Se cercate sulla rete italiana qualcosa sui Destrage trovate molto. Le webzine (e/o i portali) li collocano correttamente, citando SikTh, Beetwen Me And The Buried, Protest The Hero, Soilwork, Periphery (e chiaramente Dillinger Escape Plan). Fateci caso, si tratta di nomi (DEP a parte) del tutto alieni all'ottica e allo spirito di questo blog/programma radio in quanto legati a doppio filo alla core-roba, al suo periodo, alla sua attitudine .
I Destrage vengono di lì, ma pur proveniendo da questo ambiente musicale finiscono, ai miei orecchi, per giocare in un altro campionato, anzi per praticare uno sport completamente differente, lo "spacchiamo senza se e senza ma, con pezzi vari e imprevedibili, lasciandovi a bocca aperta per la nostra tecnica". E quindi a un diversamente giovane come il sottoscritto dal vivo hanno ricordato i Victims Family (gruppo che loro non avevano mai sentito nominare), non tanto per la musica quanto per lo spirito - in realtà l'intervista contiene un piccolo test di affinità da cui vengono fuori risultati che possono spiegare parecchio...
Qualcuno, compreso il sottoscritto, si è chiesto perché ancora non abbiano spiccato il fatidico salto di livello. Forse perché non basta un singolo A&R che li supporti, ma serve tutta l'etichetta convinta e determinata nel mandarli avanti
Spero che gli interessati al tema si godano l'intervista, dove si parla di etichette, A&R, Giappone e varie altre cose.
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lunedì 19 dicembre 2016
domenica 11 dicembre 2016
Dreaming of a punk X-Mas - venerdì 16 dicembre ore 20.30 www.garageradio.it
Quest'anno gli auguri ve li faccio assieme a Riki Signorini, che ha buttato giù una lunga lista di pezzi punk a tema natalizio. A me ne è venuto in mente solo uno, preso da questo album perlopiù dimenticato di un gruppo perlopiù dimenticato (copertina di RK Sloane)
Era anche la grafica del poster del loro tour 88-89, mi pare (l'ho tenuto appeso al muro per anni, ha finito per disgregarsi). Siccome in europa erano distribuiti da We Bite, mi pare di ricordare date continentali con gli Erosion, dimenticato gruppo thrash tedesco che qualche numero lo aveva. Invece oltreoceano date con SNFU.
A riascoltarli oggi fanno ancora una gran buona impressione.
L'anno di FERA si chiuderà il 23 con l'intervista ai Destrage, ma gli auguri ve li facciamo così, in anticipo.
Era anche la grafica del poster del loro tour 88-89, mi pare (l'ho tenuto appeso al muro per anni, ha finito per disgregarsi). Siccome in europa erano distribuiti da We Bite, mi pare di ricordare date continentali con gli Erosion, dimenticato gruppo thrash tedesco che qualche numero lo aveva. Invece oltreoceano date con SNFU.
A riascoltarli oggi fanno ancora una gran buona impressione.
L'anno di FERA si chiuderà il 23 con l'intervista ai Destrage, ma gli auguri ve li facciamo così, in anticipo.
sabato 10 dicembre 2016
Destrage - Cycle Club, Calenzano - 09/12/2016
A priori avrei detto che i Destrage non fossero particolarmente cari al pubblico toscano della musica dal vivo, e avrei sbagliato. Il Cycle non era certo sold out, ma ad occhio e croce ci saranno state più di un centinaio di persone. Fascia di pubblico tra i venti e e i trenta, direi - un pubblico di millennials, senza gran concentrazione delle tribù più classiche, ma indubbiamente orientato verso il metal e cresciuto con quello andato per la maggiore negli ultimi vent'anni (chissà se la platea del club per Destruction e Nervosa, il prossimo due febbraio, sarà la stessa).
I Destrage sono preceduti da Welcome Aliens (un alt rock in italiano, con buone dosi di hip hop nel cantato) e da Human Tornado (stoner emiliano, pestano duro). Inutile dire che, quando arrivano sul palco, sono i milanesi i veri alieni della serata. Per quanto il sound dei loro album sfugga a facili etichettature, dal vivo, con l'attuale scaletta, l'impressione generale è riconducibile a quella di un gruppo mathcore.
Un chitarrista con barba hipster, l'altro con taglio di capelli alla K.Cobain, decolorati a metà, batterista alt-metal coi dread, un deathster al basso - Paolo, ne sia consapevole o meno, sta sul palco come un frontman HC. Il tutto è molto post-qualcosa (probabilmente post-post-qualcosa), come la loro musica che ha però, al di là dell'altissimo contenuto tecnico, alcune carattestiche di valore universale: impatto, identità propria, personalità - e le ultime due qualità sono merce piuttosto rara, oggi come oggi.
Nonostante l'acustica del locale non sia precisamente l'ideale, per quel che propongono, riescono a far uscire dall'impianto il loro intricato guitarwork in maniera piuttosto nitida.
Attaccano il loro set con "Don't stare at the edge", dal loro ultimo lavoro, e vanno avanti principalmente con pezzi da "A means to no end" e "Are you kidding me? No" ("Symphony of the ego","Purania", "My green neighbor", tra le altre).
Il pubblico, per quanto parecchio fermo, dimostra il proprio apprezzamento: slamming e crowdsurfing non sono nel suo DNA, evidentemente, o comunque non li associa a questo tipo di musica.
I Destrage dopo dieci anni e dopo aver visto posizioni abbastanza alte nelle varie chart in giro per il mondo sono a questo punto, in Italia. Sembrano soddisfatti della propria attuale condizione, ma mi viene da pensare che in altri tempi la parte ascendente della loro parabola avrebbe potuto portare più in alto e più velocemente.
Ho fatto una chiaccherata con i due chitarristi Ralph Guido Salati e Matteo di Gioia (che sembrerebbero, rispettavamente, l'anima prog e quella math del gruppo) e ve la proporrò nella trasmissione del 23.
I Destrage sono preceduti da Welcome Aliens (un alt rock in italiano, con buone dosi di hip hop nel cantato) e da Human Tornado (stoner emiliano, pestano duro). Inutile dire che, quando arrivano sul palco, sono i milanesi i veri alieni della serata. Per quanto il sound dei loro album sfugga a facili etichettature, dal vivo, con l'attuale scaletta, l'impressione generale è riconducibile a quella di un gruppo mathcore.
Un chitarrista con barba hipster, l'altro con taglio di capelli alla K.Cobain, decolorati a metà, batterista alt-metal coi dread, un deathster al basso - Paolo, ne sia consapevole o meno, sta sul palco come un frontman HC. Il tutto è molto post-qualcosa (probabilmente post-post-qualcosa), come la loro musica che ha però, al di là dell'altissimo contenuto tecnico, alcune carattestiche di valore universale: impatto, identità propria, personalità - e le ultime due qualità sono merce piuttosto rara, oggi come oggi.Nonostante l'acustica del locale non sia precisamente l'ideale, per quel che propongono, riescono a far uscire dall'impianto il loro intricato guitarwork in maniera piuttosto nitida.
Attaccano il loro set con "Don't stare at the edge", dal loro ultimo lavoro, e vanno avanti principalmente con pezzi da "A means to no end" e "Are you kidding me? No" ("Symphony of the ego","Purania", "My green neighbor", tra le altre).
Il pubblico, per quanto parecchio fermo, dimostra il proprio apprezzamento: slamming e crowdsurfing non sono nel suo DNA, evidentemente, o comunque non li associa a questo tipo di musica.
I Destrage dopo dieci anni e dopo aver visto posizioni abbastanza alte nelle varie chart in giro per il mondo sono a questo punto, in Italia. Sembrano soddisfatti della propria attuale condizione, ma mi viene da pensare che in altri tempi la parte ascendente della loro parabola avrebbe potuto portare più in alto e più velocemente.
Ho fatto una chiaccherata con i due chitarristi Ralph Guido Salati e Matteo di Gioia (che sembrerebbero, rispettavamente, l'anima prog e quella math del gruppo) e ve la proporrò nella trasmissione del 23.
sabato 26 novembre 2016
No More Pain - la storia dei CCM scritta da Antonio Cecchi - Venerdì 2 dicembre ore 20.30 www.garageradio.it
Alla fine ci siamo, il libro è uscito. Venerdì io e Riki avremo in studio per parlarne Antonio e Stefano Ballini, che al libro ha contribuito con un suo ricordo dei CCM.
Stefano oggi è documentarista e custode della memoria degli eccidi nazifascisti tra Toscana e Emilia, ma ai tempi era il Mago Trippone di Trippa Shake: ha prodotto la miglior documentazione in giro su quell'epico concerto CCM -Indigesti-Negazione di quasi trent'anni fa, al Casalone, a Bologna.
La popolarità del gruppo tra le successive generazioni della scena italiana non è stata particolarmente alta, comunque senz'altro inferiore a quella di Negazione, Raw Power ed Indigesti (sono rimasti una cult band sopratutto fuori dai confini italiani), ma sia che foste presenze fisse a El Paso, o che abbiate vissuto la scena straight edge dei 90 o quella capitolina nel nuovo millennio, questa è anche storia vostra, perché i CCM erano lì quando tutto è cominciato.Questo libro è un'ottima occasione, per i più giovani, di riscoprirne la rilevanza.
Sì, di memoriali dell' hc italiano anni 80 ne sono già usciti diversi, ma questo per me ha una luce speciale, e non solo per questioni di storia personale e nostalgia. E' un documento importante.
Per spiegarne i motivi non trovo parole migliori di quelle che ho usato nell'introduzione al volume.
L'hardcore italiano è stato nel suo insieme un movimento influente e i gruppi di valore furono diversi, ma a metà anni ottanta c'erano quattro gruppi-simbolo con quattro dischi simbolo: Raw Power, con "Screams from the gutter", Indigesti, con "Osservati dall'inganno", Negazione, con "Lo spirito continua" e CCM, con "Into the void".
I quattro gruppi che arriveranno a fare un tour USA.
Cheetah Chrome Motherfuckers, o CCM: a parlare con gente più giovane di me, dal vivo o sui social, ho sentito varie espressioni - "i più feroci", "i più aggressivi", "Facevano paura". La cosa è senz'altro collegata ad una foto (Syd che si sfregia l'addome con una bottiglia rotta), e, per chi li ha visti dal vivo all'epoca, alla presenza scenica dello stesso frontman. Una cosa è sicura: ispiravano rispetto e incutevano una certa soggezione - quando Syd buttava per aria biglietti da mille lire cantando "money in my pockets" ("Crushed by the wheels of industry") NESSUNO si chinava a raccoglierne uno, neanche il balordo più ubriaco.
E la musica, beh, in entrambe le incarnazione del gruppo era decisamente "marziana" (da cui la frase di Helena Velena, "I CCM saranno capiti solo nel duemila"). Erano forse i più feroci, ma senza dubbio finirono per essere i più progressivi, musicalmente (ascoltate "Into the void", se non lo conoscete, e verificatelo di persona).
Io li vidi per la prima volta quando ancora c'erano Dome La Muerte alla chitarra e Vipera alla batteria. e per l'ultima a quel leggendario concerto del giugno 87, assieme a Indigesti e Negazione al Casalone a Bologna, quel concerto che è così importante nel racconto di Antonio perché segna anche la fine del gruppo (nonché il culmine e l'inizio del declino dell'hc italiano).
Questo libro copre, con la storia di Antonio e la storia dei CCM, tutto l'arco ascendente della parabola dell'hardcore italiano. E non solo. Vi appaiono molti dei personaggi chiave dell'hardcore punk internazionale, ognuno ritratto vividamente nel suo rapporto, anche se breve, con chi scrive e con la band (Jello Biafra - Dead Kennedys, i Black Flag, Tim Yo di Maximumrocknroll, Al di Flipside, Harley Flanagan dei Cro Mags, tra gli altri). Antonio viaggia negli USA prima da solo e poi con i CCM in un periodo cruciale dell'hardcore punk: i Black Flag sono usciti con "My War", i DRI con "Violent Pacification", I Dead Kennedys stanno per essere colpiti dalle loro vicissitudini giudiziarie, a Washington DC sta arrivando la Revolution summer, l'eco di "Kill 'em All" dei Metallica ancora risuona ANCHE nell'underground hc e sta iniziando il crossover. E' il periodo dell'apice e dell'inizio del tramonto dei gruppi californiani, della sterzata post hc della scena di Washington DC, dell'ascesa della scena NYHC.
In queste pagine troverete tutto questo, e molto altro ancora. Una fotografia ricca e articolata di un periodo unico dell'underground mondiale.
"No More Pain" lo trovate presso GAP in via San Martino a Pisa, oppure tramite il sito di Area Pirata www.areapirata.com. La presentazione ufficiale sarà il giorno 8 Dicembre sempre presso GAP.
(Potete trovare le precedenti puntate di FERA con Antonio Cecchi qua e qua.)
Stefano oggi è documentarista e custode della memoria degli eccidi nazifascisti tra Toscana e Emilia, ma ai tempi era il Mago Trippone di Trippa Shake: ha prodotto la miglior documentazione in giro su quell'epico concerto CCM -Indigesti-Negazione di quasi trent'anni fa, al Casalone, a Bologna.
La popolarità del gruppo tra le successive generazioni della scena italiana non è stata particolarmente alta, comunque senz'altro inferiore a quella di Negazione, Raw Power ed Indigesti (sono rimasti una cult band sopratutto fuori dai confini italiani), ma sia che foste presenze fisse a El Paso, o che abbiate vissuto la scena straight edge dei 90 o quella capitolina nel nuovo millennio, questa è anche storia vostra, perché i CCM erano lì quando tutto è cominciato.Questo libro è un'ottima occasione, per i più giovani, di riscoprirne la rilevanza.
Sì, di memoriali dell' hc italiano anni 80 ne sono già usciti diversi, ma questo per me ha una luce speciale, e non solo per questioni di storia personale e nostalgia. E' un documento importante.
Per spiegarne i motivi non trovo parole migliori di quelle che ho usato nell'introduzione al volume.
L'hardcore italiano è stato nel suo insieme un movimento influente e i gruppi di valore furono diversi, ma a metà anni ottanta c'erano quattro gruppi-simbolo con quattro dischi simbolo: Raw Power, con "Screams from the gutter", Indigesti, con "Osservati dall'inganno", Negazione, con "Lo spirito continua" e CCM, con "Into the void".
I quattro gruppi che arriveranno a fare un tour USA.
Cheetah Chrome Motherfuckers, o CCM: a parlare con gente più giovane di me, dal vivo o sui social, ho sentito varie espressioni - "i più feroci", "i più aggressivi", "Facevano paura". La cosa è senz'altro collegata ad una foto (Syd che si sfregia l'addome con una bottiglia rotta), e, per chi li ha visti dal vivo all'epoca, alla presenza scenica dello stesso frontman. Una cosa è sicura: ispiravano rispetto e incutevano una certa soggezione - quando Syd buttava per aria biglietti da mille lire cantando "money in my pockets" ("Crushed by the wheels of industry") NESSUNO si chinava a raccoglierne uno, neanche il balordo più ubriaco.
E la musica, beh, in entrambe le incarnazione del gruppo era decisamente "marziana" (da cui la frase di Helena Velena, "I CCM saranno capiti solo nel duemila"). Erano forse i più feroci, ma senza dubbio finirono per essere i più progressivi, musicalmente (ascoltate "Into the void", se non lo conoscete, e verificatelo di persona).
Io li vidi per la prima volta quando ancora c'erano Dome La Muerte alla chitarra e Vipera alla batteria. e per l'ultima a quel leggendario concerto del giugno 87, assieme a Indigesti e Negazione al Casalone a Bologna, quel concerto che è così importante nel racconto di Antonio perché segna anche la fine del gruppo (nonché il culmine e l'inizio del declino dell'hc italiano).
Questo libro copre, con la storia di Antonio e la storia dei CCM, tutto l'arco ascendente della parabola dell'hardcore italiano. E non solo. Vi appaiono molti dei personaggi chiave dell'hardcore punk internazionale, ognuno ritratto vividamente nel suo rapporto, anche se breve, con chi scrive e con la band (Jello Biafra - Dead Kennedys, i Black Flag, Tim Yo di Maximumrocknroll, Al di Flipside, Harley Flanagan dei Cro Mags, tra gli altri). Antonio viaggia negli USA prima da solo e poi con i CCM in un periodo cruciale dell'hardcore punk: i Black Flag sono usciti con "My War", i DRI con "Violent Pacification", I Dead Kennedys stanno per essere colpiti dalle loro vicissitudini giudiziarie, a Washington DC sta arrivando la Revolution summer, l'eco di "Kill 'em All" dei Metallica ancora risuona ANCHE nell'underground hc e sta iniziando il crossover. E' il periodo dell'apice e dell'inizio del tramonto dei gruppi californiani, della sterzata post hc della scena di Washington DC, dell'ascesa della scena NYHC.
In queste pagine troverete tutto questo, e molto altro ancora. Una fotografia ricca e articolata di un periodo unico dell'underground mondiale.
"No More Pain" lo trovate presso GAP in via San Martino a Pisa, oppure tramite il sito di Area Pirata www.areapirata.com. La presentazione ufficiale sarà il giorno 8 Dicembre sempre presso GAP.
(Potete trovare le precedenti puntate di FERA con Antonio Cecchi qua e qua.)
sabato 19 novembre 2016
Vivere Merda - venerdì 25 novembre ore 20.30 www.garageradio.it
I Vivere Merda sono in giro da un po', ma li ho sentiti per la prima volta al preview di Distruggi la Bassa di quest'anno, e hanno attirato la mia attenzione (per quel che può valere). Non solo la mia, e i maligni metteranno subito in mezzo Alessia, la loro frontwoman, ma il punto per me è altro. Andate a rileggervi quel che dice Olga degli Svetlanas riguardo alla maggioranza dei gruppi di oggi. Fondamentalmente sottoscrivo, e non mi fraintendete. Non si tratta di essere bravi o meno bravi, incazzati o meno incazzati. Si tratta di suonare come tanti altri (cioè alla Screeching Weasel o alla Offspring o alla ... - gran nome degli anni 90 a caso - ) e, soprattutto, suonare quell'hc metallizzato che continua ad essere lo stile dominante ovunque o quasi.
Ecco, i Vivere Merda al mio orecchio sono decisamente hardcore e decisamente punk (o anarcho punk, se volete). E, nel contesto generale, questo è really refreshing.
Dicevo che non hanno attirato solo mia, di attenzione, e infatti si sono beccati la copertina dell'ultimo Tuttipazzi. " Sai che storia...", dirà qualcuno - e lasciamoglielo dire... questione di gusti, io se apro la home di Salad Days nel 99% dei casi non trovo niente che mi interessi. A ciascuno il suo.
Venerdì avrò in collegamento Gigi, il loro batterista, e parleremo ascoltando una scaletta molto inglese, molto D-Beat, molto anarchica (e chi l'avrebbe detto? :) ).
Ecco, i Vivere Merda al mio orecchio sono decisamente hardcore e decisamente punk (o anarcho punk, se volete). E, nel contesto generale, questo è really refreshing.
Dicevo che non hanno attirato solo mia, di attenzione, e infatti si sono beccati la copertina dell'ultimo Tuttipazzi. " Sai che storia...", dirà qualcuno - e lasciamoglielo dire... questione di gusti, io se apro la home di Salad Days nel 99% dei casi non trovo niente che mi interessi. A ciascuno il suo.
Venerdì avrò in collegamento Gigi, il loro batterista, e parleremo ascoltando una scaletta molto inglese, molto D-Beat, molto anarchica (e chi l'avrebbe detto? :) ).
giovedì 17 novembre 2016
Loose ends - venerdì 18 novembre ore 20.30 www.garageradio.it
Ovvero, si riannoda qualche filo, più varie ed eventuali.
Ribelli a Vita ha completato l'intervista ad Olga degli Svetlanas (il podcast con l'intervista tagliata è qua ).
Olga fa due nomi di gruppi "nuovi" che secondo lei meritano.
Il primo sono gli Incudine, che nuovi sono, in quanto formati nel 2013: però hanno nelle loro file veterani della scena hc italiana provenienti da Crash Box, Real Deal, Rappresaglia e Temporal Sluts. Tra questi c'è Mox Cristadoro, che qualcuno si si ricorderà come DJ su Radio RockFM (mai abbastanza rimpianta). Su Bandcamp li trovate qua.
***
Punkadeka ha iniziato una serie di articoli a titolo "Yesterday Heroes" e a questo giro tocca nientepopodimeno che ai Peggio Punx. Meritevole di lettura. Unica nota, rispetto al programma di questa serie di articoli, è che per ora mancano i CCM (c'è sempre tempo per rimediare, visto che una ristampa integrale di tutta la loro produzione e un'altra iniziativa IMPORTANTE sono in programma prima di Natale, entrambe su Area Pirata). Nel frattempo, a proposito di CCM, se ve le foste perse potete ascoltare le puntate di FERA con Antonio Cecchi qua e qua.
Addendum del 18/11: sciolta la riserva, il 28 di questo mese esce "No More Pain" di Antonio Cecchi, la sua storia dei CCM, da lui vissuta dall'inizio alla fine, prima come bassista e poi come chitarra. Prossimamente su questi schermi, ovvio.
***
Pochi giorni fa era il trentesimo anniversario dell'uscita di "License to Ill" dei Beastie Boys. Me lo sono riascoltato, per l'occasione. E mi sono chiesto per quale motivo questo disco non sia stato citato dai vari fantocci del nu metal tra le radici del loro sound (mentre vengono di solito citati gli Anthrax/Public Enemy di "Bring the noise"). Se qualcuno lo ha fatto, me lo sono perso (niente di che). Qualora li avessero citati si sarebbero beccati uno di quei secchi disconoscimenti di paternità che sono diventati comuni da qualche anno a questa parte, tipo questo di Tim Commerford .
Beastie Boys e Rage Against The Machine hanno qualcosa in comune: radici nella scena hc anni 80 (Zack de la Rocha era la voce degli Inside Out) , e quindi, per definizione, nessuna affinità con nu metal e simili.
Ribelli a Vita ha completato l'intervista ad Olga degli Svetlanas (il podcast con l'intervista tagliata è qua ).
Olga fa due nomi di gruppi "nuovi" che secondo lei meritano.
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| Peggio Punx |
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Punkadeka ha iniziato una serie di articoli a titolo "Yesterday Heroes" e a questo giro tocca nientepopodimeno che ai Peggio Punx. Meritevole di lettura. Unica nota, rispetto al programma di questa serie di articoli, è che per ora mancano i CCM (c'è sempre tempo per rimediare, visto che una ristampa integrale di tutta la loro produzione e un'altra iniziativa IMPORTANTE sono in programma prima di Natale, entrambe su Area Pirata). Nel frattempo, a proposito di CCM, se ve le foste perse potete ascoltare le puntate di FERA con Antonio Cecchi qua e qua.
Addendum del 18/11: sciolta la riserva, il 28 di questo mese esce "No More Pain" di Antonio Cecchi, la sua storia dei CCM, da lui vissuta dall'inizio alla fine, prima come bassista e poi come chitarra. Prossimamente su questi schermi, ovvio.
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Pochi giorni fa era il trentesimo anniversario dell'uscita di "License to Ill" dei Beastie Boys. Me lo sono riascoltato, per l'occasione. E mi sono chiesto per quale motivo questo disco non sia stato citato dai vari fantocci del nu metal tra le radici del loro sound (mentre vengono di solito citati gli Anthrax/Public Enemy di "Bring the noise"). Se qualcuno lo ha fatto, me lo sono perso (niente di che). Qualora li avessero citati si sarebbero beccati uno di quei secchi disconoscimenti di paternità che sono diventati comuni da qualche anno a questa parte, tipo questo di Tim Commerford .
Beastie Boys e Rage Against The Machine hanno qualcosa in comune: radici nella scena hc anni 80 (Zack de la Rocha era la voce degli Inside Out) , e quindi, per definizione, nessuna affinità con nu metal e simili.
mercoledì 16 novembre 2016
Franti, "Perché era lì" - da Ribelli a Vita
Visto che venerdì prossimo non so di preciso cosa succederà, riposto la recensione di Ribelli A Vita: leggere, meditare, acquistare (o fotocopiare, scaricare il pdf, come vi pare - lo dicono loro).
E' storia attuale, perché ha ancora molto da dire.
E' storia attuale, perché ha ancora molto da dire.
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