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mercoledì 13 maggio 2015

Ancora New Wave Of British Heavy Metal (e dintorni) - venerdì 15 maggio ore 21 www.garageradio.it

Appunti in ordine sparso su un tema già trattato qui e qui, e sui cui sicuramente tornerò.
Per chi fosse davvero interessato all'argomento NWOBHM "Suzie Smiled" di John Tucker è un libro molto piacevole, anche se alle volte la minuziosità della narrazione delle vicende di alcuni gruppi non esattamente di primo piano risulta un po' pesante. Comunque vi traduco un paio di pezzi significativi...

"L'inizio della NWOBHM coincide quasi esattamente con l'inizio del governo di Margaret Thatcher allorché i conservatori buttarono fuori i laburisti al potere il 4 maggio 1979, scambiando un periodo di decrescita industriale e caos economico con un altro "

"Benché questo libro non tratti di politica, è un fatto che un nuovo governo con una fede ottusa e dogmatica nel libero mercato provocò un massiccio aumento della disoccupazione nei primi anni 80. Dagli 1.5 milioni di disoccupati dell'aprile 1980, il totale salì a 1.9 milioni in luglio (la cifra più alta dal 1936) ed arrivò a 2.5 milioni nell'aprile 1981, per stabilire il nuovo record di 3.224,715 unità nel febbraio 1983. Il governo finalmente capì che doveva fare qualcosa al riguardo della spirale della disoccupazione e la soluzione riguardò il modo in cui i dati venivano calcolati, riducendo il totale in modo considerevole con un tratto di penna. Era difficile trovare un lavoro decente, specialmente nelle città industriali dove la disoccupazione cresceva esponenzialmente. Lo sport era un modo per uscire dalla massa dei disoccupati, un altro modo era la musica." (Un qualcosa di questo quadro dovrebbe risultarvi piuttosto familiare....)

I Trust, pur essendo francesi, erano di casa in Inghilterra in quegli anni (ai tempi di "Marche ou Crève" avevano alla batteria tale Nicko Mcbrain) e immortalarono la situazione in "Misère", con il coro "Angleterre, Angleterre, Thatcher te coute cher, Angleterre, Angleterre, sur tes murs se lit la misère" (Inghilterra, Inghilterra, Thatcher ti costa cara, Inghilterra, Inghilterra, sui tuoi muri si legge la miseria), mettendo insieme l'avvicendarsi della nuova ondata di rocker, la repressione in Irlanda del nord e altri aspetti del periodo. Ovviamente i più accaniti avversari della Thatcher non si trovavano in campo metal. I Motorhead avevano ispirato una nuova evoluzione in senso hardcore del punk inglese ed erano nati i Discharge, seguiti da GBH, Exploited, Varukers (si, ok, non si possono non citare Crass e Conflict ma decisamente non fanno parte del mio bagaglio). (1)

Ma chiaramente non c'erano solo i gruppi nuovi, nel 79-82, anzi...
Jeff Cox (ex Tygers of Pan Tang): "I gruppi che avremmo dovuto spazzar via, i Priest, gli UFO e chiunque altro, in effetti divennero più grandi a causa loro (delle nuove band, NdT). Mi ricordo Gary Moore farsi vivo a uno dei nostri concerti al Marquee, e salì sul palco a suonare con noi perché voleva farsi vedere da chiunque fosse presente" (2)

Di solito vengono citati Judas Priest, Motorhead, e i Black Sabbath con Ronnie James Dio. La cosa non si fermò lì. Alcuni gruppi provenienti dagli anni 70 tentarono di riposizionarsi nel nuovo trend in maniera molto strumentale, con risultati di breve respiro (gli Uriah Heep di "Abominog", per esempio). Ma tra quelli che ritrovarono forza e ispirazione sfornando gran dischi di cui ormai si parla poco ci furono Gillan e Thin Lizzy.





PS: Quest'opera di Greg Hildebrandt dovrebbe darvi un qualche indizio su un brano in scaletta




(1) L'opposiozione alla Thatcher oltre che nella musica e nel cinema, è filtrata fin nel miglior fumetto: "Hellraiser", nato da Delano e Ridgway e poi splendidamente gestito da Garth Ennis. E il protagonista, John Constantine, vanta un passata militanza in un gruppo punk.
(2) La trascrizione in inglese di tutti gli episodi di Metal Evolution di Sam Dunn sono disponibili da un pezzo per il download (torrent) assieme all'episodio sull' Extreme Metal (realizzato ma mai trasmesso da VH1).

Ancora New Wave Of British Heavy Metal (e dintorni) by Friday Extreme Rock Adventures on Mixcloud

sabato 9 maggio 2015

Durante e dopo l'hardcore, il post hc... - Venerdì 22 Maggio ore 21, www,garageradio.it


Serviva Dave Grohl con il suo Sonic Highways per iniziare a rimettere a fuoco la scena di Washington DC degli anni 80. American Hardcore (il film) non era bastato, anche perché glissa sugli avvenimenti dell'85 nella capitale USA.. Forse il documentario del buon Dave servirà a trasmettere l'eco dello spirito dell'epoca, di quell'attitudine, a gente che, parlando di hardcore punk riesce a scrivere "I Germs avevano risemantizzato gli espedienti formali dei newyorkesi Ramones" (googlare la frase per trovare la fonte di questa perla - fatevi pure 4 risate, ma a pensare che totalizzano decine di migliaia di visualizzioni al giorno resto un poco depresso).
Lo sappiamo, tra le die hard metalheads ci sono fior di nerd capaci di scrivere dieci cartelle sul tredicesimo album dei Bestial Desacrator (il nome l'ho buttato lì a casaccio, non venite a dirmi che in realtà i Bestial Desacrator esistono e hanno fatto solo un  ep - state un attimo al gioco, per favore). Ma quando si arriva ad usare il verbo "desemantizzare" siamo al "next step". Inarrivabile.
A che è dovuta questa introduzione, all'apparenza gratuitamente polemica?. Al fatto che mi accingo a buttar giù due parole (e una scaletta) in materia di post hardcore. E come la New Wave il post hardcore è stato capace di attirare pseudointellettualume in abbondanza.
In più l'argomento è doppiamente scivoloso, perché ha molto a che fare con Washington DC, la Dischord e la Revolution Summer, cioè secondo alcuni con la nascita dell'emo (e quindi apre un altro argomento, cioè quello delle paternità disconosciute da un lato e rivendicate dall'altro).
Ritornando al post hardcore, io la butterei lì in maniera molto semplice: si tratta di ciò che hanno fatto gruppi hardcore (o della scena hardcore) evolvendo da basi hc e mantenendo spirito punk, senza passare ad altri generi già riconosciuti (metal, death rock, etc). Da un punto di vista musicale le direzioni sono state le più diverse, ma qualsiasi fosse l'evoluzione è avvenuta dentro la scena hc o nella sua evoluzione indie.
Quindi i gruppi non cambiarono etichetta, né circuito per i concerti, restando in buona parte ancorati al DIY.. La cosa vale senz'altro per Embrace e Fugazi, ma anche per Saccharine Thrust. Die Kreuzen e pure per la Rollins Band degli inizi e per i Neurosis.

Ritorniamo a Washington DC: Ian Mackay e la gente che ruota attorno alla Dischord, preso atto di un degrado violento e destrorso della scena che avevano contribuito a far nascere 4 anni prima, decidono di ripartire da zero. Il punto principale è "nuove band per nuova scena" o qualcosa del genere. Per cui tra 84 e 85 nascono Rites Of Spring, Embrace, Dag Nasty.
Ora, se dai vinili sembrava una logica evoluzione del sound originario, che si vedeva anche in "This Side Up" degli Scream (ed era stata avviata dai Minor Threath stessi con "Salad Days"), quando da queste parti arrivarono in tour i Soulside realizzammo che il processo era destinato a lasciarsi totalmente alle spalle l'impronta sonora dell'hardcore che conoscevamo. L'arrivo dei vinili dei Fugazi e poi dei tour della band lo confermò: Washington DC si stava profilando come l'anti New York, in un certo senso (eccezione notevole in questo processo di massiccia divergenza dall'hardcore delle origini "Can I Say" dei Dag Nasty, che finirà per essere un punto di riferimento non solo delle evoluzioni in senso melodico e pop, ma eserciterà un'influsso rilevante anche sull'hardcore di NY -Gorilla Biscuits- e quindi tanto sui gruppi Youth Crew che su quelli dello Youth Crew revival).



Ma non c'erano solo le band Dischord a "guardare oltre". Basta pensare a quello che hanno fatto i Black Flag da "My war" in poi. E per quale motivo "Souls at Zero" dei Neurosis dovrebbe essere definito post metal? Per non parlare dei Naked Raygun




In breve, tutto questo processo evolutivo fino ai primissimi anni 90 avviene all'interno delle scena e del circuito hc internazionale, e quindi con quell'attitudine e quei modi. Ci si renderà conto che quindi anche nei suoi aspetti più melodici o pop non ha molto a che fare, che ne so, con i My Chemical Romance...
Più volte mi sono chiesto perché 35 anni di storia dell'hc hanno visto nell'underground ripetuti reset nello spirito del "back to the basics", e perché negli ultimi 25 anni sono stati in realtà abbastanza pochi i gruppi hc a incorporare nel proprio sound certi elementi di quell'evoluzione sonora. Inizio a pensare che si tratti di una voluta presa di distanza da quelli che la comune vulgata ha classificato come i frutti di quelle esperienze, cioè il pop punk da una parte e l'emo dall'altra. Specialmente la popolarità dell'emo nello scorso decennio ha portato a una vera e propria riscrittura della storia: se andate a cercarei i Rites Of Spring  o gli Embrace su en.wikipedia.org li troverete classificati come gruppi emo, il che non è bizzarro ma assolutamente aberrante.Qui non si tratta di "leadership riluttante", ma di paternità vigorosamente negata. "L'emo è un genere costruito a tavolino", dice Mackay. Dire che lui Guy Picciotto hanno inventato l'emo è come sostenere che gli Anthrax hanno fatto partire il Nu Metal o collocare i DRI all'origine del metalcore (al riguardo ho espresso il mio dissenso qui). E' vero, in ogni tipo di forma artistica sono quelli che vengono dopo a crearsi le proprie ascendenze, Ma ogni volta che cado su argomenti del genere non posso non ricordarmi di una memorabile uscita di Mark Arm a proposito del cosiddetto post grunge: "If those bands have grunge influences and somehow I'm responsible for grunge, fucking kill me!"

Per il post hc, come molti della mia generazione, ho "mixed feelings", quindi la scaletta sarà molto molto parziale...

PS. La scaletta si ferma al 1993. E' un punto di svolta nella storia dell'underground, quell'anno. Prima i gruppi che venivano dalla scena hc sapevano che non ci sarebbe potuto essere nessun tipo di carriera nel rock, per loro.Poi nel 1994 i Green Day si trovano proiettati dal 924 Gilman St. e dalla Lookout Records al contratto su major e ai 10 milioni di copie nei soli US con "Dookie". A quel punto fu chiaro a molti che una carriera non solo era possibile, ma era anche a portata di mano: le major stavano scritturando di tutto (i fratelli Koller ci hanno pagato le loro case, con il loro contratto su major, e hanno continuato più o meno come sempre, per altri le cose sono state alquanto differenti....)


domenica 3 maggio 2015

Stasera mi butto (reloaded), Malloy, Fall Out, Upset Noise, Posion Idea - 2 Maggio, Circolo Arci Kaleidos, Poviglio, RE

Il concerto di come back degli Upset Noise... Nel corso della serata si è ben capito per quale motivo il Bonanni abbia scelto tra i possibili luoghi il Kaleidos di Poviglio, RE. Lo staff  PHC che manda avanti il circolo fa un lavoro eccellente, sia nell'organizzazione, che nell'accoglienza dei gruppi (e non si tratta di banalità - menzione speciale per Elena e Enrico).
La serata inizia con i Malloy, buona prova (son ragazzi, si faranno...).
Poi i capelli grigi prendono il controllo del palco e, guarda un po',  funzionano alla perfezione. I Fall Out, da La Spezia (un altro ritorno dopo anni) sono trascinanti. Hanno un frontman dinamico e comunicativo, che nonostante i suoi buoni sforzi non riesce a far partire il pit - peccato, se lo sarebbero meritato. Probabilmente la ragione è che il grosso del pubblico non è lì per loro. Gli eventi della serata sono Upset Noise e Poison Idea. Quando gli UN arrivano sul palco, Lucio fa le presentazioni "Siamo i Delinquenza Senile". Andrà avanti così per tutto il loro set. Attaccano con "Weekend Massacre", poi iniziano a pescare da "Disperazione Nevrotica". "Faremo una cover degli Upset Noise, cercheremo di farla bene come loro..." e parte "Asfalto" (Lucio passa il microfono a Giulio dei Cripple Bastards e vanno avanti assieme).
Poi "Hardcore", con la gente sul palco a fare i cori. Un pit regolarissimo  ha preso vita e aumenterà gradatamente di intensità durante il set. Conclusione e commozione con le dediche del pezzo finale, "Growing Pains" (Lucio lo dedica alla memoria di suo fratello).

Upset Noise -scatto esagerato di Roby (fb Roby Noise)


La riunione degli Upset Noise, come si dice, c'è. Il gruppo c'è - ancora in rodaggio per i brani da "Growing Pains" in poi, su cui Fausto si ritrova unica chitarra, ma questi sono dettagli. Il Bonanni dietro ai tamburi (una sola cassa, campanaccio di ordinanza) è (come da sempre) un motore che non perde un colpo.  Riescono a coinvolgere, a trasmettere energia e calore, nella migliore tradizione dell'hc italiano - e il punto è proprio questo. I Poison Idea, al confronto, risultano estremamente professionali ma un po' freddi. Oggi sono una formazione poligenerazionale, con una seconda chitarra e un batterista reclutati tra i giovani della scena di Portland, cosa meritoria, ma il tutto ha un po' il sapore degli Slayer senza Hanneman e Lombardo. I presenti hanno comunque risposto con entusiasmo alla scaletta della band, con accento su "Kings of punk" e "Feel the darkness" e nessun brano dai lavori successivi, disco nuovo a parte - scaletta estesa verso il l finale ad una cover di "Motorhead" che al tempo fu presente su "Pajama Party".
Nel complesso una bella serata hc. Età media del pubblico abbastanza elevata (direi sui 30-35), con gente venuta da Bologna, Ferrara, Verona e Mestre, tra l'altro. 35 anni di hc e metal su patch e magliette, da Dead Kennedys fino a Sick Of It All e Municipal Waste.Un pezzo di quel che ancora è vivo nell'hardcore (vedi post precedente) c'era, al Kaleidos di Poviglio, la sera del 2, e mi auguro che questo circolo continui ad essere un punto di riferimento di una scena che per quanto diminuita, divisa e frammentata, di tirare le cuoia ancora non ne vuol sapere....

PS: perché reloaded? Perché titolo della serata e manifesto vengono da lontano:


Manifesto che avete già visto qua  , collegato alla trasmissione con l'intervista a Lucio Drusian di cui potete scaricare il podcast.

lunedì 27 aprile 2015

L'hardcore dopo la fine (?) dell'hardcore - Venerdì 8 Maggio ore 21 www.garageradio.it

Molti avranno letto "American Hardcore" di Steven Blush o visto il documentario omonimo che ne è stato tratto. Al di là del valore indubbio di libro (e film), la sua tesi di fondo ha suscitato non poche polemiche in rete: l'hardcore, nato nel 79, è finito nell'86.



Il tema è stato riproposto poco tempo fa nella blogosfera italiana  da "La patria del ribelle"  (che ha ripostato su fb un vecchio post) e, in un'ottica completamente diversa, riproposto ancora su fb da Rudy Medea (storica voce degli Indigesti, poi in Acredine, riuniti Indigesti e al momento al lavoro con i nuovi Shakermakers, progetto non hc).


Il quadro italiano attuale, poco da dire, è a grandi linee quello fatto da Rudy, più alcune microetichette e gruppi di produzione che possono ricordare, volendo, iniziative di crowdfunding. Onestamente non so (nel senso che proprio lo ignoro) quanto meglio possano andare le cose nel metal underground, ma mi sembra di capire che il problema riguarda in misura maggiore o minore tutto l'underground italiano. Mi sentirei di lasciare fuori dal discorso il download : se oggi si scarica, trent'anni fa si registravano e duplicavano cassette. La rete ha aumentato la scala del fenomeno ma in sé non è poi così nuovo. Lo streaming è cosa assai diversa, nel senso che, diversamente dalle diverse forme di file sharing, lì i soldi girano, e il problema è costituito da come girano, e in che proporzione arrivano ai musicisti (ridicola, perlopiù - le polemiche di grandi nomi del mainstream contro Spotify e Google sono indicative).
Per il contesto italiano mi vorrei limitare a segnalare il fatto che al quarto anno di crisi, nella recessione più lunga della storia italiana (a parte quella collegata alla seconda guerra mondiale), in un quadro generalizzato di calo continuativo dei consumi, è inevitabile che girino meno soldi ovunque (anche negli USA mi pare di capire che la brutale contrazione della classe media degli ultimi anni si sia tradotta in minori consumi musicali).


Ma ritorniamo all'86 e lasciamo da parte un attimo la scena d'oltreoceano (che pure è quella di cui Blush parla). In Italia  "quelli degli '80" sono di fatto quasi scomparsi dall'orizzonte hc negli anni 90. Non pochi si sono ritrovati nei contesti più diversi, alcuni in quelli che venivano generalmente etichettati come cyberpunk (dalla musica elettronica e dalla prima scena rave ai Mutoid Waste Company, dall'underground digitale ai veri e propri gruppi di hacker).
In quell'ambiente, a metà anni novanta, divenne molto popolare TAZ - Temporary Autonomous Zones di Hakim Bey (l'edizione italiana uscì per ShaKe). In tempi di web 2.0 le riflessioni del cyberpunk "politico" sembrano echi di un'altra era geologica. Eppure TAZ resta una chiave a parer mio indispensabile per la lettura anche dei fenomeni culturali alternativi. La prima scena hardcore internazionale è stata un network di zone temporaneamente autonome, o di isole nella rete, se preferite. E come tale non poteva perpetuarsi nel tempo se non diventando altro e perdendo in misura più o meno rilevante la propria natura. Per l'hardcore come fenomeno musicale non può non valere lo stesso principio.
Detto questo, l'attitudine della scena originaria poteva evolvere in un modo o nell'altro.
L'attaccamento ai modi originari della scena (e della musica) crea inevitabilmente un canone, una norma, finendo per realizzare l'esatto opposto della TAZ iniziale (caratterizzata dall'assenza di codici stringenti).
La proiezione in avanti andava necessariamente nella direzione di una scena indie e quindi di un mercato indipendente - ma pur sempre mercato (è quello di cui parla Rudy nel suo post). Le mie simpatie vanno ovviamente a questa seconda alternativa. Le due "vie" convivevano, nella seconda metà degli anni 80. Fu un fatto estremamente significativo che il leggendario concerto che segna idealmente il culmine e la fine della prima fase della scena italiana si sia tenuto non in un centro occupato, ma in un club (CCM, Indigesti e Negazione al Casalone, Bologna, giugno 1987). E non si può dire che tra le due aree corresse buonissimo sangue - in un paio di occasioni ho sentito usare i termini "venduti" da una parte e "pulciosi" dall'altra (d'altra parte sul versante politico a fine 80 spuntarono almeno una volta nei cortei slogan sfottò: "Gastronomia operaia/ indigestione/ frutta canditi /e panettoni" con la debita risposta "I panettoni /sono finiti/ centri sociali /autoallezziti" - significativi, sotto la superficie dello scherzo).
Lo scioglimento dei Negazione dopo la loro partecipazione al Monsters Of Rock chiude idealmente la seconda fase della "grande stagione hardcore italiana" - e in un certo qual modo anche il percorso dell'evoluzione "indie" della scena originaria.

PS: ho gia scritto due parole al riguardo qua

P.P.S. Il primo maggio, festa del lavoro, (che sarà celebrato nelle piazze da chi il lavoro l'ha attivamente precarizzato e svalutato, comprimendone i diritti) FERA non va in onda. In compenso Venerdì 8 spero di fornire, con la musica, un numero sufficiente di prove di esistenza in vita dell'hardcore tra l'86 e i primi 90.

PPPS: Nella scaletta del programma ci saranno (ovviamente) SNFU e NoMeansNo


Questi sono gli SNFU dal vivo nell'88 . Noterete che Mr Chi Pig, il vocalist, ogni tanto sparisce dall'inquadratura e il cameraman disperato sposta l'obiettivo a sinistra su basso e chitarra. Li vidi proprio quell'anno al Macchia Nera e finito il soundcheck vedemmo uno dei roadie fare una cosa apparentemente incomprensibile: si mise a "spazzare" tutto il palco con il microfono della voce - stava cercando interferenze. Il motivo dell'operazione? Chi Pig era un pupazzo a molla che non solo saltava, si arrampicava sulle casse e poi si buttava giù: faceva pure capriole e si rotolava per terra mentre cantava....


E questo video da una buona idea dei NoMeansNo dal vivo all'epoca:




L'hardcore dopo la fine (?) dell'hardcore - Hardcore after the end (?) of hardcore by Friday Extreme Rock Adventures on Mixcloud

lunedì 20 aprile 2015

Sabbath, bloody sabbath - Venerdì 24 Aprile ore 21 www.garageradio.it

Se Tony Iommi ce la fa con la salute, i Black Sabbath potrebbero incidere un ultimo album. Anche Ozzy Osbourne comincia a sentire il peso degli anni, quindi pare che la cosa si farà entro l'anno oppure non si farà.
Comunque "13" sarebbe già un ottimo canto del cigno e sembrava così concepito, con quei rumori di temporale in coda all'album.
Non possiamo non dirci sabbathiani: la cosa è ovviamente vera per il metal,  ma l'influenza dei Sabbath dilaga ben oltre i confini del genere, estendendosi a tutto il grunge, a molto hardcore fin dai Black Flag, e anche in territori apparentemente ancora più distanti. Prendiamo per esempio il trip hop inglese degli anni novanta: in "Dissolved girl" dei Massive Attack (fu nella colonna sonora del primo Matrix) ad un certo punto spunta un riff inequivocabilmente sabbathiano. E l'anno scorso un gruppo doom-stoner strumentale inglese, i Gonga, collabora con Beth Gibbons, la spettrale voce del più gotico dei gruppi trip hop, i Portishead. Ne esce una cover di "Black Sabbath" ridenominata "Black Sabbeth", con un video su youtube costruito con spezzoni de "I tre volti della paura" di Mario Bava (il cui titolo inglese fu "Black Sabbath" e da cui band di Birmingham prese il nome, come tutti sanno). Ecco Mrs Gibbons qualche anno fa dal vivo coi Portishead.


Inevitabilmente parlando di Sabbath non si possono non nominare i sottogeneri metal che sono in larga parte una riproposizione con varie sfumature dello stile di riffing di Toni Iommi (perché di questo si parla, non mi risultan in circolazione folle di bassisti che replicano lo stile di Geezer Butler). Doom. Stoner. Sludge. Drone (e tutte le combinazioni che vi possono venire in mente, tra le più diffuse doom-stoner e stoner-sludge. Le etichette di genere sono una cosa che un tempo serviva fondamentalmente al marketing e alla stampa (poi le cose sono cambiate...). Non so se qualcuno abbia mai chiesto a Buzz Osborne (Melvins) come si sente ad essere tra i fondatori dello sludge metal. Di sicuro lui ha definito il rock dei Melvins "quello che Captain Beefhearth avrebbe fatto se avesso fatto metal", il che è molto significativo, ma assai poco vendibile, anche perché nella fascia di mercato dell'heavy rock chi da trent'anni a questa parte ha avuto presente Capt. Beefhearth? Comunque i Melvins sono "sabbathiani di secondo grado", in quanto nati con l'influenza dominante dei Black Flag di "My War" (influenzati direttamente dai Black Sabbath). E considerando che i gruppi di Seattle furono molto influenzati dai Melvins, è da loro che prendono il virus sabbathiano. I più sabbathiani del mazzo dopo i Melvins, cioè i Soundgarden, hanno del resto negato tramite Kim Thayil ogni diretta influenza. Lo stesso Thayil alla fine però ha ammesso che in effetti ha sempre avuto una qualche propensione per i Sabbath (e per i Led Zeppelin).
Un discorso analogo vale per i Kyuss (originatori dello stoner). Josh Homme ha sempre detto di aver ascoltato i Sabbath dopo "Blues for the red sun", e non prima. Del resto, nella sua "playlist della vita" non ci sono i Sabbath - ma ancora una volta troviamo "My War" dei Black Flag. Insomma, pare che i più efficaci trasmetttori di influenze sabbathiane con ricadute rilevanti siano stati Greg Ginn e soci. D'altra parte fu giusto l'etichetta di Ginn, la SST, a garantire il debutto discografico ai Saint Vitus (e così anche il collegamento con il doom è a posto....).


Quindi non c'è da stupirsi delle influenze sabbathiane nel sound della Rollins Band. Uno dei più grandi pezzi sabbathiani di sempre, "Out there", è roba loro. Mai inciso in studio, si trova sul live "Turned on".
Henry Rollins non ha mai nascosto la sua ammirazione per la formazione classica dei Black Sabbath.
Nel suo show e' stato un intelligente (as usual) ospite e intervistatore di Ozzy. Ha presentato la conferenza stampa della reunion del 2011 - e si è dichiarato deluso (come molti) dall'assenza di Biill Ward su "13".




Sabbath Bloody Sabbath by Friday Extreme Rock Adventures on Mixcloud

sabato 11 aprile 2015

L.A. thrash - Venerdì 17 Aprile ore 21 www.garageradio.it

(e speed metal, e crossover thrash, per i maniaci terminali delle etichette...)

Il thrash metal di Los Angeles nell'86 si caratterizzava come il più cattivo in circolazione. Sarà stato il crescere in una zona dove metal era sinonimo di hair bands come Poison e Ratt, sarà stata la presenza degli Slayer ma così è stato. Tra l'altro, in modo del tutto singolare, la scena thrash losangelena in senso stretto è cresciuta specie all'inizio senza stretti rapporti con l'hc punk (Venice è un caso a parte).
Il crossover a L.A. nel suo complesso è stato un disastro. Forse a causa di un certo tasso di violenza già presente nella scena hc, di certo non migliorato dall'arrivo dei Suicidal Tendencies coi loro fan affiliati alle gang di Venice, il fatto è che quando a metà anni ottanta le differenti tribù iniziarono a confluire ai concerti, le risse diventarono la regola, tanto che il Fender's Ballroom venne ribattezzato Fender's Brawlroom (tipo "il rissodromo Fender"). Insomma, un clima completamente diverso da quello di S.Francisco.
Come dicevo, Venice è un caso a se. I Suicidal Tendencies si ritrovano in pausa e banditi da LA a causa degli episodi violenti ai loro concerti. Mike Muir mette su con Louiche Mayorga sia la Suicidal records che i Los Cycos e attorno a loro si raduna  gruppo di band, perlopiù provenienti dallo stesso ambiente dei Suicidal. Questa scena viene presentata al mondo da "Welcome to Venice" (1985), e offre un panorama completamente crossover, con i Suicidal Tendencies in versione già largamente metallizzata, e gli altri gruppi (Beowulf, Los Cycos, Excel) a metà tra hc punk e metal, a parte i No Mercy, gruppo più spostato sul thrash. Sul loro primo lp ci sarà ancora Mike Muir alla voce.


Suicidal a parte, il crossover di Venice non avrà una diffusione paragonabile a quello proveniente de NY e SF. E giusto la rilevante popolarità del genere in Brasile potrà giustificare una reunion degli Excel sfociata in una tournée carioca (2014).

La prima ondata di  thrash/speed losangeleno parte con un sound  piuttosto diversificato, molto più di quello della Bay Area. Slayer e Megadeth a parte, Abattoir, Agent Steel, Detente e Dark Angel sono state band con stili non particolarmente omegenei , che hanno realizzato piccoli e grandi classici del genere (su tutti "Darkness Descends" dei Dark Angel). Questa scena si caratterizza per il notevole intrico di componenti in un importante sottoinsieme di band: Juan Garcia (chitarra) sarà con gli Abattoir su "Vicous Attack"(1885) assieme a Mel Sanchez (batteria), poi passerà negli Agent Steel e quindi fonderà gli Evildead (dove Mel Sanchez lo seguirà).John Cyriis era stato voce degli Abattoir prima del loro debutto su vinile, poi fonderà gli Agent Steel. Kurt Kilfelt abbandonerà gli Agent Steel per fondare gli Holy Terror, e Steve Gaines, voce degli Abattoir sul loro debutto discografico, passerà poi ai Bloodlust. 



Chiaramente sul fronte discografico la parte del leone la fecero la Metal Blade Records e la Combat, ma mi piace ricordare la Wild Rags Records. Wild Rags fu negozio di dischi, fanzine (The Wild Rag!), etichetta indipendente. Ecco un flyer da quel che resta del mio vecchio archivio:



Come etichettina minore fece uscire soprattutto gruppi della seconda ondata del thrash di LA. La sua prima release fu un demo dei Necrophagia LA messo su vinile. Nel catalogo potete vedere anche i Bloodcum, dove suonò il fratello minore di Tom Araya (e si gioca sul cognome di Joey Hanneman - nessuna parentela con Jeff- per farli apparire come "i fratelli minori degli Slayer").
Ma su tutti spiccavano i Bloodlust (con l'EP "Terminal Velocity",1988, in cui entrava in scena alla voce l'ex Abattoir Steve Gaines, come già detto) e i Recipients of Death ("Aftermath", EP, 1988), entrambi prodotti da Eric Meyer dei Dark Angel.
Ed ecco un paio di flyer di archivio:

Bloodlust + Detente al Troubadour, probabilmente 1987


Recipients Of Death, Bloodlust e altri, All Nations Hall, probabilmente 1988

Esiste online un interessante sforzo di ricostruzione del catalogo della Wild Rags, qua .

Sono occorsi 20 anni buoni per avere un revival thrash nella città degli angeli. Il thrash revival losangeleno nasce nel modo meno rock che si possa immaginare:  con la madre del batterista dei Fueled By Fire che per dare un mano decide di organizzare al Whisky a GoGo un concerto con il gruppo del figlio e altre band di adolescenti senza contratto discografico - la prima edizione del Thrasho de Mayo, festival che è arrivato fino al  2013. Questa scena locale si rafforza anche grazie all'uso dei social networks e visto che il thrash revival non è limitato a LA, la piccola indipendente Heavy Artillery arriva a reclutare anche da qua gruppi per la sua compilation "Speed Kills.... again" - titolo che perfeziona se possibile l'alone nostalgico di tutto il fenomeno



Sarebbe ingeneroso fare paragoni tra i gruppi del thrash revival e i loro antecedenti di vent'anni prima. Ma per quel che riguarda LA Fueled By Fire e Warbringer quando sono venuti fuori circa 10 anni fa non reggevano il confronto né con le reunion dei gruppi thrash anni 80 né con i migliori esponenti della nuova ondata del metal a stelle e strisce - poco da fare, in materia di thrash metal le realtà più vitali del decennio passato sono venute fuori ben lontano da LA e SF...
Un caso a parte sono stati i Merciless Death: "Evil in the night" è stata una riuscita operazione retrò a tutto tondo: la band mette insieme non senza fatica un lp che potrebbe essere uscito nell'88, tra Evildead e Recipients of Death, ispirandosi più ai Dark Angel di "Darkness descends" che agli Exodus (anche con un piizzico di Death prima maniera). Si fanno fare da Ed Repka una copertina molto old school e l'effetto macchina del tempo è completo.


Il veterano Juan Garcia, dopo il suo progetto thrash ispanico Terror degli anni 90 e una reunion Agent Steel, ora gioca nella squadra di Ice-T (altro vecchietto assai vitale) col nome d'arte "Juan Of The Dead". Nell'ultimo album dei Body Count, Manslaughter (2014), c'è un'esilarante versione di "Institutionalized" dei Suicidal Tendencies, con video altrettanto divertente. E così (per ora?) il cerchio si chiude...








giovedì 26 marzo 2015

Progressivamente - Parte prima- Venerdì 27 Marzo ore 21 www.garageradio.it

Il prog è un club a parte, ma le camere stagne nel rock non esistono (o non esistevano?) e quindi la zona di confine tra prog e heavy rock (e punk) è piuttosto popolata.

Di sicuro molti dei più interessanti gruppi metal d'oltreoceano degli anni 80 hanno avuto a che fare col prog in misura variabile.I Fates Warning, per esempio. O i Voivod . O i semisconosciuti Warlord e Watchtower. Di questi ultimi mi ritrovai un pacchetto nella cassetta delle lettere, mi pare nell' 86. Erano cose che capitavano, dopo un paio di anni di presenza nel circuito internazionale del tape trading: finivi prima in una mailing list, poi in due, e alla fine diverse band ed etichette dell'underground USA  avevano il mio indirizzo nelle loro liste di distribuzione, probabilmente con accanto scritto "Local radio show, Italy" (poi aggiornato in "heavy metal magazine, Italy").
Il pacchetto proveniente dal Texas conteneva la versione su cassetta di "Energetic disassembly", il loro primo lp autoprodotto.  Ne rimasi colpito, e ancora mi ricordo di loro.
Tecnicamente non scherzavano neanche un po'. Sono rimasti pressoché sconosciuti: troppo thrash, troppo prog, troppo complicati. Ma hanno finito per influenzare band di maggior successo (e più "facili") come Dream Theater e i Death del secondo periodo.



La scaletta di venerdì parte da prog rockers che pestavano e prosegue con gruppi heavy rock dall'attitudine progressiva...

Progressivamente by Friday Extreme Rock Adventures on Mixcloud