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venerdì 8 febbraio 2019

Dish Is Nein - Venerdì 15 febbraio ore 20.30 garageradio.eu

La seconda edizione della Notte di Contempo, al Flog, ha visto l'auditorium pieno. Io ero lì solo per Dish Is Nein, il mio interesse a priori per quel che li precedeva era nullo. ma devo dire che la noia è stata interrotta da una versione "assai poco gaia", come direbbe una signora che conosco, di Fox On the Run degli Sweet, offerta dai Garcon Fatal e da un power trio di ragazzi romani. Se te li anticipano come Zep, Free e Steppenwolf difficile non immaginarsi una versione capitolina dei Greta Van Fleet forse più stoner. E invece i Life In The Woods trasudano blues vero, e hanno messo in scaletta una loro versione di Man Of Constant Sorrow. La voce c'è, la chitarra pure, la batteria è pestatissima. Molto 70-71, di Zep non ho sentito gran che, più Free-Trapeze, direi.
Quando finalmente sono arrivati sul palco, i Dish Is Nein hanno tirato su il loro set, perfetto, con quasi tutti i brani dell'EP, più Militia e una rielaborazione della versione Discliplinatha di Up Patriots To Arms.
L'EP di Dish Is Nein per quel che mi riguarda è stata LA uscita del 2018.  Purtroppo non sono riuscito ad intervistarli un anno fa, ma ho rimediato nel pomeriggio prima del concerto, dopo il loro soundcheck.
30 anni e un pugno di mesi da quando recensii Abbiamo Pazientato 40 anni su Metal Shock concludendo all'incirca "questi sono fasci", dopodiché mi arrivò una telefonata di Dario Parisini, "Dobbiamo spiegarci, intervistaci". Mi ha fatto piacere scoprire che se ne ricordava.
Comunque ne è venuta fuori una chiaccherata di 20 minuti, e forse un po' diversa dalle varie interviste finora uscite


domenica 3 febbraio 2019

Età dell'oro, vere o presunte che siano - Venerdì 8 febbraio ore 20.30 www.garageradio.eu

In ormai quattro anni qua sopra già ho parlato di illustrazione e fumetto, del debito dell'heavy metal classico nei confronti dell'illustrazione degli anni 70, dei rapporti tra rock e fumetto e SF o fantasy e via dicendo.

Per faccende mie mi sono andato a rivedere il catalogo della prima serie delle Marvel Graphic Novel e mi sono reso conto che è all'incirca sovrapponibile all'età dell'oro del metal (e dell'HC).
E mi sono ricordato che chi aveva definito Void Indigo ( Steve Gerber, Val Mayerik- 1983) "un crimine contro l'umanità" lo aveva fatto all'incirca nello stesso periodo in cui il PMRC si era scagliato contro il metal e il poster incluso in Frankenchrist dei Dead Kennedys (Penis Landscape di Giger) aveva procurato loro una valanga di guai giudiziari, etc.
Anche Heavy Metal  (1981) era stato accolto da una quantità di critiche indignate e censorie, e si nota facilmente che l'immaginario del film è tutt'altro che estraneo sia a Void Indigo che a altre Marvel Graphic Novel (come scordarsi Elric-The Dreaming City di Paul Craig Russel - ovviamente da Michael Moorcock - o Marada, The She Wolf  di Chris Claremont e John Bolton?). Un'iconografia che aveva la sua radice negli anni 70...
Era il Decline Of Western Civilization, in una parte più che in due, che quindi iniziava subito dopo il suo apice?
Gli eighties, per quanto ancora largamente era "dell'informazione lenta" furono un periodo il cui le cose accadevano a una velocità vertiginosa, a volte in parziale rottura con i decenni precedenti (che fosse parziale da molti punti vista l'ho capito solo recentemente), a volte come loro eminente recapitolazione ed elaborazione.
Secondo qualcuno di casa da queste parti "La musica è finita nel 1990"...
Ma, in tutta onestà, parlando di metal e heavy rock in senso stretto, al di là dei punti vista generazionali, chi può in tutta onestà dire che dal 1990 in poi sono arrivate stagioni creativamente più rilevanti di quelle dei decenni precedenti?

Marada, the She Wolf (John Bolton)

Indigesti, Bultaco DC, Acredine - con Rudy Medea Venerdì 1 febbraio ore 20.30

E alla fine, tra una cosa e l'altra, non c'è stato neanche il tempo di preparare la presentazione della trasmissione. Comunque con questa direi che la copertura dell' HC italiano anni 80, quanto a interviste, è completa, perché tra i nomi Indigesti non poteva mancare. Uno dei tre gruppi al Casalone il 20 giugno '87, uno dei quattro che all'epoca fecero il tour americano


mercoledì 19 dicembre 2018

LWC35 - 35 anni dal Last White Christmas - Venerdì 21 dicembre ore 20.30 garageradio.it


Del Last White Christmas, che si svolse nella sconsacrata basilica di S.Zeno a Pisa nel 1983, io e Riky e Antonio Cecchi abbiamo già parlato, qua.
A 35 anni di distanza l'evento viene celebrato con dibattito e concerto, qua trovate la pagina fb e qua l'evento.
Quindi nell'ultima puntata di FERA del 2018 io e Riky presenteremo la cosa, tra vecchio e nuovo. E come notate dal manifesto, l'indomani saremo di moderazione del dibattito...

(FERA riparte a gennaio dopo l'Epifania)

giovedì 6 dicembre 2018

Suoni, ancora, e seventies, ancora - Venerdì 7 dicembre ore 20.30 garageradio.it

Mi ricordo che sui vent'anni il primo Zep mi infastidiva. Avevo amato profondamente Dazed And Confused nella versione live di The song remains the same, ritrovarla nell'incisione da studio mi spiazzava, trovavo quella produzione "vecchia". Qualcosa del genere mi era successo coi Sabbath. Mi ero innamorato dei Black Sabbath a 13 anni, sentendo per radio Sabbath Bloody Sabbath. Nella mia ricerca di vinile a poco prezzo tra i 13 e i 14 anni ero incappato in un tipo, più vecchio di me di tre o quattro anni, che si stava disfacendo dei suoi dischi hard rock - aveva "superato quella fase", qualsiasi cosa volesse dire, ma immagino avesse a che vedere con la vita di relazione: nei primissimi 80 l'amore per l'hard rock e l'heavy metal non ampliava certo le possibilità di contatto con l'altra metà del cielo. Per farla breve, con poche migliaia di lire uscii da casa sua con Paranoid e Made In Japan. Erano suoni distanti da quelli che mi avevano stregato (Sabbath Bloody Sabbath, appunto, e You Really Got Me nella versione dei Van Halen). Ma con Paranoid finii per familiarizzare velocemente. Però quando qualche mese dopo (era il 1981) vidi Mob Rules in evidenza tra le nuove uscite hard rock di un locale negozio di dischi, l'esaltazione fu immediata, fin dalla copertina di Greg Hildebrandt (o meglio, chiesta in uso all'autore). Arrivato a casa, appena messo il vinile sul piatto la fascinazione fu istantanea. Sentivo il suono come "attuale", e questo mi sembrava un plus. La voce di Ronnie Dio, i riff di Iommi, le tastiere di Nicholson, talmente particolari da non sembrare tastiere (approccio agli antipodi rispetto a quello di Jon Lord, parlando di canoni con cui avevo familirizzato), quello era heavy metal come pensavo dovesse esserlo. Quando arrivò l'82, e uscii dalla Upim con il 7 pollici di Run To The Hills, arrivando a casa e mettendolo sul piatto, beh, quello era ancora più metal. E poi Raven, Motorhead, Venom, Exciter  e poi, beh...
Ad un certo punto verso fine 80 i suoni cominciaro ad essere sempre più simili tra loro. Con una degna eccezione, ovvero il grunge, che all'epoca ancora non era stato etichettato grunge. I gruppi di Seattle, insomma, di cui qualcuno parlava come di "hard rock moderno" (a tale proposito persona davvero informata dei fatti, ovvero Jack Endino, parlò di "prosecution of the seventies hard rock with an healthy respect for noise").
C'erano chitarre downtuned in Louder The Love dei Soundgarden? Eccome se c'erano. Ma l'underground di Seattle aveva "preso i Black Sabbath" dai Black Flag. Forse qualche anno dopo i gruppi di Palm Springs li presero da quelli di Seattle, o forse direttamente dai Black Flag, difficile dirlo. Di sicuro dopo di loro ci fu una vera epidemia di accordature ribassate (anche nel nu metal). Il digitale probabilmente ha fatto il resto, ed è arrivata la standardizzazione.

Uno dei motivi che mi riporta sempre più spesso all'heavy metal e all'hard rock dei seventies è appunto la ricca diversità dei suoni, che ispira la scaletta di questo venerdì.



sabato 17 novembre 2018

Il vecchio, il nuovo... - venerdì 23 settembre ore 20.30 garageradio.it

Si sta lavorando ad un evento che celebri i 35 anni da Last White Christmas, e si lavora affinché Garage Radio possa offrire una copertura in diretta dell'evento.
Venerdì prossimo FERA blog fa quattro anni precisi, quindi i bilanci li rimando. ma negli anni ho speso un bel po' di parole "to set the records straight", principalmente a proposito di thrash metal e hardcore punk (nonché sui rapporti tra i due generi e speciamente in Italia). Ma non ho se non in maniera del tutto incidentale affrontato il tema dell'eredità degli anni 80, e quando l'ho fatto è stato per criticare chi rivendicava ascendenze farlocche e parentele improbabili.
Se da un lato l'eredità delle esperienze di 30-35 anni fa è ancora viva (nelle persone ma anche nei suoni, alle volte, e questo delle domande le dovrebbe porre) ho parlato con veterani ancora in attività che mi hanno detto "Non abbiamo qualcosa di dire sulla situazione presente. Cioè avremmo da dire solo cose brutte".
C'è una questione di gap generazionale? Può essere. Ma c'è anche una questione di senso.
La penultima volta che ho parlato con Marco Mathieu lui discusse anche di "fasi della narrazione", rilevando come in Italia per l'hardcore fossimo ancora alla documentazione storica e non si fosse arrivati ad una narrazione evoluta.
A questo proposito, va avanti la pubblicazione di live dei Negazione nella serie We Got Memories, un Live In Birmingham (1988). Una delle cose belle di questa release è  il pdf allegato agli mp3, e traduco questo brano, storia che mi ricordo raccontata a voce da Marco o da Zazzo una trentina di anni fa:

Un aneddoto? Nel tour dell'87, dopo lo show a Manchester andammo nel posto dove avremmo dovuto dormire (sacchi a pelo sul pavimento, ovviamente) ma entrando nella casa non riuscivamo a capire perché ci fosse un sacco di giornali che coprivano i pavimenti, uniti ad uno strano odorel...
Quando scoprimmo che i giornali erano lì per coprire escrementi, non chiedemmo che razza di merda fosse io come a qualcuno fosse venuto in mente di coprire la merda invece di levarla di mezzo o come si potesse proporre a qualcuno di dormire in un posto del genere. Semplicemente tornammo nel van e guidammo per il rimanente della notte verso il prossimo show, a Nottingham


Letture coerenti (e plurali) della storia, prima che il puro elenco di fatti, sono la base su cui la generazione presente (e le future) potranno rapportarsi al passato, mentre più volte ho letto interpretazioni di fenomeni anni 80 tra l'impreciso e il del tutto fantasioso, principalmente ad opera di millenials.
Alla fin fine quello che funziona meglio, come dai tempi dei tempi è la comunicazione tra persone, che tra l'altro secondo me è stata alla radice della lunga vita di alcuni gruppi.
E passando da hc a metal una delle cose che più mi ha fatto piacere è stato quando qualcuno che per ovvi motivi anagrafici ignorava completamente la mia esistenza mi ha detto "Leggendoti mi sono reso conto che hai vissuto il metal quando era una cosa seria".


giovedì 15 novembre 2018

Il suono dell'underground heavy metal - venerdì 16 novembre ore 20.30 garageradio.it

Quando parlo di diversità sonora del metal dei primi 80 mi riferisco sopratutto alla prima metà del decennio. C'erano suoni caratteristici che sono rimasti iconici: il suono delle chitarre in British Steel dei Judas Priest. E altri estremamente caratteristici, per esempio il suono dei primi tre lp dei Manowar. Non li potevi scambiare per un altro gruppo solo sentendo un singolo riff, prima che entrasse la voce.
E c'era anche una discreta diversità nell'underground più caratteristico.
La sentivi fin nelle antologie della NWOBHM. Metal for Muthas, certo, ma anche nelle due Heavy Metal Heroes e in Lead Weight, per citare le più note.
Nell'82 l'uscita dell'ultimo (o penultimo) round di compilation della NWOBHM si sovrapponeva all'inizio della serie di complilation americane Metal Massacre. E anche lì era abbastanza difficile trovare i segni di una omogeneità sonora. Eppure quello, proprio quello lì, per me (e immagino anche per altri) fu il "sapore" del metal underground. Fatto difficile, molto difficile da spiegare anche a soli dieci anni di distanza da quelle antologie.