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Visualizzazione post con etichetta Blues. Mostra tutti i post
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giovedì 6 giugno 2019

Walking in the shadow of the blues II- venerdì 7 giugno ore 20.30 garageradio.eu

Chris Welch (Melody Maker, Kerrang!):

Quando le band del British R&B iniziarono ad apparire, tipo gli Yardbirds, per esempio, suonavano in modo molto agitato, R&B in un certo senso, ma molto veloce e quasi isterico, molto eccitante ma è come se mancasse di profondità e potenza, così è quando i gruppi gradualmente impararono a rallentare, a usare più il basso, che questi modi di suonare cambiarono completamente il sound... credo che allora le band iniziarono a diventare più pesanti. (Metal Evolution, Banger Films)

Le radici del rock, ma anche dell'heavy rock stanno lì. Se il British Blues Boom non ci fosse stato forse Robert Johnson, Muddy Waters, Howling Wolf, Skip James, Willie Dixon sarebbero rimasti un fenomeno unicamente americano. Nel revival blues inglese trovarono nuova vita, e i gruppi inglesi riesportarono questa influenza negli USA, in un certo modo.

FERA si avvia verso il finale di stagione, e come è ormai tradizione, blues e dintorni, ricordando quel che fu Pistoia Blues negli anni 80 - ma per fortuna il 22 giugno c'è Bluesacco 2019, con Tolo Marton. L'anno scorso gli Animals (con ben poco di quelli originali) offrirono uno state of the art R&B show, speriamo bene anche per quest'anno.




sabato 20 ottobre 2018

Dal Brit Blues Boom a NWOBHM e dintorni - venerdì 26 ottobre ore 20.30 garageradio.it

Il 3 luglio a Ponsacco (PI) hanno suonato gli Animals, o meglio, quelli che ad oggi tengono vivo il monicker, uno di quelli storici della british invasion. Nella band l'unico componente originale è John Steel alla batteria, altro membro storico è Mick Gallagher alle tastiere, ma il tutto è tenuto insieme da Danny Handley, eccellente chitarra e voce, ottimo frontman. Aveva presentato il gruppo dicendo "We're the Animals and we're a Rhytm And Blues band". Né più né meno.
Certo non erano mancate le hit storiche, da House Of The Rising Sun a We gotta get out of this place, ma la loro prova (un entusiasmante concerto R&B) si era snodata su standard classici , da I put a spell on you di Screamin Jay Hawkins a Sweet Home Chicago. Passando per Can I Get A Witness.
Ian Gilllan, 1967
Can I Get A Witness ce l'ho in testa fatta dai Nine Below Zero, ma chissà se qualcuno se la ricorda in  Sole Agency And Representation, unica incisione pubblicata The Javelins (per i buoni uffici di Ian Gillan) nel 1994 e poi riproposta come Raving with Ian Gillan & The Javelins nel 2000 dalla Purple Records.
The Javelins erano stati il gruppo di Gillan ai tempi del brit blues e della swinging London. Non erano mai arrivati ad incidere, all'epoca. Can I Get A Witness ricomparirà in Who Cares di Ian Gillan & Tony Iommi nel 2012. I Javelins avevano in repertorio anche Love Potion n°9 , sfornata da The Searchers nel 1963. Ovvero esattamente la cover a cui MCA affidò il rilancio dei Tygers Of Pan Tang nel periodo Deverril-Sykes, facendogli ritrovare le chart che il gruppo non aveva più visto dopo Wild Cat.
Ma lo stesso Gillan (il monicker) è legato a doppio filo con le vicende dalla NWOBHM e quindi del periodo più classico dell'heavy metal, che all'incirca coincide con l'arco della sua esistenza (1978-82), repertorio in parte rievocato Gillan's Inn (2006) e poi riprosto da Live in Anheim (2008), inciso da un concerto alla House Of Blues tenutosi nel 2006. E a sessantuno anni suonati l'uomo dai "legendary shrieks" se la cavava così...




Del debito col blues della NWOBHM ho già parlato in passato (ormai tre anni fa, qua ) e chiaccherandone col bluesman ufficiale di Garage Radio mi sono reso conto che questi rapporti tra blues e heavy metal sono del tutto ignoti, dal suo lato...


venerdì 25 maggio 2018

ALL'ORIGINE DEL TUONO - Venerdì 25 maggio ore 20.30 garageradio.it

La RAI ha moltissimo materiale in archivio su rock, hard rock, metal e dintorni (ogni tanto qualcosa appare su RAI 5), ma non può competere per ovvie ragioni con la BBC.
Sono capitato su questo documentario BBC che dalla NWOBHM guarda all'indietro, verso l'origine dei suoni dell'heavy rock, universalmente collocata all'interno del british blues boom e del suo contorno. Il documentario sorvola su un paio di nomi cardine nella transizione dall'hard rock dei primissimi 70 agli Iron Maiden, ovvero Thin Lizzy e UFO, ma per il resto è una bella passeggiata indietro nel tempo, da quando il rock blues iniziò ad essere pesantemente elettrificato al grande hard rock tra fine 60 e primissimi 70. E' l'occasione per una scaletta a cavallo tra quei due decenni, che segua il filo di imponenti suoni di chitarra distorta.




domenica 11 giugno 2017

Un'ora con Giancarlo Trombetti - Venerdì 16 giugno, ore 20.30 www.garageradio.eu

Giancarlo è una vecchia conoscenza, come forse qualcuno saprà.
Personalmente gli ho sempre invidiato le estati londinesi "when the dam began to burst" (o giù di lì): in tanti hanno parlato di NWOBHM, in Italia, ne hanno scritto, hanno pure pubblicato libri. E nessuno di loro era stato là, in quegli anni, a parlare coi protagonisti di quella stagione - e con qualche gigante dell'hard rock dei settanta. Lui sì, e il suo nome non è su nessun libro.
Quel che non gli ho mai invidiato invece è stato il lavoro di redazione: molto più semplice fare il collaboratore, andargli a portare gli articoli a Viareggio e sentire i suoi racconti di quelle storie, di quei concerti, del Marquee, di Reading 80, di Castle Donington. Il fondatore di Metal Shock (poi professionista in Video Music e in radio) ha sempre avuto idee molto precise sulla stampa musicale, e quando dico "sempre" lo dico seriamente. La critica zappiana alla stampa musicale l'ha ripetuta all'infinito, agli allora ragazzini che aveva preso come collaboratori. La critica alla recensionite cronica dell'orticello italiano era anche quella una costante. Perché suppliva al fatto che gli scriventi parlavano di cose che non avevano vissuto, di cui non erano stati testimoni.
Se ha ritenuto futile "scrivere di musica", però è sempre stato ben capace di "raccontare il rock", trasmettendone l'epos, e forse più a parole che con la macchina da scrivere o col PC.

Detto questo, in trasmissione passeggeremo tra blues elettrificato e rock (heavy e non). Garageradio ha ormai un vero esperto, in materia, e questa è solo una benevola invasione di campo, per mantenere una piccola tradizione e ricordare anche quello che Pistoia Blues fu negli anni ottanta.



sabato 25 giugno 2016

Summertime Blues - FERA di fine stagione, venerdì 24 giugno ore 19 www.garageradio.it

"Il contributo di Rory Gallagher all'evoluzione del rock-blues è stato straordinario. Nel corso della sua trentennale carriera , il chitarrista, cantante e compositore irlandese  ha portato nel genere una passione e un'integratità ineguagliabili. Differentemente da suoi contemporanei che hanno percorso la strada del blues-pop, Gallagher non ha mai annacquato il proprio sound" (preso da qua)

Annacquare il proprio sound. In pochi non lo hanno fatto (e non solo nel blues e nel rock blues).Ci sono stati fior di chitarristi blues che discograficamente nascevano annacquati (vedi Jeff Healey, e possiamo pure dirlo tranquillamente di Joe Bonamassa). Per questo forse l'ultimo chitarrista blues bianco veramente leggendario (e poco riconosciuto) è stato John Campbell, un'altro che quanto a integrità non scherzava neanche un po'.



(Certo che sentito dire da lui, suonare blues con una national steel guitar è una scemenza: you've got to pop, slap and slide, che ci vuole?)

E' estate, e quindi arriva il tempo di Pistoia Blues. A questo giro, incredibile, offre una serata abbastanza in linea con la sua vecchia e gloriosa storia : Brian Auger e Alex Ligertwood, Lucky Peterson e per finire il James Taylor Quartet. Il solito cantuccio è riservato ad una' Italian Blues Night.  Ma del resto Johnny Winter è morto, BB King è morto, etc.(ma i Savoy Brown sono ancora in giro, grazie Davide per avermeli ricordati).

E così, con un'ora di blues e rock blues, si chiude la stagione 2015-2016 di Friday Extreme Rock Adventures. Per me è stata una stagione interessante, e non posso che ringraziare tutti gli ospiti che l'hanno resa tale: Antonio Cecchi, Don Diego, Andrea Signorelli, Dezo, Roby Vitari, Giangiacomo De Stefano, Mike Alvord, Francesco "Monta" Montanari e, last but not least, Riki Signorini, di casa a FERA, indispensabile nel ricostruire un po' di storia dei concerti al Victor Charlie.(a cui ha contribuito, come spesso accade, Stefano Cantini, alias "il Palmizio", sempre assente e nell'ombra).
Ovviamente ringrazio anche tutti coloro che si sono spinti su queste pagine, perlopiù attirati dall'hc, e particolarmente lo sparutissimo gruppetto di metallari che lo ha fatto (più vecchi o più avanti degli altri? :) ).

Per radio ci risentiremo a settembre e, chi l'avrebbe mai detto, ci sono  già materiale pronto e accordi presi: per dare qualche nuovo piccolo contributo alla storia dell'hc in Italia (e non solo), per parlare di rock e fumetto con uno dei protagonisti della materia, e via dicendo.

PS: Ovviamente, durante l'estate, sul blog comparirà qualche live report, proprio come l'anno scorso.

mercoledì 8 luglio 2015

C'era una volta il blues (a Pistoia)... - fine stagione FERA 2014-2015, ore 21 Venerdì 10 Luglio www.garageradio.it

La fine stagione riguarda il programma radio, non escludo altri post, specialmente per quel che riguarda i live report. Le trasmissioni riprenderanno a settembre.
Detto ciò, entriamo nel tema....



Cos'è che accomunava, a metà anni 80, i fan del rock classico, e diversi metallari e punk?
In piazza del duomo a Pistoia si potevano incrociare alcune mohicane e metal heads che avevano lasciato la maglietta dei Judas Priest o dei Metallica per mettersene una di Johnny Winter o di Steve Ray Vaughan. E c'erano gli hippy, venuti fuori da chissà quali nascondigli o comuni montane.
Le vie d'accesso a piazza Duomo si trasformavano in un mercatino con la più vasta offerta di accessori da fumo, su cui aleggiava un odore forte e caratteristico, una miscela di fumo di joint, incenso, sangria, birra e puzza di sudore e deiezioni.
Nell'84, Rory Gallagher, e Jimmy Page in una jam con John Hiseman e Dick Heckstall Smith dei Colosseum e Ginger Baker dei Cream. Nell'85 B.B. King, nell'86 John Mayall, nell'87 di nuovo B.B. King, e Albert Collins. E poi Buddy Guy, John Lee Hooker, i Canned Heat, Johnny Winter... A Pistoia sono passati tutti o quasi i nomi che hanno fatto la storia del blues e del rock blues.
Rimpiango ancora di non aver visto Rory Gallagher nell'84....



Ho un ricordo preciso di Johnny Winter all'edizione del 1988. A causa della pioggia l'inizio del suo set, che era l'ultimo della serata, era slittato in avanti. Appena la pioggia cala di intensità, arriva sul palco, in nero, con uno stetson nero in testa;: la sua formazione è un trio, e lui inizia il concerto con un lungo assolo. La piazza del Duomo, come al solito, è interamente coperta di gente seduta per terra, rivolta verso il palco. A causa della tarda ora, sono quasi tutti semi addormentati. L'albino finisce il suo assolo, annuncia quasi a bassa voce "Rock Me Baby", e dopo un'introduzione su un riff ultraamplificato attacca urlando . Tutti quelli seduti nella piazza sobbalzano vistosamente all'unisono, svegliandosi, con un curioso effetto onda. E Winter prosegue il suo set di blues elettrico distorto e amplificatissimo. Io avevo un accredito stampa, un collega mi indicò un paio di tipi che seguivano il concerto con le mani sulle orecchie. "Giornalisti jazz", mi disse.

Pistoia Blues 99 è forse stata l'edizione di sperimenzazione di festival non blues (con Linton Kwesi Johnson, Patty Smith e Deep Purple)- andai a vedere i Deep Purple, l'atmosfera era decisamente nostalgica, Gillan arrivò sul palco e accennarono "The boys are back in town". Da allora, una progressiva diluizione del carattere blues della manifestazione. Quest'anno, il blues è confinato in una non meglio caratterizzata "Italian Blues Night". E' così difficile mettere insieme una serata blues di livello internazionale, di questi tempi? Stando a questo video, sembrerebbe di no...




La scaletta: l'atmosfera sonora di Pistoia Blues, quelle che era in passato e che dovrebbe essere tutt'ora - ci sarà anche Lighting Hopkins, che essendo morto nell'82 a Pistoia non c'è mai stato. Il patriarca del blues texano non è mai stato molto considerato dalle nostre parti, e a torto (per l'ultimo leggendario chitarrista blues bianco della storia, cioè John Campbell,  l'uomo era stato la luce del mondo o giù di lì)


venerdì 27 febbraio 2015

Rollins Band 1.0 e Blues Legacy III . Venerdì 27 febbraio ore 21 www.garageradio.it

Ma quanto era enorme la Rollins Band prima versione nell'89-92 (gli yankee direbbero: huge!).
A parte Henry Rollins, c'erano Chris Haskett, chitarrista eccezionale, Andrew Weiss, bassista straordinario, e un fior di batterista come Sim Cain. Dal vivo era cruciale l'apporto del quinto uomo, Theo Van Rock, il tecnico del suono, immortalato all'inizio del video di "Tearing" (faccio notare che la versione è diversa da quella apparsa su "The end of silence", e diverso è l'assolo di Haskett).
L'incredibile energia che Rollins sapeva sprigionare dal vivo è ben testimoniata da questo video (i brani, nell'ordine, sono "Do it" e "Burnt beyond recognition")


Inserisco questo filmato, invece di uno dei tanti altri di miglior qualità reperibili su youtube, perché quella sera nella bolgia sotto il palco c'ero anche io e quando parlo delle loro eccezionali performance live lo faccio con diretta cognizione di causa. Il Macchia Nera non riuscì a contenere tutti quelli che erano venuti al concerto e la Rollins Band corcordò un secondo gig non programmato, per la sera del giorno dopo mi pare- questo tanto per dire quale fosse la loro attitudine . Girò la voce che qualcuno dopo il concerto avesse fregato i pantaloncini neri del buon Henry. Sul muro di uno dei cessi del CSA qualcuno scrisse "Rollins è TROPPO per il Macchia Nera!".

Rollins fa parte della scaletta di venerdì sera in materia di eredità del blues. A questo giro mi concentro sul punk e sul rock alternativo...

mercoledì 11 febbraio 2015

Blues Legacy Capitolo II - Venerdì 13 Febbraio ore 21 www.garageradio.it

Alla fine, tutto risulta collegato. Nel precedente post ho inserito la scena di Seattle degli anni 80 in una generale tendenza al recupero del passato in atto in quegli anni. Iin realtà non è che sia una bizzarra teoria del sottoscritto, ma è anche l'idea di almeno uno dei protagonisti di quella scena (Jack Endino, che vede quel sound come una prosecuzione dell'hard rock dei '70, che incorporava influenze garage dei '60 e punk di fine '70-primi '80).
E  infatti nella seconda metà degli anni ottanta tra l'altro inizia un rinnovata attenzione verso il blues.  Jimmy Page, dopo essersi tenuto fondamentalmente a distanza dalla trascurabile riunione degli Yardbirds (Box of frogs) se ne esce con un gran disco, Outrider (1988), con ben poche concessioni al rock da classifica e nessuna traccia di pop (la deriva pop è stata la cifra di quasi tutti i gruppi "storici" nei primi anni 80, basta pensare a quanto fatto dai reduci del prog).
Rory Gallagher si lascia alle spalle l'approccio più hard rock di fine 70- inizio 80 per tornare a un pieno equilibrio tra rock e blues (Defender, 1987).
Gary Moore si butta a recuperare il blues (Still got the blues, 1990) a modo suo, abbastanza radio friendly . Ma mai radiofonico quanto  Jeff Healey (See the Light, 1988), che godette di una massiccia rotazione su MTV.
Nasce a nuova vita John Lee Hooker, che grazie a una serie di collaborazioni mette a segno almeno un album assolutamente memorabile (The Healer, 1989).
I Masters Of Reality  debuttano nell'88 con un album omonimo intriso di blues - Chris Goss, il loro leader, raggiungerà una certa fama nel decennio successivo grazie alla sua partecipazione nella scena di Palm Desert.
Gli oggi praticamente dimenticati Raging Slab debuttano su major (RCA) nel 1989 proponendo invariato il loro southern rock appesantito ma costruito su blues e slide guitar.

C'è pure chi, annusando l'aria, decide di provare a cavalcare il trend.
E' il caso di Jake E. Lee che, licenziato da Ozzy Osbourne (anzi, da sua moglie), recupera Ray Gillen (defenestrato dai Black Sabbath in piena crisi di identità) per  mettere su i Badlands: escono con un LP omonimo nel 1989 e la cosa, grazie ai suoi tentativi di clonazione del sound dei Led Zeppelin, provocherà un certo chiaccericcio su una improbabile "rinascita dell'hard rock blues" . Ma Jake E. Lee riusciva ad essere solo piattamente scolastico, anche quando impugnava una National Steel Guitar.
Diversa la vicenda di un'altro animale da classifica, John Sykes (ai tempi dei Tygers Of Pan Tang aveva dichiarato "Farei qualsiasi cosa per il primo posto in classifica o per essere a Top of The Pops"). Si ritrova nel supergruppo Blue Murder, e il singolo dell'omonimo album di debutto (1989) è decisamente bluesy ("Jelly Roll"), per quanto accompagnato da un video esattamente in linea con le vette del kitsch (e del ridicolo) raggiunte dagli Whitesnake nell'87 (quando c'era lui alla chitarra).


In area punk i Gun Club all'inizio del decenio avevano mescolato punk e blues, e poco dopo due ex Big Boys (gruppo hc) avevano seguito il loro esempio fondando i Poison 13; più avanti nel tempo gli ex Dicks diventano i Sister Double Happiness (il loro primo e monimo album è del 1988).
Ma sopratutto un'icona del punk e dell'hc americano come Glen Danzig cambia formula e tira fuori un mix di hard rock, blues, metal e atmosfere gotiche con la sua nuova creatura, Danzig, che debutta nel 1988 su Def Jam, prodotta di Rick Rubin. Le influenze blues, ben evidenti nell'album di debutto, diventeranno eclatanti in Lucifuge (1990). Quanto alla Rollins Band.... ne parleremo diffusamente in futuro.

Quindi nei primi anni novanta sono in molti a volersi confrontare col blues e suoi classici. E a questo proposito voglio portare alla vostra attenzione l'incredibile quantità di hype che costruisce la figura di Ben Harper. Io l'ho visto dal vivo non mi ricordo quando in quel decennio e non mi disse gran che, anzi quando si buttò in una sua versione di "Voodo child" pensai che avrebbe fatto meglio ad evitare: per affrontare certe cose devi possedere una buona dose di fuoco sacro - se ne sei sprovvisto, meglio desistere...
Considerazioni applicabili pari pari alla sua cover (piuttosto molle) di "When the levee breaks", e questo nonostante la mia immensa stima per Charlie Musselwhite.




Questa invece è l'incredibile versione di un grande, scomparso troppo precocemente:



Del resto, John Campbell (1952-1993) aveva una vocazione letteralmente leggendaria.
Questa intervista fu fatta e trasmessa da MTV Italia. Avevano mandato a intervistare Campbell un tipo che aveva una preparazione in materia di blues del tutto paragonabile alla mia in materia di musica indiana tradizionale.
Infatti l'intervistatore gli dice "Che chitarra splendida! Non ho mai visto niente del genere in vita mia" (cioè, non sa che esistono le National Steel Guitar, non ne ha mai vista una prima e sta intervistando uno dei più grandi bluesman bianchi viventi - impagabile). Ma questa non è una National Steel Guitar qualsiasi. E John Campbell racconta la sua storia...

Ecco la traduzione:
"Si questa chitarra ha una storia. Questa è una National Steel Guitar fatta nel 1934 . Il grande Lighting Hopkins ha suonato proprio questa chitarra. Doc John mi ha raccontato di aver visto questa chitarra a Houston, Texas, nel negozio dove l'ho presa. I musicisti blues si radunavano in strada e se la passavano suonandola a turno.. Io stavo andando a prendere una chitarra fatta su misura per me, quindi presi un'altra chitarra. Ma avevo visto questa in un angolo.Ho guidato fino a casa mia, centosessanta miglia, in campagna, ma durante tutta la strada pensavo a quella vecchia chitarra. Arrivai a casa e sai, pensai di aver fatto uno sbaglio, pensai di aver preso la chitarra sbagliata. Ebbene il giorno dopo tornai indietro, mi raccontarono la storia di Lightingh Hopkins e di questa chitarra e la presi."


martedì 13 gennaio 2015

Blues legacy, capitolo I - Venerdì 16 gennaio www.garageradio.it

E' voce comune che heavy metal inglese (tra fine anni settanta e inizio ottanta) e hardcore punk abbiano tagliato il cordone ombelicale con le radici blues dell'heavy rock.
Lo dice e lo ripete Scott Ian, l'ultima persona che avrei visto a fare show spoken word, e invece...
La tesi, per quel che riguarda l'hardcore punk, è sposata da "American hardcore" (il film).
Come tutte le generalizzazioni anche queste hanno basi fragili, e nelle prossime trasmissioni, con la musica, le confuteremo, tra le altre cose....
In breve, negli anni 80 più che di radici si può parlare di eredità del blues, che vedremo riaffiorare nei contesti più diversi, sia in area metal che in area punk e hardcore.
Per esempio, diamo un'occhiata alla locandina di Reading 1980. Gli headliners erano Rory Gallagher, gli UFO e gli Whitesnake, 80.000 i biglietti venduti. E' passato alla storia come il debutto a un grande festival della New Wave Of British Heavy Metal:

 
Ci furono diverse sostituzioni dell'ultimo minuto: Ozzy Osbourne non si fece vedere, idem dicasi per Gary Moore , invece spuntarone gli Slade e gli Angelwitch. Osservate comunque la scaletta del primo giorno. Gillan, Krokus (ai tempi andavano forte in UK, basta vedere le classifiche hard rock/metal dell'epoca), Praying Mantis; e di seguito 9 Below Zero e Rory Gallagher..
Ora, Reading 1980 tra le altre cose spicca nelle cronache per la "calorosa" accoglienza riservata il terzo giorno ai Def Leppard (una grandinata di lattine da una pinta), accusati di essersi svenduti. Joe Elliot, voce dei DL, ha precisato che la stampa ha esagerato in quanto il lancio di lattine era una cosa del tutto generalizzata. Queste due foto rendono l'idea quanto basta





Comunque uno che c'era mi raccontò di aver visto Rory Gallagher arrivare sul palco da solo con una chitarra acustica davanti a questa folla inquieta di metal heads e bikers lanciatori di lattine, annunciare col suo strascicato accento irlandese "Out on the western plain" e... lasciare il pubblico stregato, immobile, a bocca aperta.
Occorre dire che comunque 9 Below Zero, pupilli di Alexis Korner, definiti da alcuni la più grande pub band dell'epoca, quando suonavano al Marquee si ritrovavano tra il pubblico una buona parte di quelli che nello stesso club erano o sarebbero andati a vedere gli Iron Maiden.
E a proposito della vergine di ferro, eccola lì schierata nel secondo giorno assieme a UFO e Samson, ma anche con  un act rock blues  come quello di Pat Trevers (che nell'80 però ha preso come tanti altri una strada più commerciale).
Nel terzo giorno a differenza dei massacrati Def Leppard i Tygers Of Pan Tang vennero bene accolti. Eccoli nella foto del press kit MCA per "Wild Cat".

La foto include un John Sykes che in realtà non aveva partecipato all'incisione dell'album, ma che era con loro sul palco in questa occasione.
Infine troviamo gli Whitesnake, che l'anno prima avevano nel loro "Love Hunter"  un brano come "Walking in the shadow of the blues"; nel 1980 erano usciti con "Ready and willing", che si manteneva esattamente sulle stesse coordinate (la band era ancora lontana dal diventare la parodia kitch di sé stessa del 1987, proprio con Sykes alla chitarra).
Insomma, il cordone ombelicale col blues non era stato affatto reciso....

Le foto di Reading 80 vengono da www.ukrockfestivals.com


giovedì 4 dicembre 2014

Blues roots, capitolo II - Venerdì 4 dicembre www.garageradio.it

Arriviamo al secondo capitolo delle radici blues di heavy rock (e punk) , centrato sugli anni 70.
Il mio primo redattore capo, Giancarlo Trombetti, ha sempre avuto il pallino di questa tesi (l'hard rock come figlio del blues elettrico). Tesi che non aveva cittadinanza nella stampa italiana tra gli anni 70 e 80 (nella sfera anglosassone era considerato un dato di fatto del tutto scontato), e quindi onore al merito (i Nine Below Zero li ho scoperti grazie a lui che li aveva visti live nelle sue estati londinesi dei primi 80).
Alla sua ideale linea genealogica mancavano un paio di pezzi (Stooges e MC5) ma qui entrano in campo i gusti personali (io del resto non mi sono mai avvicinato a Frank Zappa di cui lui è sempre stato un fan terminale).

A supporto della puntata di oggi, tre video di band nella scaletta.


"Motor City is burning" parla dei tumulti del 67 a Detroit , e il testo ovviamente si schiera dalla parte degli insorti.

I video seguenti sono presi una decina di anni dopo al Cal Jam II, 1978, 350.000 persone che assistono al concerto.

Qua il Motor City Madman all'opera:



E qua i toxic twins al lavoro: