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domenica 8 novembre 2020

GIOCHI DI SPECCHI

 

Figurati se nel 1988 mi sarei immaginato che qualcuno 32 anni dopo sarebbe andato a ripescare quello che stavo scrivendo, io che neanche conservavo i numeri di Metal Shock con i miei articoli o le mie recensioni.

Mi accorgo ora che qualcuno lo fa, e nella fattispecie si tratta di Francesco Ceccamea. Francesco sarebbe quello grazie al quale alcuni miei ricordi sono finiti in un libro, quella vecchia roba fatta di carta stampata.

Ceccamea lo fa per parlare di Done With Mirrors degli Aerosmith. E mi viene voglia di contestualizzare, così, sulla scia dei ricordi.

Oggi è abbastanza comune trovare gente che ascolta sia i Ratt che gli Exodus. All'epoca le cose erano un bel po' diverse. Faccio parte di quella mandata che quando i gruppi hair metal iniziarono a venire fuori si collocò automaticamente dalla parte opposta. Perché? Perché, come ebbe a dire Bobby "Blitz" Ellsworth quella roba era kinda reinvented pop , o per usare le parole di Kim Tahil the soundtrack for the future american housewife . Io invece appartenevo alla tribù dei dirty motorheaders (Gary Holt), quelli che finirono nei pit dei concerti hardcore punk. Ma la mia tribù, underground e minoritaria, non aveva dimenticato gli anni 70 e non aveva dimenticato il blues.

E l'hard rock stile anni 70 e il rock blues nella prima metà degli anni 80 non erano certo roba popolare nel rock mainstream, più o meno duro che fosse. Perlomeno da noi. Ma non solo: ricordo che per gli ZZ Top erano i tempi di Sharp Dressed Man (ciao ciao birra, bourbon e trucido slide sudista, rimasto in quantità massima sopportabile da MTV, confrontateli con quel che hanno fatto nel 2012 con La Futura). Le chiaccherate con Giancarlo Trombetti, alla consegna dei pezzi per Metal Shock, erano impregnate di anni 60 e 70, Hendrix, Zappa (a cui non è mai riuscito a convertirmi), Nine Below Zero, e contribuivano al quadro.

Io mi esaltavo se su RAI 2 intercettavo un vecchio live in studio dei Nazareth che facevano Vigilante Man. Quando gli Aerosmith uscirono nell'85 con un album "a pelle", in cui Joe Perry metteva dentro più slide di quanto se ne fosse sentito negli ultimi cinque anni, beh, la reazione era scontata. Era "vecchio"? Con una produzione substandard? Chi se ne fregava. Se davvero la band era entrata in studio e il giorno dopo non si ricordava quel che aveva inciso, beh, quel che era venuto fuori erano il blues e il boogie che continuavano ad avere nella pelle e nelle vene (dove continuava a circolare una quantità di altra roba).

Ceccamea cita qualcosa che ho scritto nell'88. Nel 1988 uscì Outrider di Jimmy Page. Un album che oggi viene perlopiù definito obsoleto e retrogrado (ma di cui Page parla con affetto), e che ho amato per gli stessi motivi per cui apprezzai Done With Mirrors. L'88 fu anche l'anno in cui vidi Johnny Winter a Pistoia Blues, e nessun video youtube rende giustizia all'amplificazione e alla distorsione che dal palco si riversò sulla platea (i giornalisti jazz passarono un'ora e passa tappandosi le orecchie con le mani). Ah, all'epoca avevo 21 anni. Un ragazzino. E oggi il mio album preferito degli ultimi 30 anni degli ex toxic twins è Honkin' On Bobo.



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