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giovedì 15 novembre 2018

Il suono dell'underground heavy metal - venerdì 16 novembre ore 20.30 garageradio.it

Quando parlo di diversità sonora del metal dei primi 80 mi riferisco sopratutto alla prima metà del decennio. C'erano suoni caratteristici che sono rimasti iconici: il suono delle chitarre in British Steel dei Judas Priest. E altri estremamente caratteristici, per esempio il suono dei primi tre lp dei Manowar. Non li potevi scambiare per un altro gruppo solo sentendo un singolo riff, prima che entrasse la voce.
E c'era anche una discreta diversità nell'underground più caratteristico.
La sentivi fin nelle antologie della NWOBHM. Metal for Muthas, certo, ma anche nelle due Heavy Metal Heroes e in Lead Weight, per citare le più note.
Nell'82 l'uscita dell'ultimo (o penultimo) round di compilation della NWOBHM si sovrapponeva all'inizio della serie di complilation americane Metal Massacre. E anche lì era abbastanza difficile trovare i segni di una omogeneità sonora. Eppure quello, proprio quello lì, per me (e immagino anche per altri) fu il "sapore" del metal underground. Fatto difficile, molto difficile da spiegare anche a soli dieci anni di distanza da quelle antologie.

sabato 3 novembre 2018

1988. thrash Hardcore, crossover

A distanza di 30 anni non è semplice inquadrare il 1988, per quel che riguarda thrash e hc. I germi spuntati nell'anno precendente si stanno sviluppando e, col senno di poi, tutti gli elementi che porteranno alla mutata situazione dei 90 sono in opera e all'opera: la coesistenza di vecchio e di nuovo, la diversità degli impulsi evolutivi (o involutivi).
Il thrash metal di fatto è diventato mainstream. Se non il genere nel suo complesso, i maggiori gruppi che lo hanno fatto partire. In primis, i Metallica. Inutile ripetere qualcosa riguardo al peso che il gruppo ha avuto nella nascita di un genere e nei rapporti tra metal e hardcore punk. Ma And justice for all, non esattamente il primo degli album a cui si pensa, parlando di Metallica, vendette assai di più delle tre precenti pietre miliari. Arrivò al numero 6 nella Billboard 200, dove stazionò per ben 83 settimane. E' su questo risultato che l'anno successivo saranno nominati per i Grammy. Eppure, riascoltato a trenta anni di distanza, lasciate da parte infinite polemiche on line su batteria troppo evidente e basso invisibile, continua a sembrare un'ombra molto appannata di Master Of  Puppets, un album messo assieme con gli scampoli di due anni prima, condito da una produzione discutibile. Le cronache parlarono e hanno poi parlato di una band sempre più esaltata dai continui sold out, ma convinta di aver conquistato la vetta alle proprie condizioni. Potremmo dire che non c'è motivo di contestare questa affermazione: il punto è quel che è successo dopo. La presenza come ospite di James Hetfield su Kichigai , ultimo atto dei dei Septic Death (altro ospite Andy Airborne Andersen degli Attitude) è l'ultima traccia di rapporti concreti tra il gruppo e il suo ambiente di provenienza.
Per gli Slayer è tutta un'altra storia. Fare uscire un disco dopo Reign In Blood non era semplice, tutt'altro, anché perché la formula Slayer si era dimostrata comunque più circoscritta, dai confini più stretti, rispetto a quella di Metallica e Megadeth. Gli Slayer riescono comunque a venirne fuori al meglio: rallentano, mettono in mezzo inserti acustici mai sentiti prima da loro, accentuano le le tinte oscure, tirano fuori una cover dei primi Priest: ne viene fuori South Of Heaven. E a distanza di 30 anni se si pone il vinile sul piatto sull'attacco della title track ancora vengono i brividi.
Per i Megadeth è l'anno di So far so good so what. Nonostante Mustaine si sia perso per strada mezzo gruppo, a differenza dei Metallica e come gli Slayer, sa gestire bene il fatto di avere alle proprie spalle Peace Sells. Il disco non è geniale come il suo predecessore, ma comunque veloce e brillantissimo, e non mancano i pezzi memorabili. Vende velocemente quasi mezzo milione di copie (e arriverà al platino).
Overkill: per loro è l'anno di  Under the influence. Rat Skates se ne andato l'anno prima: la joint venture Megaforce-Atlantic sul gruppo non gli è piaciuta. Lo racconta nel documentario Born In The Basement, si ritrova in mezzo al tour senza soldi per telefonare a casa, la cosa gli appare insensata, alla fine del tour molla.
Non starò a fare una panoramica di tutte le uscite thrash metal dell'anno. Il tre ormai grandi del thrash tedesco sono in tour e in pausa discografica, idem i Sepultura, che stanno cominciando la loro strada verso la vera notorietà. Per me i fatti più interessanti, a parte Destroy After Use (Jester Beast, da Torino),  vengono dal solito posto (Bay Area e dintorni), dove il thrash esiste ancora al grass roots level, come si dice: cose fresche, a vario livello, arrivano dai gruppi che su major non sono ancora arrivati, i Sadus che esordiscono con Illusions, il magnifico esordio dei Vio-lence Eternal Nightmare, il capolavoro dei Death Angel Frolic Through the Park. La terza ondata dei gruppi thrash californiani sarà di fatto anche l'ultima. Il fenomeno è in via di esaurimento.

Ritornando ai gruppi di punta del thrash, al loro secondo giro su major offrono un panorama da un certo punto di vista omogeneo. Hanno fatto carriera e per ora senza "selling out". Ma ormai sono tutti ben lontani dal loro ambiente di partenza,  fino  quasi a perdere il contatto con l'humus da cui sono venuti. Ma quell'humus, del resto, non c'è più, è cambiato. L'hardcore punk è molto ridotto, in California, la sua prima fase si è ormai esaurita da due anni (scioglimento di Dead Kennedys e Black Flag).
C'è ancora vita a Orange County, i D.I. sono ancora operativi, anche se Rikk Agnew li lascia, escono con What Good Is Grief To A God? , bell'album che però sarà un fiasco commerciale. Gli Adolescents pure sono ancora attivi, e fanno uscire Balboa Funzone, non proprio il primo dei loro dischi a cui viene da pensare.
Sempre in California arrivano al secondo lp i Victims Family, con Things I Hate To Admit. Questa band assolutamente incredibile, con il suo mix di hardcore punk e jazz e con il suo livello tecnico impressionante, sarà apprezzata molto più in Europa (e in Italia) che negli USA. Credo di averli visti almeno un paio di volte, dal vivo, a fine anni 80, ed erano davvero mostruosi. Sia Ralph Spight (chitarra e voce) che Larry Boothroyd (basso)  attualmente sono con Jello Biafra and The Guantanamo School Of Medicine.
Anche a Oxnard i gruppi del nardcore sono ancora attivi: Ill Repute, Rich Kids On LSD, Dr. Know: questi ultimi escono con un nuovo LP su Death Records (sottoetichetta Metal Blade),  Wreckage In Flesh, lavoro completamente crossover.
Il retro della cover di The Good The Bad The Obnoxious degli Attitude
Il crossover è diventato una tendenza molto diffusa. I già citati Attitude sono decisamente attivi: quanto a vinili nel 1988 lasciano un 7' con 3 pezzi, To Whom It May Concern e un EP di cover (un cult), The Good, The Bad, The Obnoxious.
I Suicidal Tendencies arrivano su una grossa major, Epic, e fanno uscire How Will I Laugh Tomorrow When I Can't Even Smile Today. Un disco metal, nessuna traccia dell'hardcore delle origini. 4 of a Kind dei DRI (1988, Metal Blade) invece suona forse appena appena meno metal del precedente Crossover. Per me il miglior disco dell'anno quanto a crossover thrash viene da Seattle: gli Accused mettono a segno il miglior colpo della loro discografia anni 80 con Martha Splatterhead's Maddest Stories Ever Told.

Lontano dalla metallizzazione spesso eccessiva ci sono i Bad Religion, che con Suffer fanno cominciare contemporaneamente il loro nuovo corso e il "nuovo hardcore melodico", che tanto peso (e successo) avrà nei primi anni 90. E chi li ha visti in quel periodo (88-90, prima che a Stereodrome venisse in mente di trasmettere un loro concerto) sa bene che i loro era purissimi concerti HC, melodia o meno. A questo proposito, è l'anno di uscita di Boogadaboogadaboogada! degli Screeching Weasel (uno dei gruppi più clonati nei successivi 20 anni), in cui iniziano a sganciarsi parecchio dall'HC per buttarsi sul punk melodico.



A San Francisco nella scena che sta crescendo attorno al 924 Gilman Street non c'è molto HC, anche se la venue fu inaugurata da un concerto dei Christ On Parade. Ci sono i Neurosis, certo, e gli  Econochrist , che nel 1988 debuttano con un sette pollici, nonché quella che di fatto fu la resident band del Gilman, gli Isocracy. Ci scherzarono sopra, nel titolo del loro unico 7' uscito nell'88 per Lookout Records Bedtime for Isocracy (poi di fatto sarebbero diventati l'act post hc Samiam che dopo un buon primo ep nei 90 fecero quel che fecero quasi tutti, ovvero firmarono con una major e finirono su MTV). Certo, dopo il canto del cigno Bad times for democracy i Dead Kennedys non esistono più da due anni, come già detto. Jello Biafra si sta preparando per le collaborazioni che lo vedranno protagonista alla fine del decennio, Lard, con i D.O.A., con i Nomeansno . Già, i gruppi canadesi non conoscono crisi. I Nomeansno escono con la loro prima vera pietra miliare, Small Parts  Isolated And Destroyed. Gli SNFU escono con Better Than A Stick In The Eye e si butteranno in un lungo tour tra USA e Europa per promuoverlo. Chi li ha visti dal vivo per la prima volta nel decennio successivo o oltre non ha la più pallida idea di cosa fosse la band dal vivo all'epoca, con Mr Chi Pig che sul palco passava più tempo in aria che con i piedi per terra o giù di lì.

A Washington DC la cosa ha sterzato sul post HC ormai da tre anni. Per gli Scream è il turno di No More Censorship , il primo album con Dave Grohl alla batteria (ma è tipo due anni che è nella band), e anche loro, che non hanno cambiato monicker, da un punto di vista sonoro stanno continuando a cambiare non poco. Ma il fatto eclatante, per DC, è l'uscita di un EP con 7 brani, senza titolo. Il gruppo si chiama Fugazi.



A New York tutti i gruppi della prima ondata NYHC sono ancora in piena attività, così come quelli della seconda ondata youth crew, Youth Of Today su tutti. Ma l'aria nuova arriva dai sobborghi di Queens. I Token Entry, che si confermano alla grande con il loro secondo stupendo album Jaybird, avevano tenuto a battesimo sul palco del CBGB un gruppo di ragazzini, i Gorilla Biscuits, che debuttano con un omonimo EP assolutamente spettacolare.

in UK la scena HC, che da qualche anno è quasi completamente crossover nei suoni, è in pieno fermento. Ripcord, Heresy, Concrete Sox, Sacrilege stanno per essere oscurati dal grindcore (Napalm Death, Electro Hippies) e dal crust. Nel 1988 esce su Peaceville War Crimes (Inhuman Beings)  dei Doom, e per qualsiasi considerazione al riguardo rimando a quanto già scritto per il 1987. Ne aggiungo solo una: dopo decine di gruppi D-Beat apparsi in Europa nei primi 80, all'epoca NON sentivo il bisogno di un'altro gruppo che si rifaceva molto ai Discharge.

In breve, ai tempi, come per il thrash, pareva che le cose stessero cambiando ma non sembrava la vigilia della fine. Invece lo era.

Ma tutto questo è chiaramente una riflessione a posteriori. Se penso alla situazione italiana, e all'underground legato all'hardcore, vero che molte realtà autogestite e molti gruppi ormai erano storia, ma per esempio a Pisa dalle ceneri del Victor Charlie nacque il Macchia Nera (che non era la stessa cosa, ma in un certo senso una sua logica conseguenza - e sotto il palco del Macchia fui una presenza fissa per tipo quattro anni). A Milano il Virus era stato sgomberato 4 anni prima, ma il Leoncavallo esisteva ancora (sgombero 1989). A Bologna era nata l'Isola nel Kantiere (un posto in cui mi sono sentito "a casa" dalla seconda volta che ci misi piede). Questo per parlare solo delle realtà più note e che funzionavano meglio.
Vero, una gran quantità dei gruppi dell'hardcore italiano è sparita: ma ci sono ancora per esempio Kina, Upset Noise, Contropotere e Negazione.
Per i Negazione il  1988 è l'anno di Little Dreamer (We Bite): per molti il disco di una loro "svolta metal", ma con più o meno metal nel suono, restavano i Negazione, che sono sempre stati un gruppo hardcore.
Per molti (e per molte metal heads) Little Dreamer è stato il primo contatto con il gruppo e con l'hardcore italiano. A distanza di trent'anni in molti continuano ad avere nel cuore Il giorno del sole, ma mi preme ricordare l'opener dell'album, Ho Pianto.
Per i Contropotere è l'anno del debutto su LP, e che debutto. Nessuna speranza, nessuna paura (Attack Punk Records) era anarchico, poetico, teatrale, magistralmente condotto dalla voce di Lucia, con un suono che rimandava un poco all'UKHC (Sacrilege), ma globalmente esprimeva una personalità spiccatissima e unica. A proposito di Attack Punk, fa uscire un vinile che diventerà un caso da subito, il primo passo di uno dei gruppi più geniali di quegli anni: sto parlando di Abbiamo pazientato 40 anni, ora basta dei Disciplinatha .
 L'HC non sembrava affatto morto, si stava evolvendo: Nomeansno, Victims Family, SNFU , il post-hc dei Fugazi (e della Rollins Band, col suo stile ineffabile). Erano ancora in giro D.I., Lethal Aggression, Attitude, Gorilla Biscuits, Murphy's Law, Ludichrist, Youth Of Today ,dai Descendents senza Milo erano nati gli All. Se i gruppi italiani in circolazione erano rimasti pochi (ma buoni), erano arrivati di rincalzo i migliori tedeschi, Spermbirds e soprattutto Jingo de Lunch, e i migliori inglesi - IMHO, questione di gusti - Stupids, Snuff. Per un ventenne "nel giro" l'HC e le sue conseguenze apparivano vivi e vitali, e tali sarebbero rimasti ancora almeno per un paio di anni. Per la precedente generazione della scena la situazione doveva offrire un panorama diverso. Se ho vinto, se ho perso dei Kina uscirà l'anno successivo, ma probabilmente Questi anni nell'88 era già stata scritta.




sabato 20 ottobre 2018

Dal Brit Blues Boom a NWOBHM e dintorni - venerdì 26 ottobre ore 20.30 garageradio.it

Il 3 luglio a Ponsacco (PI) hanno suonato gli Animals, o meglio, quelli che ad oggi tengono vivo il monicker, uno di quelli storici della british invasion. Nella band l'unico componente originale è John Steel alla batteria, altro membro storico è Mick Gallagher alle tastiere, ma il tutto è tenuto insieme da Danny Handley, eccellente chitarra e voce, ottimo frontman. Aveva presentato il gruppo dicendo "We're the Animals and we're a Rhytm And Blues band". Né più né meno.
Certo non erano mancate le hit storiche, da House Of The Rising Sun a We gotta get out of this place, ma la loro prova (un entusiasmante concerto R&B) si era snodata su standard classici , da I put a spell on you di Screamin Jay Hawkins a Sweet Home Chicago. Passando per Can I Get A Witness.
Ian Gilllan, 1967
Can I Get A Witness ce l'ho in testa fatta dai Nine Below Zero, ma chissà se qualcuno se la ricorda in  Sole Agency And Representation, unica incisione pubblicata The Javelins (per i buoni uffici di Ian Gillan) nel 1994 e poi riproposta come Raving with Ian Gillan & The Javelins nel 2000 dalla Purple Records.
The Javelins erano stati il gruppo di Gillan ai tempi del brit blues e della swinging London. Non erano mai arrivati ad incidere, all'epoca. Can I Get A Witness ricomparirà in Who Cares di Ian Gillan & Tony Iommi nel 2012. I Javelins avevano in repertorio anche Love Potion n°9 , sfornata da The Searchers nel 1963. Ovvero esattamente la cover a cui MCA affidò il rilancio dei Tygers Of Pan Tang nel periodo Deverril-Sykes, facendogli ritrovare le chart che il gruppo non aveva più visto dopo Wild Cat.
Ma lo stesso Gillan (il monicker) è legato a doppio filo con le vicende dalla NWOBHM e quindi del periodo più classico dell'heavy metal, che all'incirca coincide con l'arco della sua esistenza (1978-82), repertorio in parte rievocato Gillan's Inn (2006) e poi riprosto da Live in Anheim (2008), inciso da un concerto alla House Of Blues tenutosi nel 2006. E a sessantuno anni suonati l'uomo dai "legendary shrieks" se la cavava così...




Del debito col blues della NWOBHM ho già parlato in passato (ormai tre anni fa, qua ) e chiaccherandone col bluesman ufficiale di Garage Radio mi sono reso conto che questi rapporti tra blues e heavy metal sono del tutto ignoti, dal suo lato...


lunedì 15 ottobre 2018

Once upon a time in the pit - Jester Beast, the first five years (mostly) - Venerdì 19 ottobre ore 20.30 garageradio.eu

Una piccola premessa ...


C'era una volta l'undergound italiano della seconda metà degli ottanta, in cui il crossover (inteso in senso di fenomeno non musicale) era un dato scontato o quasi. In quei tempi lontani i spesso i thrashers andavano a vedere i concerti hc e frequentavano i centri sociali (si, lo so, succede anche oggi - ma in misura meno rilevante e la cosa è molto a macchie di leopardo) . Diciamo pure che la faccenda aveva preso la forma di un trend, di una piccola moda, e che qualche episodio aveva il sapore del  bandwagoning... NON TUTTI avevano capito lo spirito della cosa e qualcunaltro se ne è pure accorto, anche se con un tempismo pessimo (l'anno dopo usciva Dookie dei Green Day), ma il dato e il pezzo restano.



... e arriviamo ai Jester Beast


Tra l'86 e il '90 quelli che secondo il mio umilissimo parere sono stati i migliori gruppi thrash metal italiani vennero su, chi più chi meno, a contatto con la scena HC,  Braindamage e Jester Beast a Torino,  a Pisa i Tossic (ma qui sono di parte) - con questo non voglio certo sminuire Bulldozer e Schizo (Extrema e Necrodeath mai stati nelle mie corde, sorry guys, no offence meant).
Ecco, nel "chi più chi meno" i Jester Beast stavano decisamente dalla parte del "più".
Esisteva una prima versione della band con Tony Lionetti alla batteria, Steo Zapp alla voce, Attilio Scalabrini (classe 1953) alla chitarra, Orlando Furioso al basso. Era un gruppo locale, poco noto al di fuori della cerchia torinese (avevano dei fedelissimi a Bologna), di cui è praticamente irreperibile qualsiasi tesistimonianza sonora. Nel 1986 Attilio muore investito da un ubriaco. Lo shock è profondo ma, per dare continuità al gruppo, arriva a dare una mano Tax Farano (Negazione) con la sua chitarra, mentre si cerca un sostituto in pianta stabile. Tony capita al concerto di un altro gruppo locale, i Tomahawk, con CC Muz alla chitarra e Ivano Keeodo al basso. Resta colpito e, visto che nel frattempo Orlando se ne è andato, li recluta entrambi per i Jester Beast. Lì per lì la band pensa pure di cambiare nome, ma tra una cosa e l'altra non se ne farà di nulla. Si mettono subito al lavoro, e iniziano a produrre quello che sarà il materiale del nuovo demo. All'epoca hanno in scaletta anche vecchi brani Jester beast (Psycopathic e Still Born, presenti sul primo demo del gruppo, 1985), brani dei Tomahawk (Labirynth, Mosh The Rush), un loro brano hc (Suck my powerful dick - che successivamente sarà trasformato in Jester's Day) e, udite udite, una cover di Barbed Wire World dei CCM - fatto che li qualifica come un gruppo metal estremamente atipico (nonché come l'unica band di cui si sappia che abbia fatto una cover dei CCM).
Una serie di concerti di spalla ai Negazione, quindi nell'88 fanno uscire il loro nuovo demo.
Ancora appeso al muro di casa mia dopo 30 anni
A differenza dei Braindamage, che hanno messo più tempo a sviluppare il loro potenziale, i Jester Beast sono stati un gruppo che ha raggiunto lo status di cult band con il primo demo della nuova formazione, Destroy After Use (come dire, buona la prima). E si può anche affermare che siano stati per il thrash italiano quello che sono stati i Void per l'hardcore punk. Un pugno di pezzi, quelli del demo, rimasti nella memoria di molti, un nome che viaggiò perlopiù tramite il passaparola e grazie a qualche recensione su fanzine e riviste dell'epoca. Di quel tempo Steo Zap dirà:

Eravamo poco più che maggiorenni con una vita molto disordinata: tanti vizi, molta rabbia e zero compromessi. Torino è sempre stata (e lo è ancora) una fucina di ottime band sia nella scena tipicamente metal e soprattutto in quella dell’hardcore. In quest’ultima noi ci rispecchiavamo maggiormente per ideologie e stile di vita (qua)


In tempo di accelerazione parossistica (Wehrmacht, Cryptic Slaughter, Sadus) loro erano velocissimi, violenti, tecnici, con una buona dose di spirito hardcore (100% Freak-Core, era stampato sulla copertina del demo). Avevano i riff, il songwriting, i pezzi assolutamente memorabili (Destroy After Use, Claustrophobic Autogamic, con il suo geniale riff iniziale). Avevano tutte le carte in regola, e pure nel momento giusto (cosa più unica che rara, per un gruppo metal italiano).
Il nome dei Jester Beast è rimasto nell'iconografia dell'hardcore italiano grazie alla loro partecipazione al record release party di Little Dreamer dei Negazione.



Quindi nell'88 la band aveva al proprio arco tutte le frecce immaginabili:  era già pronto il materiale per il loro primo lp e il demo aveva generato grandi aspettative su di loro. Ma ci furono dissidi all'interno del gruppo, e Keeodo lasciò.
Nel 1989 si recano col nuovo bassista Mario "Pinotto" Garitta a registrare vicino Pisa, in quegli West Link Studios la cui origine era legata a doppio filo con le vicende di GDHC (GranDucato HardCore, per gli ignari).
In quel periodo ho memoria di due date, una a Pisa e una a Livorno, francamente incomprensibili per la scelta della location e la modalità dell'organizzazione. In entrambi i casi promozione pressoché nulla, un pugno di persone a guardarli suonare. Ma ho ancora il vivido ricordo di Zapp che introduce il loro set con un roco "J-J-J-Jesterbeast", di Illogical Theocracy ascoltata per la prima volta dal vivo.
La registrazione dell'album è lunga e laboriosa. Finito il lavoro, incredibile a dirsi, il gruppo si sbanda e i membri non si vedono più per mesi. Il fatto è che, da quel che percepivo io all'epoca, parlando con Tony, i Jester Beast erano una compagine percorsa da forze disgregatrici, profondamente anarchica nei comportamenti, che il batterista cercava disperatamente di ricondurre ad una parvenza di obiettivo comune e condiviso, senza troppo successo. In realtà c'era di mezzo anche una differenza di vedute. Muz continuava a sentire i Jester come qualcosa di estremo e quindi i dissensi che avevano portato all'uscita di Keeodo erano ancora tutti lì a covare.
Muz se ne va a Londra, e quando torna passa agli studios a prendere l'album masterizzato, pronto per la stampa, ma Tony vuole lavorare con un'etichetta indipendente.

Il contratto arrivò al volgere del decennio, e al volgere del decennio il thrash, in Italia e all'estero, era in agonia. Firmarono con GLC (che poi fece uscire Braindamage e l'ultimo Upset Noise, Come to daddy) e il risultato fu Poetical Freakscream, uscito nel 91, a cui Bonvi (RIP), contattato dalla band, fece la copertina.

Poetical Freakscream , pur incorporando nuove versioni di alcuni brani del demo, era un'album dal suono piuttosto pulito e dall'impostazione decisamente progressiva.
Sì, lo so che invece è andata a finire con i Pantera e con i Sepultura di Roots, ma se c'erano futuro e vera evoluzione nel thrash, era facendo propria la lezione dei Voivod . In questo Jester Beast e Braindamage hanno anticipato di una ventina di anni i Vektor. Poetical Freakscream era una prova concreta di come le innovazioni dei franco-canadesi potessero essere rielaborate, assimilate al proprio personale linguaggio. Può darsi che una masterizzazione non ottimale abbia influito, ma la scarsa fortuna di pubblico (non di critica) che ebbe il disco, secondo me, è da ricollegarsi ad altri fattori, ovvero alle mutate condizioni storiche. Quel mutamento del contesto l'ho già inquadrato in un aneddoto. L'HC stava mutando pelle, la scena italiana era in uno stato avanzato di contrazione e senz'altro si stava progressivamente de-internazionalizzando. Death e grind stavano monopolizzando l'attenzione della nuova generazione di metallari.

Poetical Freakscream era troppo elaborato per chi veniva su coi nuovi linguaggi musicali del metallo estremo, troppo duro e troppo thrash per quelli che rimanevano ancorati ai canoni del metal classico (per l'album il gruppo aveva reinciso Claustrophobic Autogamic). Bastava fosse uscito nell'88-89 e probabilmente starei raccontando una storia diversa. Un tour europeo con gli Accused, (ancora una volta la cover di Barbed Wire World in scaletta)  un singolo, Serial Killer (1993) ,e poi l'attività della band andò scemando fino a concludersi nel 95. Negli stessi anni si scioglievano Negazione, Upset Noise, Contropotere. Era il definitivo tramonto di un'epoca.


Life in the brave new world


I Cripple Bastards si meritano grande rispetto per aver portato l'eredità e il vibe dell'hardcore italiano degli 80 nel grindcore (Misantropo a senso unico, 2000). Dieci anni dopo il loro debutto su lp, hanno fatto uscire Frammenti di vita, disco di cover di gruppi italiani hc e thrash degli anni 80 (significativamente coprodotto da FOAD, l'etichetta di Giulio the Bastard e TVOR, la storica indie di Stiv "Rottame" Valli). C'erano dentro cover di Negazione, Declino, Upset Noise, Schizo, Necrodeath, Bulldozer, Wretched, Raw Power, Nerorgasmo, Impact, Blue Vomit e Nabat. E c'era una versione di Claustrophobic Autogamic dei Jester Beast. Nello stesso 2010 FOAD ristampa come EP una versione rimasterizzata di Destroy After Use; il gruppo si riunisce, ma senza Tony e Keeodo, che vengono sostituiti al basso da  Marco Klemenz (Nerorgasmo e già negli Ifix Tcen Tcen, quelli dell'incredibile Liquid Party) e  alla batteria da Sergio Pavinato (già nei Woptime). Partecipano alla quarta edizione di Night Of The Speed Demons (e la cover dei CCM farà parte anche delle scalette della reunion).
Da lì a fare uscire un nuovo ep c'è un ulteriore cambio di formazione con l'inserimento di due ex Headcrasher, Pietro "Duracell" Grassili e Roby Vitari (oggi con l'ex Holy Terror Mike Alvord nei Mindwars). E nel 2012 viene fuori The Infinite Jest, unico parto di questa travagliata reunion. Autoprodotto. Un nuovo logo ridisegnato da Away dei Voivod. Un lavoro dal songwriting, al solito, più che eccellente. Lost In Space è la rielaborazione di materiale pronto prima dello scioglimento del '95 e tutti i brani sono perfetti, ma molto voivodiani - pure troppo, volendo. Al di là di questa considerazione resta il fatto che, per esempio, Kolkata Bazar è proprio un gran pezzo - chissà, magari tra qualche tempo lo sentiremo rifatto da Away e soci, perché quelli di The Infinite Jest sono gli ultimi Jester Beast che si potranno ascoltare. Poco dopo l'uscita dell'EP la Bestia Giullare chiude bottega, e pare proprio in modo definitivo.




2018:The Lost Tapes Of... Poetical Freakscream

Claudio (CC Mux, autore dei riff della bestia giullare da Destroy  in poi), mi aveva detto che avendo ascoltato il premaster di Poetical Freakscream si era reso conto come suonasesse incredibilmente meglio della versione masterizzata. E ora alla fine è uscita per FOAD la versione rimasterizzata. E devo dire che quando partono le prime note di Freak Channel 9 neanche la riconosco. Nella masterizzazione originale si era persa una traccia di chitarra, e The Lost Tapes ci restituisce il suono della band come avrebbe dovuto essere. Sembra quasi un altro disco, che suona come ci si sarebbe aspettato dal successore di Destroy After Use. L'edizione FOAD include L'album in vinile, CD che comprende il rimasterizzato di D.A.U. già rifatto da FOAD qualche anno fa, dei brani dal vivo e degli inediti più un booklet di 13 pagine.  Tanta, tanta, tanta roba.






domenica 30 settembre 2018

No More Lies al CPA (Firenze), Impact al Newroz (Pisa): due giorni, due concerti - Venerdì 5 ottobre ore 20.30 garageradio.it

Dopo aver mancato i No More Lies al CPA in primavera (problemi fecero saltare la loro presenza), alla fine li ribecco in autunno, ancora al CPA. La serata prevedeva Machete, NML, Movement e Lowlife come headliners, ma data l'ora dopo i NML ho ripreso la via di casa (hanno finito di suonare verso la una).
I No More Lies hanno attirato la mia attenzione (e non solo la mia) per il loro voler venir fuori dal sound piuttosto omogeneo che va per la maggiore come HC da un po' troppi anni, recuperando cantato in italiano, influenze Oi!, e un poco del vibe dell'hardcore italiano anni 80.



Relativamente freschi di uno split con Rebel Crew, hanno proposto una scaletta centrata su questo e sul precedente lavoro, Fuori Dal Coro. E poco da fare, il pezzi dell'lp risaltano (riescono ad attirare l'attenzione del pubblico proprio con Non Dire Mai).
La band si ritrova con una formazione stabile e ben rodata da più di un anno, dal vivo sono energici, potenti, incisivi - e il Marinaio come frontman non ha bisogno di presentazioni o commenti.

E veniamo alla serata di sabato 29 settembre al Newroz, Pisa. L'ormai tradizionale evento organizzato da Oi! Block quest'anno ha una scaletta molto mista, dal punto di vista della proposta sonora (e questa secondo me è un'ottima cosa).
Lupe Velez: ottimo garage punk dove il punk si sente, e bene, e parecchia storia dell'underground della zona nella formazione (al basso Donatella Doda Mariotti, già nei Senza Sterzo, nonché indimenticabile curatrice dei concerti nella prima immensa fase di vita del Macchia Nera). Di fresco usciti su Area Pirata con un lp, Weird Tales, I Lupe Velez, per chi non li conosce, sono l'evoluzione dei sorprendenti Stella Maris Music Conspiracy, band se possibile con ancora più storia dentro (Stefano "Tetano" Piercecchi alla batteria, nientemeno che la partecipazione di suo fratello Syd - già, CCM), che si muoveva a metà tra sonorità del punk losangeleno di fine settanta e il primo hc da una parte e la psichedelia dall'altra (Operation Mindfuck, Area Pirata, 2013).
Gli Slander hanno fatto il loro, bene come al solito: poco da fare, il coinvolgimento del pubblico comincia quando tirano fuori The Rush, sanno di avere un gran pezzo e si giocano la carta con oculatezza.
A regola, con loro presenti, mi sarei aspettato di vedere tra il pubblico qualche metallaro, ma niente da fare, al Newroz i metallari arrivano solo se ci sono i Raw Power...
E veniamo al clou della serata, per quel che mi riguarda. Impact, nella terza fase della loro storia (dall'anno scorso è entrato un nuovo chitarrista). E per me è stato un flash, di quelli veri. Devo aver passato tutto il loro set con un sorriso idiota stampato sulla faccia.
Impact
Ci sono reunion che funzionano e reunion che non funzionano. Quella degli Impact, che a Gigo non piace definire reunion, non solo funziona. E' qualcosa di più. E' un'incarnazione dello spirito sonoro dell'hardcore  italiano della prima fase (81-84), di quello che americani definivano "rumble and clatter" ma suonato bene, precisissimo, e con il suono buono - quindi un qualcosa che allora nella media era piuttosto raro, per non dire quasi del tutto inesistente. Fossimo stati nel 1985 o 86 questa versione degli Impact avrebbe provocato sotto il palco mischie disumane. Ma siamo nel 2018, e la gente non è abituata ai suoni "storti". L'hardcore punk italiano degli 80 era mediamente storto, magnificamente storto, ed è forse questo che gli ha procurato la fama che ha avuto. Oggi quel suono è alieno esattamente come lo era allora: la gente è assuefatta a suoni squadrati ("Fate i Nabat!"), e il pubblico del Newroz ci mette qualcosa tipo dieci minuti o più a capire cosa sta succedendo sul palco. Non mi dilungo sulla scaletta, costituta dal repertorio classico del gruppo (ok, Solo Odio, ma anche il pezzo loro che preferisco, Processo Di Vita).
Se suonano dalle vostre parti non ve li perdete, non potete perderveli.


giovedì 20 settembre 2018

Quattro chiacchere con Stefano Bettini - venerdì ore 20.30 garageradio.it

Stefano Bettini è uno dei nomi "pesanti" di GDHC. Voce di I Refuse It, gruppo hc che è assai riduttivo definire "atipico", è transiato oltre la fine della stagione d'oro dell'HC italiano traformandosi ne Il Generale e diventando uno dei protagonisti della primissima stagione delle posse. Sono tempi di ristampa di materiale I Refuse It, e al riguardo lascio la parola a Riki Signorini su Ribelli a Vita.
Venerdì passeremo un'oretta a chiacchera con il prof. Bettini, e direi che la trasmissione è da non perdere



sabato 8 settembre 2018

E siamo arrivati alla quinta stagione di FERA... - venerdì 14 settembre ore 20.30 garageradio.eu

Dando un'occhiata all'indietro la quarta stagione non è stata malaccio, per quanto tragicamente carente quanto a pianificazione (visto che le partecipazioni in collegamento saltavano con estrema regolarità).
Per la stagione che viene già qualcosa in programma c'è, ma staremo a vedere come gira.
In quattro anni di blog un po' di cose ne ho scritte. Guardando avanti, a ripercorrere la storia delle correnti dell'heavy rock che per me sono state importanti ci sono ancora due anni di importanti ricorrenze: 1979 e 1980 sono anni cruciali sia per l'hardcore punk che per l'heavy metal.
Negli anni e nei post spero di aver contribuito a rimettere a fuoco quali erano i rapporti tra le due correnti back then, a metà anni 80. Resta da coprire la fine degli anni ottanta, in un certo senso il crepuscolo dell'underground, che però fu un crepuscolo molto luminoso.

Ma, tornando al presente, questo settembre è denso di appuntamenti.
E si comincia subito al  CSA nEXt Emerson  con Scheletro, Sabato 15 settembre. Farfalle dentro al vomito è stata una delle migliori novità che ho sentito quest'anno, quindi sono proprio curioso di vedere il gruppo dal vivo. Serata caldamente consigliata dal sottoscritto.