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domenica 30 settembre 2018

No More Lies al CPA (Firenze), Impact al Newroz (Pisa): due giorni, due concerti - Venerdì 5 ottobre ore 20.30 garageradio.it

Dopo aver mancato i No More Lies al CPA in primavera (problemi fecero saltare la loro presenza), alla fine li ribecco in autunno, ancora al CPA. La serata prevedeva Machete, NML, Movement e Lowlife come headliners, ma data l'ora dopo i NML ho ripreso la via di casa (hanno finito di suonare verso la una).
I No More Lies hanno attirato la mia attenzione (e non solo la mia) per il loro voler venir fuori dal sound piuttosto omogeneo che va per la maggiore come HC da un po' troppi anni, recuperando cantato in italiano, influenze Oi!, e un poco del vibe dell'hardcore italiano anni 80.



Relativamente freschi di uno split con Rebel Crew, hanno proposto una scaletta centrata su questo e sul precedente lavoro, Fuori Dal Coro. E poco da fare, il pezzi dell'lp risaltano (riescono ad attirare l'attenzione del pubblico proprio con Non Dire Mai).
La band si ritrova con una formazione stabile e ben rodata da più di un anno, dal vivo sono energici, potenti, incisivi - e il Marinaio come frontman non ha bisogno di presentazioni o commenti.

E veniamo alla serata di sabato 29 settembre al Newroz, Pisa. L'ormai tradizionale evento organizzato da Oi! Block quest'anno ha una scaletta molto mista, dal punto di vista della proposta sonora (e questa secondo me è un'ottima cosa).
Lupe Velez: ottimo garage punk dove il punk si sente, e bene, e parecchia storia dell'underground della zona nella formazione (al basso Donatella Doda Mariotti, già nei Senza Sterzo, nonché indimenticabile curatrice dei concerti nella prima immensa fase di vita del Macchia Nera). Di fresco usciti su Area Pirata con un lp, Weird Tales, I Lupe Velez, per chi non li conosce, sono l'evoluzione dei sorprendenti Stella Maris Music Conspiracy, band se possibile con ancora più storia dentro (Stefano "Tetano" Piercecchi alla batteria, nientemeno che la partecipazione di suo fratello Syd - già, CCM), che si muoveva a metà tra sonorità del punk losangeleno di fine settanta e il primo hc da una parte e la psichedelia dall'altra (Operation Mindfuck, Area Pirata, 2013).
Gli Slander hanno fatto il loro, bene come al solito: poco da fare, il coinvolgimento del pubblico comincia quando tirano fuori The Rush, sanno di avere un gran pezzo e si giocano la carta con oculatezza.
A regola, con loro presenti, mi sarei aspettato di vedere tra il pubblico qualche metallaro, ma niente da fare, al Newroz i metallari arrivano solo se ci sono i Raw Power...
E veniamo al clou della serata, per quel che mi riguarda. Impact, nella terza fase della loro storia (dall'anno scorso è entrato un nuovo chitarrista). E per me è stato un flash, di quelli veri. Devo aver passato tutto il loro set con un sorriso idiota stampato sulla faccia.
Impact
Ci sono reunion che funzionano e reunion che non funzionano. Quella degli Impact, che a Gigo non piace definire reunion, non solo funziona. E' qualcosa di più. E' un'incarnazione dello spirito sonoro dell'hardcore  italiano della prima fase (81-84), di quello che americani definivano "rumble and clatter" ma suonato bene, precisissimo, e con il suono buono - quindi un qualcosa che allora nella media era piuttosto raro, per non dire quasi del tutto inesistente. Fossimo stati nel 1985 o 86 questa versione degli Impact avrebbe provocato sotto il palco mischie disumane. Ma siamo nel 2018, e la gente non è abituata ai suoni "storti". L'hardcore punk italiano degli 80 era mediamente storto, magnificamente storto, ed è forse questo che gli ha procurato la fama che ha avuto. Oggi quel suono è alieno esattamente come lo era allora: la gente è assuefatta a suoni squadrati ("Fate i Nabat!"), e il pubblico del Newroz ci mette qualcosa tipo dieci minuti o più a capire cosa sta succedendo sul palco. Non mi dilungo sulla scaletta, costituta dal repertorio classico del gruppo (ok, Solo Odio, ma anche il pezzo loro che preferisco, Processo Di Vita).
Se suonano dalle vostre parti non ve li perdete, non potete perderveli.


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