 con altri mezzi, la stagione 78-82, la NWOBHM che si portava dietro i grandi nomi del decennio che andava concludendosi. Oggi quelle band sono "classic rock", allora erano ben lontane, in Italia, da diffusione mainstream e accettazione sociale - e anche quello era il bello.
Quindi stasera per le 30.000 visualizzazioni una scaletta in celebrazione di quel periodo (l'immagine non c'entra niente con la scaletta, anche se ha in qualche modo a che fare con la sua aspirazione).

mercoledì 4 aprile 2018

New Wave Of American Heavy Metal, quella vera, part II -venerdì 6 aprile 20.30 garageradio.it

Tra 1983 e 1984 il thrash metal nasce e arriva al suo apice mentre per il 90% del pubblico mainstream, specialmente oltreoceano, grazie a MTV il metal è Motley Crue, Ratt, Cinderella, Warrant, Dokken, etc.
I nuovi enfant terrible del thrash dall'86 in poi firmeranno con le major e inizieranno a inserirsi nel "giro grosso" dei festival, dei concerti negli stadi, etc. Ma continuava ad esistere, ormai solo oltreoceano, un metal underground prosecuzione dell'age d'or del metal classico, 78-82. Metal Blade e in seconda posizione Shrapnel erano le etichette principali che ancora davano spazio a questi gruppi. E non venirono fuori dischi da poco. Due parole su due che continuo ad ascoltare tuttora.

I Fates Warning, dal Connecticut, avevano debuttato con un album, Night On Brocken, che li aveva rapidamente fatti classificare come copycat yankee dei Maiden. Ma mentre i Maiden stavano incidendo Somewhere In Time, sorpresa: Metal Blade fa uscire il secondo album dei Fates Warning, The Spectre Within.  La maggior parte dei fan del prog lo lasciano da parte: troppo metal, troppo poco prog. Ma all'epoca che fosse la testimonianza di una incredibile evoluzione del gruppo fu evidente da subito, fin dalle prime note di Traveller In Time. Molto metal e decisamente progressivo fin da subito, ma sottolineando sempre e comunque, fin dalla produzione, che di heavy metal si tratta, e al suo meglio. Chi ha citato come paragone i Mercyful Fate non ha sbagliato, secondo me. Di sicuro al gruppo non era passata inosservata la svolta dei Queensryche di Warning. Ma forse anche i Rush avevano un peso, sento nel testo di Pirates Of The Underground un eco di Spirit Of The Radio:

Deep in the dark wolves rip at your
Heart as you lie asleep.
Endangered specie of the megahertz
Follow the yellow brick road, your
Asylum awaits you.
Sign on the dotted line.
Pirates of the underground, mutiny is in the air...

Album senza punti deboli, dove i testi hanno un loro peso. I FW avevano la tendenza all'uso ipertrofico di metafore, ma a più di trent'anni continua a commuovermi il finale di Epitaph:

There lies the shadow of a man.
See the colored flowers and marble towers
They fade to brown
Like the unknown inscribed in stone...




I Cirith Ungol:  nel 1986, a due anni dal loro capolavoro King Of The Dead escono su Metal Blade con One Foot In Hell, album assolutamente eccellente che mostra una band cambiata dall'aggiunta di una seconda chitarra. Sono sempre loro, riconoscibilissimi, ma la produzione enfatizza l'impatto e rispetto a King Of The Dead il solismo di Jerry Fogle, che era esteso e pervasivo, costituendo uno dei tratti distintivi della band, quasi scompare, se non in due brani (Nadsokor, War Eternal). Se possibile le tematiche moorcockiane sono ancora più evidenti: Nadsokor è l'infame città dei mendicanti, nel mondo di Elric di Melniboné, e Chaos Descends ha un titolo che parla da solo. Sarà l'ultimo lavoro di rilievo del gruppo. Jerry Fogle sta già annegando nell'alcol la delusione del mancato successo della band. Al gruppo rimarrà lo status di cult dell'underground metal e l'ingresso a tutti gli effetti tra i classici del genere, con gli anni.  

mercoledì 15 novembre 2017

Metallo d'antan, tra suggestioni progressive ed altro - venerdì 17 ore 20.30 garageradio.eu

Cadendo la trasmissione di venerdì 17 tornano bene i Mercyful Fate. Non quelli della reunion, quelli originari, che bene o male hanno lasciato un segno indelebile nella storia del metal.
1982, la NWOBHM sta raggiungendo il suo culmine e siamo nell'era dell'informazione lenta. La Ebony Records, la più tardiva delle etichette venute fuori con la nuova ondata dei gruppi inglesi fa uscire Metallic Storm, la sua seconda compliation: tutti gruppi ignoti e destinati a rimanerlo (Tantrum, Scimitar, Mean Machine etc), tutti tranne uno: Mercyful Fate. Ma Metallic Storm non ricevette questa incredibile accoglienza internazionale. Era l'anno di The number of the beast e di Screaming for vengeance, dei Raven di Wiped Out e dei Venom di Black Metal (Neat Records), dei Witchfinder General di Death Penalty (Heavy Metal Records). Insomma, la Ebony non aveva raccolto molto interesse, all'epoca. Ma verso la fine dell'anno i Mercyful Fate uscirono con un EP self titled sulla sconosciuta Rave On Records. E per l'inizio del 1983 il loro nome iniziò a circolare su qualche rivista specializzata. Satanismo, spettrale cantato in falsetto, tecnica e durezza e velocità in linea con il trend del momento, anzi, forse un poco superiori. Questo veniva detto e scritto.
Inutile dire che in Italia arrivò di importazione e per averlo mi toccò svenarmi o giù di lì.
La consacrazione definitiva fu in quello stesso 1983 con l'uscita di Melissa. Il nome della band aveva attorno un alone arcano e sinistro, si parlava del teschio che King Diamond si portava dietro come mascotte del gruppo, di inspiegabili incidenti ai loro concerti...
Ma a parte questo c'erano alcune opinioni comunemente diffuse. Innanzitutto l'approccio del gruppo era progressivo: quanti riff ci sono in Into the coven ? E poi erano collocati nel segmento di testa  della fazione più duro più veloce più cattivo, destinati ad avere un influsso non secondario sulla prima generazione di gruppi thrash, senz'altro sui Metallica di Ride The Lighting, per esempio. Quando gli Slayer uscirono con Hell Awaits era opinione comune che il disco beneficiasse di un'influenza Mercyful Fate.
Com'è che un gruppo del genere sia stato etichettato (anni dopo il suo scioglimento) black metal è una cosa che mi ha sempre lasciato interdetto. Il corpse paint? King Diamond si era ispirato ad Alice Cooper e ai Kiss, vogliamo inserire tra gli antecedenti del black metal anche loro? Ah, ok: corpse paint più satanismo. Un po' poco per metterli assieme a Darkthrone e Mayhem.



La scaletta: due passi per il metal progressivo degli 80

sabato 3 giugno 2017

Daemonokrat (feat. Kam Lee) - Con Alessandro "Wehrmacht", Venerdì 9 Giugno ore 20.30 garageradio.eu

Qua non si è quasi mai parlato di death metal (e le poche volte che è successo è stato perché mi hanno ricordato il mio passato di stroncatore seriale), ma a questo giro è bene dare risalto all'attualità.
I Daemonokrat sono un gruppo siciliano in attività dal 2013. Quando sono arrivati alla preparazione del loro ultimo lavoro chi si offre di collaborare con loro, se non Kam Lee?
Non è la prima volta che glorie più o meno vecchie scelgono di collaborare una tantum o su base continuativa con gruppi italiani. Gli Svetlanas si avvalgono di Nick Oliveri in pianta semistabile, e Rikk Agnew si è offerto per un cameo ad un loro show a L.A. Hobb's Angel Of Death dal 2013 hanno al basso Alessio "Cane" Medici e Iago Bruchi dei Violentor (e hanno registrato da Ale Sportelli Heaven Bled).
E ora, questi "ragazzi" siciliani ricevono l'endorsement e la partecipazione di una delle icone della vecchia scuola death metal. Mi è parsa una notizia a cui dare i dovuto rilievo, in modo che non si perda nell'altissimo rumore di fondo della rete, dei social e dei tanti web magazine.
L'interesse di Mr Lee nei confronti dei Daemonokrat in fin dei conti non è poi così strano: il gruppo è un interprete  molto fedele del sound della vecchia scuola death della Florida, e non ne fanno un mistero, visto che citano tra le loro influenze Morbid Angel, Massacre e Monstrosity.
Il primo di luglio The Scourge Of Chaos dei Daemonokrat uscirà per Polimorphe Records,
Venerdì avrò in collegamento Alessandro "Wehrmacht", chitarra e voce del gruppo, per parlarne.



martedì 21 febbraio 2017

Proto thrash, alcolemia e "era roba buona?" - venerdì 24 Febbraio, ore 20.30 www.garageradio.it

Dopo le recenti prodezze della redazione di Metal Hammer Italia, neanche a farlo apposta, mi rimbalza sulla bacheca di facebook una delle tante liste di gruppi-album-pezzi che infestano i metal magazine online, "The 10 best proto-thrash songs", by Scott Ian, gentilmente offerta da Team Rock (neanche metto il link, se volete perder tempo googlate, però la domanda è: quante birre si era scolato Scott Ian prima di rispondere? O aveva usato qualche additivo?). Giuro, sembra "trova gli intrusi" sulla Settimana Enigmistica. Guardo meglio e vedo la data, 9 ottobre 2015. Ma Teamrock/Metal Hammer UK non erano andati a gambe all'aria e poi un mesetto fa era arrivata Future Publishing col portafoglio in mano per rilevare l'autodefinitasi "casa del rock e del metal"? E ora ripostano vecchia roba, di una stagione già piuttosto triste, per dimostrare la propria esistenza in vita? Bah.
In ogni caso colgo la palla al balzo per una scaletta a tema proto thrash o ante thrash, magari un poco più lucida di quella prodotta al tempo dal vecchio Scott.

(la foto col tema c'entra così così, ma è giusto per ribadire concetti già trattati)