I Destrage sono preceduti da Welcome Aliens (un alt rock in italiano, con buone dosi di hip hop nel cantato) e da Human Tornado (stoner emiliano, pestano duro). Inutile dire che, quando arrivano sul palco, sono i milanesi i veri alieni della serata. Per quanto il sound dei loro album sfugga a facili etichettature, dal vivo, con l'attuale scaletta, l'impressione generale è riconducibile a quella di un gruppo mathcore.

Nonostante l'acustica del locale non sia precisamente l'ideale, per quel che propongono, riescono a far uscire dall'impianto il loro intricato guitarwork in maniera piuttosto nitida.
Attaccano il loro set con "Don't stare at the edge", dal loro ultimo lavoro, e vanno avanti principalmente con pezzi da "A means to no end" e "Are you kidding me? No" ("Symphony of the ego","Purania", "My green neighbor", tra le altre).
Il pubblico, per quanto parecchio fermo, dimostra il proprio apprezzamento: slamming e crowdsurfing non sono nel suo DNA, evidentemente, o comunque non li associa a questo tipo di musica.
I Destrage dopo dieci anni e dopo aver visto posizioni abbastanza alte nelle varie chart in giro per il mondo sono a questo punto, in Italia. Sembrano soddisfatti della propria attuale condizione, ma mi viene da pensare che in altri tempi la parte ascendente della loro parabola avrebbe potuto portare più in alto e più velocemente.
Ho fatto una chiaccherata con i due chitarristi Ralph Guido Salati e Matteo di Gioia (che sembrerebbero, rispettavamente, l'anima prog e quella math del gruppo) e ve la proporrò nella trasmissione del 23.
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