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sabato 26 aprile 2025

MICHAEL SCHENKER - MY YEARS WITH UFO, 25/04/2025 MAASTRICHT

 

Il Muziekgieterij questa sera è pieno come non l'ho mai visto prima. Ovviamente per Schenker si è usata la sala grande e si fa fatica ad entrare già quando suonano i dimenticabili tedeschi Human Zoo - ma la gente non è lì per loro, si è presa il posto in attesa del patriarca e non lo molla neanche quando la band tedesca conclude.

Finalmente le luci calano mentre parte Immigrant Song degli Zep dopodiche il Michael Schenker Group parte con Natural Thing. Alla voce c'è Erik Grönwall (ex H.E.A.T. e Skid Row) e il fatto notevole è che lo svedese, voce classicissima, riesce a riprodurre alla perfezione le intonazioni diciamo "non convenzionali" che furono di Phil Mogg. La tripletta di pezzi iniziali è un crescendo pazzesco: dopo Natural Thing, senza pause, Only You Can Rock Me e Doctor Doctor, su cui il pubblico fa il singalong praticamente dall'inizio alla fine. E' un pubblico per quattro quinti di over 45, gente che come me, ha incontrato il solismo di Schenker quando aveva 13-14 anni.

Una dopo l'altra sfilano Hot n'Ready, I'm a Loser, Lights Out, Cherry, Getting Ready, Love to Love e per la mia gioia Can You Roll Her. Come in Strangers In The Night Rock Bottom viene estesa per ospitare la lunga performance solista di Schenker. Ed  comunque lui con la sua Flying V il cardine di tutta la serata: lirico o torrenziale, a quasi 70 anni non ha perso né tecnica né agilità ed è capace di ricordare che quanto a shredding guitar lui è stato il primo, quando aveva 20 anni, tanto tempo fa.


giovedì 24 ottobre 2024

IRON MAIDEN, SULL' ONDA DEI RICORDI

Comincio dall'inizio o dall'87?

Cominciamo dall'87. Allora ancora facevo "La Notte" su Radio Ulisse, Pisa e avevo appena cominciato a scrivere su Metal Shock (assieme a Giulio Masetti, la rubrica dei demo, perché entrambi eravamo in alcune liste di distribuzione). Il programma era alle 18 di ogni giovedì e il nome del programma era mutuato da "La nuit" di Philippe Druillet. Ogni tanto veniva qualcuno per assistere dal vivo al programma. E mi ricordo che uno di quei pomeriggi arrivò un quattordicenne che mettendosi a frugare tra i vinili della radio tirò fuori "Somewhere in time" poi mostrandomelo dall'altra parte del vetro con un pollice alzato. E mi ricordo di aver pensato "Appunto". Probabilmente nella scaletta di quel giovedì c'erano i Voivod, alcuni demo (azzardo Legacy, Pediphile, Lethal Aggression, Attitude), Exodus, Mace, Death Angel, Slayer, Black Flag, DRI, Corrosion Of Conformity, TSOL, quasi sicuramente Gang Green. E questo riguarda l'87.

L'inizio... L'inizio era tutta un'altra storia ma, considerando le vincende della mia generazione, la prima generazione di thrashers, era la premessa.

Sull'onda dei ricordi. Il mio primo contatto con l'heavy rock era stato un paio di anni prima un video di You Really Got Me rifatta dai Van Halen, live in studio, che non so come filtrò sulla RAI in orario pomeridiano. Era seguito l'anno dopo l'acquisto di Paranoid e Made In Japan da un tipo di un tre anni più vecchio che diceva di aver superato quella fase. Il mio primo contatto con gli Iron Maiden fu Run To The Hills, 7', comprato all'UPIM, e lo adorai ( mi ricordo la faccia tra lo schifato e lo scandalizzato della cassiera per quel che aveva messo sul banco un ragazzetto di 14anniquasi15). 


 (Vendetti questo 7' a un francese, una quindicina di anni fa, per una cifra vergognosa)

Nell'82 tra un sottoinsieme di adolescenti c'era fame di heavy metal. Si cercava in modo quasi maniacale qualcosa che incarnasse il concetto: tra questo c'erano sicuramente i Saxon (più il live The Eagle Has Landed che Strong Arm Of The Law), Raven, Venom, Witchfinder General, Angel Witch, Motorhead, Mercyful Fate, gli ultimi battiti di cuore della NWOBHM (uscivano su Neat, Heavy Metal Records e  Ebony), quello che stava iniziando a uscire per Metal Blade.

Comunque a stretto giro arrivo Piece Of Mind e fu abbastanza chiaro che si cominciava a giocare un gioco diverso: non più NWOBHM, quello era stato un punto di partenza. Perché nell'82 la band invece era esattamente nella stessa posizione del punto di partenza quanto a look:


Nell'87 avevo visto i Maiden dal vivo, ed erano uno spettacolo da circo, quello che tutti ormai conoscono. Per questo ebbi un periodo di furioso recupero di roba NWOBHM, primi Maiden inclusi.


 

E quindi Paul Di' Anno, quello che ha cantato sui due primi LP, aveva ragione quando parlava della differenza tra la band e la macchina da soldi. Un semplice dato di fatto, quello che cinque anni dopo l'uscita di The Number Of The Beast mi spinse ad acquistare quel bootleg Killers, che aveva dentro il primo EP e i primi singoli

domenica 14 luglio 2024

PUNKFEST, LUXOR LIVE, ARNHEM, 14/07/24


Andare a un mini festival del genere ad Arnhem con una t-shirt dei CCM... E già all'esterno del Luxor Live un punk olandese 50enne indica la maglietta dicendomi "Nice shirt". Lui ne ha una di Screams from the gutter dei Raw Power. "Yours too!", rispondo. Questo sarà un po' un leit motiv del pomeriggio. Ad un certo punto mi ritrovo a chiaccherare con un tipo che ai tempi organizzò qualche concerto ad Amsterdam per la band, un altro paio che mi dicono che li hanno visti molte volte sia in Olanda che in Germania, un altro che mi chede che fine abbia fatto Syd. Tutti old timers, chiaro. Una cosa molto scena anni '80. Una scena che era internazionale e in cui i gruppi italiani godevano di un grande rispetto.

Ora che gli Impact saranno definitivamente sciolti probabilmente gli Eu's Arse (primo ciclo '81-'85) resteranno l'unica testimonianza di esistenza in vita della fase 82-84 dell'hc italiano, quella rumble & clatter (e slogan) - detto con affetto.. 

 

Solo che, come per gli Impact, a questo giro è suonata precisa e con un buon suono, cose che all'epoca erano piuttosto rare. Diciamo pure che quanto a suono quello offerto dal Luxor ai tempi si poteva solo sognare, anche se forse le chitarre non escono al meglio. 

https://www.facebook.com/100000804356484/videos/470032312411772/

Il set riesce comunque massiccio e compatto, mandato avanti dal motore inarrestabile di Bone alla batteria, con Richard che è un frontman perfettamente in tono. Eu's Arse riescono a far muovere la gente sotto il palco, che non è poco. Il pubblico si muoverà di più con i Varukers, ma non sono un fan del gruppo. L'aereo dei Disorder è in ritardo così ci sarà qualche rimaneggiamento nell'ordine dei gruppi. La band successiva sale sul palco: "We are Subhumans". E per 40 minuti vorrei avere 30 anni di meno per gettarmi nella mischia. Il pit-meter con i Subhumans arriva al fondo scala, si vedono pure un paio di tuffi dal palco. Scorrono i pezzi di buona parte di The Day The country died e qualche brano più recente (99% da Crisis Point, per sempio). Il set dei Subhumans è clamoroso. Sono 40 anni che volevo vederli dal vivo e mi chiedo cosa dovessero essere negli anni '80. Dopo di loro i Neuroot, trio locale attivo sin dai primi eightes, appaiono molto rocciosi e basta. Finiranno il loro set offrendo come bis una cover di We Are The Road Crew

Quando arrivano i Disorder sono circa le sette e mezzo. Seguo un terzo del loro set, poi saluto e mi dirigo verso la stazione, perché ho 2 ore di viaggio con due coincidenze e non voglio rischiare di dormire in una stazione, che non ho più l'età. Perdermi i Napalm Death non è una tragedia.



venerdì 14 giugno 2024

GBH, MAASTRICHT 13/6/2024

Quando arrivo al Muziekgieterij i This Means War hanno già cominciato a suonare. Il concerto è nella sala piccola, che comunque ha una capienza sulle 300 persone (evidentemente le prevendite non sono andate benissimo). I This Means War sono un gruppo belga proveniente da Malle, vicino ad Anversa. Parlano fiammingo con il pubblico e immagino che al di là dell'accento nella comunicazione non ci siano problemi di sorta. Fanno un punk molto anni 90, gradevole, ben suonato, tutto qui.


Quando si monta il palco dei GBH la sala si è riempita del tutto. Con i GBH non sapevo bene che aspettarmi, non avendoli seguiti da dopo City Bay's Revenge e sono rimasto piacevolmente colpito. Siamo nell'area del geriatric punk? Più o meno ma il pubblico va dai 20 ai 60 anni (ad occhio età media 40) e  lo show inizia e fila ad alta energia, senza annoiare. Di base rock'n'roll supercaricato finché non si arriva ai classici dei primi due lp, e allora il pit esplode. Forse è questo il motivo per cui i GBH sono stati per molti che venivano dal metal uno dei primi punti di contatto col punk, le basi rock'n'roll della band, che la setlist di oggi permette di ritrovare anche nei pezzi del primo periodo. Sick Boy, Knife Edge, Gunned Down... Colin quando presenta la band dice che vengono da Birmingham, come i Black Sabbath, ma loro non fanno War Pigs - e parte Wardogs. Non manca I am the Hunter, ma anche Momentum ottiene una robusta risposta dal pubblico.

Purtoppo gli anni si fanno sentire, e a 3/4 della setlist Colin dava segni evidenti di stanchezza. Gli ultimi due pezzi della setlist ufficiale sono ovviamente City Baby Attacked by Rats e City Baby's Revenge. Quando Colin scompare dal palco il pubblico chiede a gran voce il bis, che alla fine arriva. Il primo dei bis è Timebomb, ma è quendo Colin annuncia il secondo l'entusiasmo del pubblico arriva a livelli fuori, e parte una loro cover di Bomber. Il gruppo lascia il palco tra le acclamazioni del pubblico. Bella serata.


 


domenica 3 marzo 2024

THE CHISEL, SCOWL, MADBALL - REBELLION TOUR MAASTRICHT 3/3/2024

 

Per essere precisi c'erano anche The Young Ones, Mindwar, Sunami, The Chisel, Scowl. E sempre per la precisione io sono arrivato verso le 6 dei pomeriggio ed ero lì prevalentemente per gli Scowl, ma ho cominciato con The Chisel. Una band con una propensione a ritrovarsi in risse (parole del cantante, e gli credo sulla parola). The Chisel hanno cominciato con pezzo che mi ricordava RKL, poi un'altro che mi rammentava i Jerry's Kids e poi con un anthem street punk. Poi altre cose mi ricordavano gli Stupids, gli Snuff e gli Spermbirds. Al che mi sono detto "Questi hanno la loro personalità, sono esageramente divertenti e tutta questa roba semplicemente la hanno nel proprio DNA". Nota bene: il bassista degli Scowl aveva una t-shirt dei The Chisel, Freddy dei Madball ne indossava una anche lui e ha dichiarato dal palco che sono il suo nuovo gruppo preferito. Era da tempo che dall'Inghiterra non veniva roba potabile, in materia. A me sono piaciuti moltissimo i Mongol Horde ma, parere personalissimo, il "nuovo" Straight Edge UK di una decina di anni fa, molto pompato dalle riviste inglesi, era una discreta cagata, 

E veniamo agli Scowl. Gli Scowl sono un film molto diverso. Mi verrebbe da dire che senza i Trash Talk (apice una decina di anni fa) gli Scowl non ci sarebbero, ma sul piano strettamente musicale il linguaggio degli Scowl è decisamente più vario. Nei pezzi rallentati ci sono echi di L7 e Bikini Kill, e quanto a immagine e impostazione non credo che per la vocalist Kat Moss Exene Cervenka sia una completa sconosciuta. Dal vivo sono un act esplosivo. Se The Chisel avevano avviato un mosh pit gli Scowl lo allargano e si vedono i primi tuffi dal palco. Kat Moss ha una presenza scenica composita.

Con il suo tipico vestitino ancheggia come poteva fare una spice girl trent'anni fa, salta, corre sul palco, scende tra il pubblico, tira fuori pose alla Rollins e sputa sul palco come faceva lui. Notevole.

E notevole il fatto che gli Scowl riescano a trasmettere dal vivo la propria personalità. Nel senso che la loro intenzione di non scadere nella monotonia del clichet, anche nei pezzi tiratissimi, viene fuori perfettamente anche dal vivo.

Da sentire e da vedere, anche se non penso che ci siano in programma date italiane. E poi pausa più lunga delle altre per preparare il palco e arrivano i Madball. E quanto alla reazione del pubblico le cose esplodono. Il pit si espande molto ma molto, seguendo le istigazioni di Freddy, che instancabilmente chiede allla gente di farsi sotto, di salire sul palco (ma di invasioni di palco ne ottiene solo una).

Devo dire che non sono mai stato un fan dei Madball e con l'HC metallizzato e distaccato dal punk (dai novanta in poi) non ho un buon rapporto. Ma un concerto dei Madball è qualcosa da vedere. Come ultimo pezzo hanno fatto Doc Martens Stomp e tutta la sala cantava, ma proprio tutta.

 

Quindi se non li avete mai visti prima potete avere una mezza idea di quel che succederà vicino Ferrara questa estate, a Distruggi La Bassa.






giovedì 8 febbraio 2024

ANGEL WITCH, LUCIFER, MAASTRICHT 7/2/2024

 


 

Il Satanic Panic Tour 2024 arriva a Maastricht infrasettimana, al Muziekgieterij.

Muziekgieterij è una sala da concerti/centro polivalente ospitata nella vecchia
Timmerfabriek, una ex cristalleria collocata vicino al porto fluviale commerciale, oggi monumento industriale. E' a due passi dal centro della città, ma inserire l'indirizzo nel navigatore di maps non è di grande aiuto. Quindi arrivato in zona mi sono regolato alla vecchia, guardarsi intorno per vedere se c'è fauna di un certo tipo. E infatti avvisto un chiodo con una toppa degli Obituary e lo seguo. L'ingresso è nel resede interno della vecchia fabbrica.

Al Muziekgieterij ci fanno di tutto, quanto a generi, quindi anche metal e hardcore oltre che jazz, pop, folk e quant'altro. Ma un tabellone orario sospeso al soffitto suggerisce che le coordinate fondamentali siano molto precise. 

Nello spazio concerti, ampio, siamo sui livelli alti (e quindi costosi) di palco, sistema luci, impianto. E parlo di livelli alti per gli stardard di queste latutidini, in cui anche un posto in stile squat anni 80 (The Pit, Courtrai, Belgio) quanto a suono non scherza. Quando entro sul palco ci sono i The Night Eternal, canonici fino alla noia mortale, però ogni singola nota è nitida e sento i subsonici della doppia cassa nelle viscere. Fortunatamente mi sono perso gran parte della loro esibizione. Se ne vanno e il palco degli Angel Witch viene preparato con in sottofondo il primo album dei Black Sabbath.


Ci vuole poco. Arrivano il biondo in nero con la sua Stratocaster e gli altri e occorre dire che i capelli nel flyer del tour sono quelli di 40 anni fa, però quelli attuali ancora ci sono e la figura continua ad essere quella, senza un filo di pancia, non cosa da poco, considerato il ramo in cui Heybourne lavora e che  è nei suoi 60 (la sua età è ignota).
In un niente si incomincia, e l'axeman in black spara Death from Andromeda, dall'ultimo Angel of light. Dimostrando che non solo ha mantenuto la linea, ma anche fiato e voce. Dopodiché preliminari finiti e parte Atlantis. Wow. Intramezzati a qualche brano da Angel of Light (tipo The night is calling) ci sono i pezzi del repertorio classico: Sorceress, White witch, Angel of Death. Quando Heybourne tira fuori Extermination Day e Baphomet la maggioranza del pubblico (sulle 400 unità) resta perplessa: non conoscono i pezzi. Il finale è ovviamente Angel Witch e sì, faccio il coro assieme a tutti gli altri. Confesso anche singalong sui classici e un poco di haedbanging vecchio stile, ma poco, per evitare traumi alla cervicale. Comunque cosebelle, ma sul serio.

Onestamente non sapevo proprio cosa aspettarmi dai Lucifer dal vivo. Perché sì, riguardo a loro si parla spesso di anni 70 ma da un giro su youtube c'è un'impronta, quell'impronta lì, quella del power metal nordico e di anni 70 soprattutto molte chiacchere. Invece resto sorpreso. I Lucifer, in poche parole, sono Scorpions meet Black Sabbath, dove gli Scorpions sono quelli di Tokyo Tapes e i Black Sabbath quelli dei primi 4 album. Johanna Sadonis non è esattamente una ragazzina, ma a 45 anni tiene assieme il tutto con voce e presenza scenica. Quando annuncia alcuni nuovi brani in mezzo ci sono un paio di heavy blues che ricordano molto da vicino Trapeze e soprattutto Population II di Randy Holden. E non annoiano neanche un po', con pezzi che difficilmente superano i cinque minuti.

Gran bella serata.



domenica 15 ottobre 2023

METHEDRINE, LIVE AT ROCK CAFE 14-10-23, SNEEK (PAESI BASSI)

Ho riincrociato i Methedrine dal vivo in una delle date del loro minitour europeo assieme a Circle Of Friends. La volta precedente era stata all'ex Emerson alla fine dell'estate 2020, ed erano le prime mosse della formazione a 4. Fu un set significativo (Dario dimostrò che della seconda chitarra potevano fare a meno), ma sciupato da problemi tecnici. Negli ultimi 3 anni è successo un po' di tutto, ma loro sono andati avanti, il che non è banale per un gruppo i cui elementi sono dispersi tra Veneto, Friuli e Romagna. Tra le varie cose è successo che un loro pezzo con relativo video non è passato inosservato

Il Rock Cafe a Sneek è un pub tra i tanti che affollano Marktstraat. Ad occhio e croce la cittadina  non ha una una scena (e non la ha neanche tutta la Frisia Occidentale). I Circle Of Friends fanno un punk melodico tirato e ben costruito e aprono il gig. Simpatici, gran cori, pezzi ben costruiti, senza scadere nel pop. Un set divertente.

I Methedrine li ho ritrovati con un equilibrio sonoro pressoché perfetto: hanno una sezione ritmica devastante, che però non incappa nel tranello della monotonia. Dario continua a fare un gran lavoro e l'assenza di una seconda chitarra non si nota. Come livello di potenza espressa siamo nei dintorni della reunion Upset Noise con due chitarre, e al momento la band pare saldamente piazzata in un punto a metà tra HC e metal (il che vuol dire molto più punk di tanto hardcore in cicolazione).

Posso solo augurare loro che questo sia solo il primo dei loro tour europei.

mercoledì 5 aprile 2023

IL VECCHIO, IL NUOVO



 

Ci fui (non da questo numero) perché il Trombetti chiese a Klaus Byron di trovare giovani (ragazzini) che stessero dietro a quel che stava succedendo (in realtà era già successo). Il primo aprile '87 ancora dovevo compiere 20 anni... Era un mondo mooooolto diverso, in cui gli articoli venivano pagati a cartella dattiloscritta (30 righe di 60 battute), e se ben mi ricordo erano 30.000 lire a cartella. Flash, il side project, invece pagava 15.000 a cartella. Klaus (RIP) mi seppelliva di roba da recensire e sarebbe stato facile mantenere le entrate semplicemente scrivendo recensioni da una cartella. Invece feci accettare a Klaus quelle da mezza cartella, ed era pure difficile arrivarci a mezza cartella quando un "no, grazie" poteva bastare e avanzare.

Il Trombetti mi aveva citato alla nausea Zappa: scrivere di musica è come ballare l'architettura (credo fosse più o meno così, sono passati quasi 40 anni e la memoria è quella che è). A me "scrivere di musica" non è mai interessato gran che. Raccontare le storie di certo rock invece sì, e qualche volta penso pure di esserci riuscito, l'ultima su carta stampata grazie a Francesco Ceccamea:


E per il resto in qualche anno di blog e radio. 

Perché non è mai stata solo una questione di vinile o cd: c'erano anche concerti, scene, amicizie, vita. E francamente il recensionismo a cui si stava riducendo il tutto già nei primi 90 (e a cui tutto si è ridotto dopo) era avvilente. E le interviste, non scordiamo quelle indimenticabili interviste che iniziavano "quali sono le vostre influenze?".

 

mercoledì 25 maggio 2022

SULL' ONDA DEL RICORDO (HARDCORE ITALIANO ANNI 80 )

Marco Mathieu sapeva, all'epoca, che i primissimi Negazione non mi piacevano. Glielo dissi molto tranquillamente, che su Wild Bunch i Declino erano un pezzo avanti a loro, secondo me 

  

(poi vabbè, Condannati a Morte e tutto il resto). Comincio così perché il Cecchi mi dice "Fai un post su quello che si diceva l'altra sera in macchina". Non facile. Ma se te lo chiede Antonio Cecchi,,,

Comincerei col dire che i piemontesi erano avanti da subito. Indigesti, Declino, Peggio Punx

 

Avanti, forse troppo. Non mi ricordo chi mi disse riguardo agli Indigesti "Sì, ma sono freddi...". Non era un punto di vista isolato (a me verrebbe da dire che all'epoca gli Indigesti erano al 200% impegnati a scaricare una quantità impressionante di energia cinetica, il che bastava e avanzava). "Si ma sono freddi" però qualcosa voleva dire. Voleva dire che altri non potevano neanche sembrare "freddi". Cioè che l'hardcore italiano era una questione di carica emotiva. Carica emotiva trasmessa e condivisa. Una carica emotiva caratteristicamente nostra: i gruppi inglesi non la avevano, quelli americani nemmeno. E tra l'altro i CCM pur cantando in inglese la sapevano esprimere benissimo anche al di là della ferocia e dell'angoscia 

Forse per questo i Negazione diventarono noti ben al di là della scena di provenienza, perché seppero riversare sul pubblico più di altri quel tipo di calore umano (oltre ad un muro di suono granitico)

E che dire dei Kina? Se c'è stato hardcore "di cuore" è stato il loro, e questo è uno dei fattori che può spiegare la loro longevità come gruppo.

Più o meno questo era quello che si diceva l'altra sera in auto col Cecchi.


sabato 3 aprile 2021

UN DECENNIO FINITO MALE

A settembre 2020 ero andato al Next Emerson più che per vedere i gruppi (Riot Squad e Methedrine) per rivedere gente. Ed è stato un bel concerto: Riot Squad, passati da cover band dei Bad Brains a band con pezzi propri sono (sarebbero) una delle cose migliori in circolazione, se si circolasse. Il problema è che i gruppi non girano e non suonano.

L'iniziativa "L'ultimo concerto" è stata significativa. Le conseguenze del 2020 non saranno transitorie: certe cose non si sostituiscono con una diretta youtube, quel che è successo rischia di radere al suolo (forse lo ha già fatto) le premesse della musica "vera". 

E le dirette radio sono parte minore di queste promesse: FERA è sospeso a tempo indeterminato per ovvi motivi. 

Quando i Tossic hanno tirato fuori Lockdown, al solito ero piegato dalle risate. Non potevo pensare che dopo un anno sarebbe stato ancora perfettamente attuale

Tutto questo mi fa pensare alla storia di quasi sei anni di FERA. Iniziato un po' così, Friday Extreme Rock Adventures, nonostante fosse partito con idee un po' allargate, ha finito per distinguersi per aver raccolto alcune testimonianze sull'hardcore punk italiano, soprattutto degli '80. Potrei dire che idealmente la storia del programma è iniziata con l'annuncio della reunion degli Upset Noise (che per il poco che è durata è stata tantissima roba) ed è finita, per ora, con la reunion dei Kina (idem come sopra). In mezzo cose non da poco (Attrito, Vivere Merda, No More Lies, Mud, Short Fuse, Destroy All Gondolas, Carlos Dunga, A New Scar, Paolino Paperino Band, tra gli altri), con menzione speciale d'obbligo per Negazione (con Zazzo e con Marco), CCM (con Antonio Cecchi), I Refuse It (col Bettini), Yes, We Kill! (con Diego), Impact (con Gigo, RIP), Svetlanas (con Olga). 

Non so se la faccenda avrà un futuro, ma guardando indietro è stata an hell of a ride...

venerdì 1 gennaio 2021

DALLA PARTE DEL TORTO

 

E' solo rock'n roll, ma è abbastanza da fare una vita.
E' quel che ho pensato finendo di leggere "Dalla parte del torto".
Dome l'ho sentito suonare più di una volta, dai CCM in poi. Non sono mai stato un fan dei Not Moving e se devo dire l'immagine più viva che ho di lui è mentre si fa un breve giro di crowd surfing a un concerto dei D.I. al Macchia Nera, sarà stato il 91.
In questo libro l'hardcore punk e i CCM sono un capitolo breve di una storia molto lunga, che travalica e molto la sua notorietà di personaggio "locale".
La storia di Dome e dei gruppi in cui ha suonato si incrocia con quella di Johnny Thunders, di Nick Cave, degli Helmet, di Iggy Pop, degli attivisti per i diritti dei nativi americani, a partire da Lance Henson. Percorre più di 30 anni di underground tra Italia, Inghilterra e nord Europa, fino ai progetti e alle reunion del nuovo millennio.
Dome parla molto di continuità tra le controculture, da quella hippie a quella rave passando per punk e hardcore: ne parla perché senza ombra di dubbio la incarna. La storia di quella continuità è la sua storia, e per questo fin da metà anni 80 si interseca con quella di grandi nomi del rock dei 60 e dei 70.

"Non vedevo su di lei i segni tipici della tossicodipendenza. niente ematomi visibili. solo dopo capii che si iniettava l'eroina nel piede."

Se volete sapere a quale storica icona del rock si riferisce Dome dovete prendervi il libro.

domenica 8 novembre 2020

GIOCHI DI SPECCHI

 

Figurati se nel 1988 mi sarei immaginato che qualcuno 32 anni dopo sarebbe andato a ripescare quello che stavo scrivendo, io che neanche conservavo i numeri di Metal Shock con i miei articoli o le mie recensioni.

Mi accorgo ora che qualcuno lo fa, e nella fattispecie si tratta di Francesco Ceccamea. Francesco sarebbe quello grazie al quale alcuni miei ricordi sono finiti in un libro, quella vecchia roba fatta di carta stampata.

Ceccamea lo fa per parlare di Done With Mirrors degli Aerosmith. E mi viene voglia di contestualizzare, così, sulla scia dei ricordi.

Oggi è abbastanza comune trovare gente che ascolta sia i Ratt che gli Exodus. All'epoca le cose erano un bel po' diverse. Faccio parte di quella mandata che quando i gruppi hair metal iniziarono a venire fuori si collocò automaticamente dalla parte opposta. Perché? Perché, come ebbe a dire Bobby "Blitz" Ellsworth quella roba era kinda reinvented pop , o per usare le parole di Kim Tahil the soundtrack for the future american housewife . Io invece appartenevo alla tribù dei dirty motorheaders (Gary Holt), quelli che finirono nei pit dei concerti hardcore punk. Ma la mia tribù, underground e minoritaria, non aveva dimenticato gli anni 70 e non aveva dimenticato il blues.

E l'hard rock stile anni 70 e il rock blues nella prima metà degli anni 80 non erano certo roba popolare nel rock mainstream, più o meno duro che fosse. Perlomeno da noi. Ma non solo: ricordo che per gli ZZ Top erano i tempi di Sharp Dressed Man (ciao ciao birra, bourbon e trucido slide sudista, rimasto in quantità massima sopportabile da MTV, confrontateli con quel che hanno fatto nel 2012 con La Futura). Le chiaccherate con Giancarlo Trombetti, alla consegna dei pezzi per Metal Shock, erano impregnate di anni 60 e 70, Hendrix, Zappa (a cui non è mai riuscito a convertirmi), Nine Below Zero, e contribuivano al quadro.

Io mi esaltavo se su RAI 2 intercettavo un vecchio live in studio dei Nazareth che facevano Vigilante Man. Quando gli Aerosmith uscirono nell'85 con un album "a pelle", in cui Joe Perry metteva dentro più slide di quanto se ne fosse sentito negli ultimi cinque anni, beh, la reazione era scontata. Era "vecchio"? Con una produzione substandard? Chi se ne fregava. Se davvero la band era entrata in studio e il giorno dopo non si ricordava quel che aveva inciso, beh, quel che era venuto fuori erano il blues e il boogie che continuavano ad avere nella pelle e nelle vene (dove continuava a circolare una quantità di altra roba).

Ceccamea cita qualcosa che ho scritto nell'88. Nel 1988 uscì Outrider di Jimmy Page. Un album che oggi viene perlopiù definito obsoleto e retrogrado (ma di cui Page parla con affetto), e che ho amato per gli stessi motivi per cui apprezzai Done With Mirrors. L'88 fu anche l'anno in cui vidi Johnny Winter a Pistoia Blues, e nessun video youtube rende giustizia all'amplificazione e alla distorsione che dal palco si riversò sulla platea (i giornalisti jazz passarono un'ora e passa tappandosi le orecchie con le mani). Ah, all'epoca avevo 21 anni. Un ragazzino. E oggi il mio album preferito degli ultimi 30 anni degli ex toxic twins è Honkin' On Bobo.



mercoledì 15 luglio 2020

NWOBHM E 1980 -venerdì 17 luglio ore 20.30 garageradio.eu

E' incredibile, guardando indietro, come le cose si muovessero velocemente nel rock.
Nel 69 Woodstock è il primo capitolo del canto del cigno del rock dei 60 (il secondo sarà all'isola di Wight). E contemporaneamente esce Led Zeppelin I. Entro un paio di anni sono venuti fuori Black Sabbath e Deep Purple mark II, gli Who finiscono di trasformare il loro sound , si assiste all'ascesa dei gruppi prog inglesi mentre da Detroit vengono fuori MC5 e Stooges. Per la metà degli anni 70 buona parte di tutto questo ha perso la sua spinta propulsiva, e in UK arriva il punk. L'esplosione del punk 77 si esaurisce entro la fine del decennio, arrivano l'anarco punk e l'ondata di spiked hairs. Oltreoceano nel 1979 fiorisce la scena punk losangelena, vengono piantati i semi dell'hardcore e in UK the dam began to burst: l'8 maggio 1979 al Music Machine a Londra suonano Angelwitch, Samson, Iron Maiden, e su Sounds Geoff Barton copre i concerto. Il pezzo viene titolato "If you wan blood... The New Wave Of British Heavy Metal".Entro la fine dell'anno tutto è pronto per l'esplosione 1980. La stampa mainsteam e specializzata aveva appena annunciato la morte dell'heavy metal quando grazie a Sounds una manciata di nuovi gruppi heavy rock sparsi sul territorio britannico diventano coscienti ognuno dell'esistenza dell'altro, e un clima generale di heavy metal/hard rock revival renderà il 1980 un anno memorabile, dalle uscite discografiche dei gruppi NWOBHM a quelle intrise di nuova linfa vitale di gruppi delle generazioni precedenti, fino al debutto sul palco di Reading delle nuove leve inglesi.
Rispetto a quanto accaduto da metà anni 90 in poi era come se qualcuno facendo girare il nastro "Storia del rock" tenesse il dito inchiodato sul tasto "fast forward".


Nel 1980 esce Metal For Muthas, dopo di che debuttano su lp gli Iron Maiden, i Def Leppard (On Through The Night), i Tygers Of Pan Tang (Wild Cat), gli Angel Witch, i Diamond Head; i Saxon mettono a segno una doppietta fenomenale. Se il 1978 è stato l'anno segnato da due Judas Priest (Stained Class e Killing Machine), il '79 quello dei Motorhead (Overkill e Bomber), nel 1980 escono Wheels Of Steel e Strong Arm Of The Law: praticamente il meglio dei Saxon in due album classici, storici, fondamentali nella storia dell'heavy metal.
Ma è anche l'anno di British Steel, Ace Of Spades, Back In Black, Heaven and Hell, Blizzard Of Ozz, Ready And Willing, Gillan arriva al terzo posto nelle chart inglesi con Glory Road. i Samson escono con Head On, con Bruce Dickinson alla voce. Da Raven in giù, i singoli non si contano.

Per molti è il battesimo del nuovo heavy metal. Ma in realtà il panorama è estremamente variegato, l'incrocio tra "nuovo" e "vecchio" inestricabile. Ci sono tanti seventies, tra vecchio e nuovo, nel 1980.
E si va ancora più indietro nel tempo: impossibile non sentire un'impronta boogie/R'n'B nei Tygers di Wild Cat (non a caso il B side del singolo sarà una versione "carta vetrata" di Tush degli ZZ Top). L'influenza AC/DC spazia dai Judas Priet di British Steel ai Saxon di Wheels Of Steel. L'influenza dei Deep Purple è forte (White Spirit), e quella di Hendrix pure (Vardis).

Questo pezzo uscì credo su Classic Rock una decina di anni fa, ed è una discreta carrellata:
https://www.loudersound.com/features/how-the-new-wave-of-british-heavy-metal-was-born

mercoledì 15 gennaio 2020

1970 - Heavy Metal is born (?) -Venerdì 17 ore 20.30 garageradio.eu

In un modo o nell'altro, per convenzione o altro, è nozione comune che i Black Sabbath siano stati il primo gruppo metal, e il primo disco metal il loro monimo debutto del 1970. In realtà il termine sarebbe stato usato per la prima volta su Creem nel 1971, a proposito di Kingdom Come dei Sir Lord Baltimore, album anch'esso del 1970. Sempre nel 1970 escono Population II di Randy Holden, di fama Blue Cheer, e Climbing dei Mountain
E' anche l'anno di Fun House degli Stooges, per cui lascerei la parola a Henry Rollins
“How the Stooges could have topped their self-titled first album is beyond me: It is perfection, but it is quite restrained compared to the feral, unleashed-from-its-cage hungry animal that is Fun House. …The first few seconds of the opening track, “Down on the Street,” are the definition of disinterested badassity. …This album is as brutal as a hyena with its jaws clamped on the throat of an impala. …It is a perfect album, timeless, peerless.”

E' l'anno di Led Zeppelin III, di In Rock dei Deep Purple, di Fire And Water dei Free.
Globalmente un esplosione di hard rock, riff di chitarre distorte.
Comunque qualche ragione per la fama del debutto dei Black Sabbath c'è. Più di qualche ragione, e in primo luogo Black Sabbath, il brano. Un riff irriversibilmente entrato nella storia, l'accordatura ribassata, il tritono, la campana a morto. Da qualche parte è scritto che nel 69 quando uscìil primo Zep Ozzy Osbourne chiese a Tony Iommi "Hai sentito quanto è pesante il disco dei nuovi Yardbirds?" e Iommi rispose "Il nostro sarà ancora più pesante". Detto, fatto. Il debutto dei Sabbath non ha perso un grammo di fascino, a 50 anni dalla sua uscita. La band mostra pienamente le sue radici blues-jazz, ma il suono asciutto, senza tastiere, la pesantezza dei riff, una personalità e identità perfettamente riconoscibile. Un disco che se non è l'atto di nascita dell'heavy metal ha dato origine al doom, e non solo: l'influenza dei Black Sabbath si spinge fino all'hardcore punk (i Black Flag di My War) e da lì al grunge e allo stoner. Oggi non c'è in giro un clone dei Deep Purple o degli Stooges. Ce n'è uno degli Zep. Quelli dei Black Sabbath non si contano.

domenica 15 dicembre 2019

FERA di fine 2019 - Venerdì 20 dicembre ore 20.30 garageradio.eu

FERA conclude il suo quinto anno. Il resto della sesta stagione non mancherà di ospiti in studio e in collegamento, a regola (perché ormai qualsiasi programmazione salta che è un piacere, quindi inutile stargli dietro). L'anno prossimo saranno passati 40 anni dal 1980, l'anno ufficiale dei grandi debutti su album della NWOBHM. Etichetta creata dalla stampa, forse, ma che fondamentalmente sta in piedi per molti motivi.
Se da una parte il gruppi NWOBHM marcavano una rivoluzione, dall'altra la loro continuità con l'hard rock dei settanta, inteso in senso lato, era dichiarata e innegabile.
Quindi per concludere il 2019 una scaletta che percorre quel particolare paesaggio sonoro tra 70 e 80, un paesaggio centrato sui suoni di chitarra: l'iconicità dell'axeman è un fenomeno strettamente collegato a quel periodo tra fine 70 e primissimi 80 (dopo si parlerà di guitar hero, che era un po' un'altra cosa). E più delle Stratocaster di Hendrix e Blackmore per quel che riguarda l'immagine la cosa fu simbolizzata dalla Flying V.

venerdì 13 dicembre 2019

Route 69. Il 1969 a 33 giri - con Mox Cristadoro, venerdì 13 dicembre ore 20.30 Garageradio.eu

Ho visto che i "libri di recensioni" costituiscono ormai una nicchia di mercato stabile nel tempo. Personalmente ho sempre trovato la recensione un genere largamente sopravvalutato già nella cosiddetta "golden age" delle riviste metal, e nel mio periodo su Flash avevo sviluppato una certa allergia nei confronti dell'oggetto.
Ma con Route 69. Il 1969 a 33 giri Mox compie una diversa operazione: raccontare il 1969 tramite le uscite discografiche di quell'anno. E inutile precisare che si tratta di un anno cruciale: a Woodstock nei fatti il rock dei '60 celebra contemporaneamente il suo apogeo e l'inizio della sua fine.

Con i '70 alle porte i grandi gruppi prog sono già una realtà, e quelli hard rock pure. E' un anno in cui la marea cambia il suo flusso, e che alcuni segnano come anno di nascita dell'heavy metal a causa dell'uscita dei primi due Led Zeppelin.
Di questo ed altro parlerò stasera con Mox, accompagnando una carrellata di suoni 1969


venerdì 29 novembre 2019

Il giovane Heavy Metal e suo zio il Prog - Venerdì 29 novembre ore 20.30 garageradio.eu

La generazione "venuta su" con il periodo classico dell'heavy metal (1978-1983) era largamente cosciente della propria "genealogia". Da una parte l'hard rock di fine '60, primi '70, e quindi l'ascendenza blues. Dall'altra quella progressive. Molto prima di leggere le interviste dei vari Steve Harris, Biff Byford etc che parlavano del prog come di una delle loro influenze, l'adolescente che nei primissimi anni 80 si leggeva le pagine di hard rock e heavy metal di Rockerilla orecchiava i nomi di Il Balletto di Bronzo, High Tide, Quatermass, Black Widow, ELP, Nice (in pratica la playlist prog di Beppe Riva). Per un qualche motivo invariabilmente si aggiungevano i King Crimson. Poi era un po' difficile a fine 70 e con una precoce passione per l'horror non incappare per esempio nell'incrocio tra il cinema di Dario Argento e il prog non solo italiano (erano tempi in cui in prima serata poteva passare un video con Keith Emerson che faceva Mater Tenebrarum, e all'epoca era un discreto spettacolo). Genesis Queen e Yes invece erano singoli pop su Video Music. Ma che dire dei due LP della Ian Gillan Band, di cui si andava alla ricerca tra i dischi usati? Poi c'erano i Rush, che erano una cosa a parte.
La faccenda non è che sia priva di fondamenti solidi. In primo luogo i riffoni leggendari : roba di cui King Crimson e ELP (questi magari rubandoli ad un autore classico) erano più che capaci, visto che hanno prodotto almeno un paio dei riff più memorabili della storia del rock. Poi l'inclinazione gotica, dark: tonalità minori in abbondanza, un tritono buttato lì non senza premeditazione, e via dicendo. C'è una zona di confine tra prog e metal, dice Steve Hackett, e viene immediatamente da dargli ragione:


I take off my cap to heavy metal because what you normally find is guys playing it in their spare time and they were listeneing to many different kinds of music including what is now known as progressive, so you know somewhere between heavy metal and progressive there is a meeting place in music. (1)

E riguardo il "dark side", Michael Giles, batterista e fondatore dei King Crimson, dice riguardo alle recensioni del gruppo tra fine 60 e primi 70:

Ricordo che la parola "evil" fu usata. Qualcosa (di quello che facevano, NdA) suona malvagio, devo ammetterlo,  ma musicalmente volevamo fare qualcosa di differente, suonare musica che nessuno aveva mai sentito. In termini di "progresso" si può dire che gli Who nei primi ‘60, i Led Zeppelin stavano facendo le loro cose, che senso aveva copiarli o fare alcunché di simile, il lato oscuro è sempre attraente, no? (1)

Già: help me in my search for knowledge, i must learn the secret art...

(1) Sam Dunn, Metal Evolution: Prog Metal (Banger Films, 2006)

sabato 16 novembre 2019

1989: hardcore, punk post hardcore - Part II - venerdì 22 novembre ore 20.30 garageradio.eu

Nel buttar giù la scaletta dello scorso venerdì mi sono accorto che restava fuori molto materiale, e che soprattutto non ho parlato di Bad Religion, che nel 1989 escono con No Control. E dei NOFX , per cui è l'anno di S&M Airlines. E dei Vandals, che escono con Slippery When Ill, degli Offspring, che debuttano con un album omonimo, degli Screaching Weasel per cui è l'anno dell'EP Punkhouse.
Insomma, ho tralasciato i gruppi di area "HC melodico", e diversi gruppi Lookout, una vera e propria rimozione.
Le ragioni della rimozione le conosco fin troppo bene: sono tutti nomi legati a doppio filo all'esplosione commerciale del pop punk a metà anni 90. Un passaggio non banale, visto che si tratta di gruppi che dal primo all'ultimo avevano radici nell'underground punk-hc. Intendiamoci, non c'è niente di male nel successo commerciale, il punto è come ci si arriva e cosa si fa dopo averlo ottenuto. E in media quello che è successo è che a metà anni 90 il punk erano i Green Day e innumerevoli gruppi piuttosto simili tra loro, tutti "punk" e tutti pop. E considerato quel che era stato il punk degli 80 (cioè fondamentalmente l'HC) il passaggio portò con se una pesante perdita o rimozione di "valori": la completa sterilizzazione del termine "punk", che diventava un'oggetto da commerciare come qualsiasi altro a chiunque (e chiunque lo comprava, perché di moda). Lasciavi passare qualche anno e ti ritrovavi in giro roba tipo My Chemical Romance.

Comunque poco da fare: Bad Religion e NOFX erano hc. I Bad Religion girarono l'Europa, in quegli anni, e i loro concerti erano concerti hc a tutti gli effetti, nei luoghi dell'hc ai tempi. E infatti finirono nelle cassette di Tribal Entarteinment,che tirava fuori Tribal Area una videozine tedesca che costituisce una buona panoramica di quel periodo. Ho ancora questa videocassetta:




domenica 10 novembre 2019

1989: HC, post HC, punk, crossover - Venerdì ore 20.30 garageradio.eu


Non sempice parlare del 1989. Per questo il post arriva alla fine dell'anno invece che al suo inizio.
Era nell'aria, ed è assolutamente evidente a posteriori, che la spinta propulsiva partita nei primi anni del decennio si stava esaurendo. Per l'HC italiano era di fatto esaurita. Lo cantavano i Kina in Questi Anni. Ma il circuito dell'underground esisteva ancora, esisteva ancora una "scena". Era tutto cambiato rispetto a 5 anni prima, la distanza dai tempi della chiusura del Virus e della nascita del Victor Charlie era chiaramente percepibile.  E grande, in tempi di "informazione lenta". Tanto grande che i Negazione uscirono con The Wild Bunch - The early days, scelta non precisamente commerciale: una fetta del pubblico presente della band non aveva idea dei suoi esordi, e la cassetta Il mucchio selvaggio era ormai irreperibile se non in un già sviuppato mercato del collezionismo.

Sia i gruppi rimasti che quel che gli girava attorno guardavano avanti. Isola Nel Kantiere, Leoncavallo (che fu sgomberato quell'anno), Macchia Nera, Forte Prenestino erano i nodi principali della rete italiana. Posti che hanno lasciato una traccia, e profonda. Macchia Nera per me era "casa", e a Isola Nel Kantiere mi senti a casa appena ci misi piede. Paradossalmente a 22 anni ero uno dei "veterani", visto che buona parte della generazione precedente, quelli che in Toscana avevano creato GDHC, era passata nelle retrovie, con le loro vite ad altri snodi che richiedevano altre priorità.
Comunque tanti, tanti concerti, anche se perlopiù erano di gruppi esteri. E alcuni concerti immensi ed assolutamente memorabili:  Jingo de Lunch, Victims Family, No Means No, Rollins Band, Fugazi, Murphy's Law (posso fare confusione al riguardo tra '89 e '90)
Comincerei ad affrontare il tema partendo da crossover, inteso come incrocio tra hc e metal. A parte i Wehrmacht che continuano sulla strada di incrocio tra ultravelocità e divertimento (Biermacht), il vocabolo si identifica con una buona fetta di quel che esce da NY (e Boston). Per esempio l'esordio di Sick Of It All, Blood Sweat And No Tears, che in molti punti mostra chiarissimi debiti nei confronti dei primi Crumbsuckers, o il secondo atto di Murphy's Law, Back With A Bong, per quanto accentuasse i contenuti ska. I Cro Mags di Best Wishes poi sono del tutto metallizzati. La metallizzazione totale dell'HC sarà uno dei tratti degli anni 90, con poche eccezioni a mantenere radici etichettabili come punk (SOIA, appunto, Rorschach, H2O, Born Against e una manciata di gruppi youth crew). Per quanto il metal sia dilagato nel suono dei gruppi NYHC, c'è chi è molto meno affetto dall'epidemia rispetto ad altri. Per esempio i Token Entry con il loro secondo grande vinile, Jaybird. O i Gorilla Biscuits, che escono con Start Today.
Start Today non è solo l'ultimo grande disco di NYHC, ma forse il suo più grande. La sua fama negli anni ha ben pochi paragoni, anche se la sua influenza non è stata così profonda. I Gorilla Biscuits mescolavano a una base indiscutibilmente NYHC suggestioni che venivano da Dag Nasty e 7 Seconds. Il risultato su lp fu qualcosa ancora ascoltatissimo, citato e amato a 30 anni di distanza.
A Boston il gruppo per eccellenza sono ormai gli Slapshot, ma le cose si muovono in più sensi. Se veterani come i Jerry's Kids riemergono dal nulla per consegnare un velocissimo Kill Kill Kll, come fossimo ancora nell'84. i Gang Green sono ormai approdati nel giro metal, abbastanza vicino al mainstream e escono con Older Budweiser su Roadrunner, un po' meno metal del precente, ma non troppo (il fuoco di Another Wasted Night sembra irrecuperabile). Sam Black Church debuttano  con Unincorporated, combinando una parte strumentale metalizzata con una voce con forti sfumature di Bad Brains. Taang!. l'etichetta bostoniana per eccellenza, non sta con le mani in mano. E' dall'87 che sta facendo uscire i Lemonheads, band post hc bostoniana, che nell'89 sono al loro terzo vinile con Lick. Per Taang! escono nel 1989 il debutto su EP e poi il full lenght album dei Bullet LaVolta,Gift- un post HC decisamente energico e un buon lavoro, me li ricordo con un live act assolutamente eccellente. Ma soprattutto l'indie bostoniana fa debuttare i Mighty Mighty Bosstones con l'EP Devil's Night Out (il loro succesivo More Noise And Other Disturbances diventerà uno standard dello ska-punk).
In California la stagione dell' HC vero e proprio è finita da circa 3 anni. Il gruppo HC popolare tra gli skaters sono i Bl'ast!, che nell'89 arrivano al terzo vinile con Take the Manic Ride. La scena per eccellenza è quella di 924 Gilman St. , e di hardcore dentro ce ne è sempre meno: i Christ On Parade nel 1989 si sciolgono dopo un tour europeo, gli Isocracy cambiano pelle per trasformarsi nell'act post hc Samiam, che debutta con Underground.  Restano in giro gli Econochrist e soprattutto i Neurosis, che nell'89 escono con l'ep Aberration (da un certo punto di vista la prova generale di The Word as Law), su Lookout Records, ovviamente. La stessa Lookout fa debuttare i Green Day con il 7' 1000 hours, e stampa l'unico grande album di Operation Ivy. Energy . L'incrocio tra ska e punk di Operation Ivy, melodico e ruvido, resta ad oggi qualcosa di unico.
Nella California del sud i D.I. stanno continuando a vivere una stagione felicemente attiva e escono con l'ottimo Tragedy Again - sono praticamente l'unico dei gruppi di Orange County ancora in circolazione.
A Chicago i Naked Raygun continuano la storia, di cui Understand? non è uno dei capitoli più importanti.
I Bad Brains escono con Quickness , bell'album che si trascinò dietro una scia di polemiche per supposti contenuti razzisti e omofobici. Fu il loro best seller, ma guardando i suoi due predecessori resta dietro sia a Ruck For Light che a I agaist I.
E veniamo all'Italia.
I Raw Power escono con Mine To Kill, album molto, molto metal, inciso a Londra, che soffrì di una produzione largamente discutibile.
I già citati Negazione sono in piena evoluzione: con l'EP Behind The Door esplorano nuove strade, arrivando ad inserire elementi funky e un acustico strumentale. L'EP conteneva Sempre In Bilico, che fu anche stampato come singolo 7'. Complessivamente la loro cosa meno amata. a differenza del successivo 100%, nonostante un grande pezzo come La Nostra Vita
Ma il grande singolo nel 1989 è Growing Pain degli Upset Noise. La loro capacità di fotografare un'istantanea del punk italiano "comin' of age" sarà superata solo dai Kina.
Il 1989 è l'anno di Se Ho Vinto, Se Ho Perso. I Kina arrivavano al crepuscolo dell'HC anni 80 per scriverne uno dei grandi capitoli. E non dico "grandi" a caso: in questa reunion 2019 sotto il palco c'è gente che quando l'album è uscito non era ancora nata, e conosce a memoria le parole dei pezzi. E con ciò ho detto tutto.
Non si può non citare un'altro grande vinile, Cattivi Maestri dei Peggio Punx, frutto della loro riunione del 1989. E' quasi una testimonianza "postuma" della stagione 81-86 dal punto di vista dei contenuti (e quindi per me, all'epoca, più che benvenuta). "con Cattivi Maestri abbiamo concluso un’epoca", dichiareranno tre anni fa in un'intervista a Punkadeka .


Oltre tutto ciò il 1989 porta quattro album a cui vorrei dare uno spazio particolare.

I No Means No sono stati un gruppo longevo e molto produttivo. Che fossero geniali era risultato in modo piuttosto chiaro da Small Parts Isolated And Destroyed. Wrong, del 1989, è il loro indiscusso capolavoro. Impossibili da definire musicalmente, indiscutibilmente HC nell'attitudine e nell'energia che sprigionavano sul palco, questi canadesi sono stati uno dei migliori act a girare l'Europa tra fine anni 80 e inizio 90. Wrong non ha un una singola esitazione, un singolo punto debole, con testi costantemente metaforici, paradossali e intensi indissolubilmente intrecciati alla musica, di cui il basso di Rob Wright costituiva una firma assolutamente caratteristica. Su tutti i brani più indimenticabili degli altri The Tower e Rags and bones. Only sheep needs a leader!

Secondo me se i Black Flag hanno avuto degli eredi non sono stati i Bl'ast! ,  ma la prima incredibileRollins Band. Il debutto del monicker era stato nel 1987 con l'incommensurabile Life Time. Nel 1989 con Hard Volume Rollins Band fa il suo primo passo verso l'heavy rock totale di The End Of Silence. Rollins Band non è categorizzabile o etichettabile: post-hc. noise rock, alt-metal: tutte etichette da buttare.

La formazione era unica: Sim Cain implacabile alla batteria, Chris Haskett, uomo dal guitarwork eccezionale, Andrew Weiss, immenso bassista. Theo Van Rock, il quinto uomo, dietro il mixer garantiva suono perfetto in qualsiasi occasione.  In quel periodo la loro cosa era  "rock hard at hard volume", il tutto guidato da uno dei più intensi frontman di tutti i tempi. E chi li ha visti dal vivo tra fine 80 e primi 90 lo sa.

Per i  Jingo de Lunch il 1989 è l'anno del secondo lp, Axe To Grind. E se il mondo girasse con criteri sensati Shot Down avrebbe dovuto essere un singolo che scalava le charts e avere un video in rotazione su MTV. E' in assoluto il loro miglior lavoro, e quello che procurerà loro il passaggio su major. Esu major non scalarono le charts. Era un gran gruppo capace di grande songwriting con una grandissma vocalist, Yvonne Ducksworth. Ma venivano anche dagli squat di Kreutzberg e non erano animali da industria musicale. Con Axe to Grind la band passa dagli esordi vagamente debitori ai Bad Brains di I Against I a un punk rock venato di hard rock tutto loro, con la voce di Yvonne che lo caratterizzava in modo inconfondibile. Anche loro in quel periodo erano tra quelli che guardavano oltre (mi ricordo Yvonne in fissa con i Trouble).


Se i Jingo de Lunch guardavano oltre nel 1989 Ian MacKaye lo faceva dal 1985. I Fugazi sono in piena ascesa. Escono con l'EP Margin Walker e con l'album 13 songs che raccoglie i brani di Margin Walker e quelli del primo omonimo EP del 1988. I Fugazi negli anni 90 saranno il gruppo più corteggiato dai discografici, che proveranno a spedire da MacKaye Henry Rollins e Keith Morris per convincerlo a firmare. Ma i Fugazi resteranno un gruppo indipendente e attacato al DIY, e proprio in quegli anni in cui gli A&R mettevano sotto contratto qualunque cosa uscisse dall'underground, e quasi tutti i gruppi passavano all'incasso, alcuni in modo intelligente, altri in modo stupido (svendendosi in tutti i sensi).